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 2026  gennaio 09 Venerdì calendario

Sicurezza, la relazione di Nordio: nel 2025 si riducono carcere e arresti domiciliari

Nel 2025 in Italia c’è stata una riduzione significativa delle misure cautelari rispetto al 2024, soprattutto quelle che riguardano il carcere e gli arresti domiciliari. Inoltre nel 90% dei casi le sentenze sono state di condanna dopo la disposizione di una misura cautelare. A certificarlo è la relazione annuale del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, inviata nei giorni scorsi al Parlamento relativa al 2025 che solleva perplessità sulla linea securitaria del governo di destra di Giorgia Meloni.
Secondo le 71 pagine di numeri e tabelle, che Il Fatto pubblica in anteprima, nei primi dieci mesi del 2025 le misure cautelari sono state 51.703 rispetto alle 94.168 del 2024 che avevano certificato un aumento rispetto alla media delle 81.700 nel triennio 2020-2023. In teoria si tratterebbe di una riduzione sostanziale (-43 mila, circa il 46% in meno), ma in realtà i dati sono incompleti sia perché, rispetto agli anni precedenti, arrivano al 31 ottobre, ma anche perché il tasso di risposta degli uffici giudiziari si è ridotto sostanzialmente al 57% rispetto all’89% del 2024 e l’80% del 2023. A ogni modo il ministero della Giustizia fa sapere che, in valore relativo, i dati possono essere considerati “statisticamente robusti” e Via Arenula certifica, nelle conclusioni, una “probabile significativa diminuzione del numero delle misure emesse rispetto al 2024”.
Secondo la relazione firmata dal ministro della Giustizia Nordio, la riduzione delle misure cautelari ha riguardato soprattutto gli arresti domiciliari senza braccialetto elettronico (13,8% rispetto alle 15,6% del 2024) e la custodia cautelare in carcere (28,3% contro le 28,9% di un anno fa). Una misura cautelare su tre resta quella carceraria, una su quattro riguarda gli arresti domiciliari. Entrambe costituiscono circa il 55% delle misure cautelari. Se il documento di Via Arenula fa sapere che “il ricorso alla misura carceraria appare decrescente”, aumentano invece quelle relative al divieto di avvicinamento, agli arresti domiciliari con braccialetto anche se solo il 18% delle misure viene applicato con un controllo elettronico. Solo sei casi, invece, riguardano le detenute madri previste dal decreto Sicurezza per combattere il fenomeno delle borseggiatrici che però, specifica il ministero, viene considerato “numericamente nullo nel corso dei vari anni”. La relazione fa una fotografia anche della distribuzione geografica delle misure che appare simile agli anni precedenti: il 40,1% al Nord, 24% al Centro, 24,9% al Sud e l’11% nelle isole.
Il documento annuale del ministero fa sapere che i procedimenti in cui viene applicata una misura cautelare coercitiva sembrerebbero “avere tempi di definizione molto ridotti” perché “già sussistono gravi indizi di colpevolezza a carico della persona”: nel 2025, come nel 2024, sulle 19 mila misure coercitive nell’84% dei casi i procedimenti sono arrivati a sentenza nello stesso anno e nel 18,6% per procedimenti iscritti nello stesso anno. Inoltre nel 75% dei casi totali si è arrivati a una condanna senza sospensione della pena e il 15% con sospensione: dunque “in circa il 90% dei casi la modalità definitoria di un generico procedimento definito ove è stata emessa una qualche misura cautelare coercitiva è la condanna, mentre nel restante 10% circa si è avuta un’assoluzione o un proscioglimento a vario titolo”.
La seconda parte della relazione si concentra anche sui casi di ingiusta detenzione. I dati in valore assoluto restano stabili, intorno ai 1.200, con i distretti che ne hanno di più a Napoli, Reggio Calabria, Catanzaro e Roma. La spesa dei risarcimenti relativa al 2024 è di 26,9 milioni per un totale di 552 ordinanze. Dal 2018 al 2024, la media era stata di 700 ordinanze e 31,5 milioni spesi ogni anno. Per il 2025, invece, c’è uno scontro in atto col ministero dell’Economia sulla comunicazione dei dati: quando è stata scritta la relazione “non era ancora pervenuto il riscontro da parte del Mef alla richiesta dei dati sulle ordinanze del 2025 di pagamento per l’ingiusta detenzione subita e ai relativi importi corrisposti”.
Negli ultimi dieci mesi sono stati avviati solo tre procedimenti disciplinari, di cui uno di Nordio.
Dati che non convincono il deputato di FI Enrico Costa, che nel 2015 aveva ottenuto la relazione con un emendamento: quest’ultimo parla di “totale insensibilità all’argomento” da parte dei capi degli uffici giudiziari che non hanno risposto al ministero e che dovrebbero essere “sanzionati disciplinarmente”. A proposito della definizione veloce dei procedimenti, Costa aggiunge che si tratta di dati “fuorvianti” perché gli unici “che si definiscono nello stesso anno della misura cautelare sono quelli che si concludono con un patteggiamento”.