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 2026  gennaio 09 Venerdì calendario

Paz il murale conteso

Giugno 1984, piazza del Popolo a Cesena: Andrea Pazienza sale su un’impalcatura e in un paio di giorni affresca un grande pannello col suo teppista metropolitano preferito, Zanardi, in groppa a un cavallo. È un happening cittadino commissionato e pagato dal Comune per coprire il cantiere del restauro della Fontana Masini, solo che pochi mesi dopo, quando viene smontato tutto, gli operai non ci fanno caso e l’opera viene letteralmente fatta a pezzi e abbandonata in un angolo. Passa una donna – la madre di un ragazzo 19enne appassionato di Paz – che chiede loro che fine faranno quei miseri resti e, davanti alla prospettiva che finiscano in discarica, se li fa portare a casa. A distanza di anni l’opera, parzialmente ricomposta, ricomparirà in diverse mostre a Bologna, Torino, Napoli, Milano, Roma, fino a quella attualmente in corso al Maxxi all’Aquila. A fornirla ai musei, dopo averla rimessa insieme e restaurata, è Riccardo Pieri, il figlio della donna che quel giorno si era informata sulla sorte dello Zanardi equestre.
Ma a chi appartiene il dipinto in acrilico firmato Paz per cui, quarantadue anni fa, il Comune di Cesena sborsò un milione di vecchie lire prima di vederselo sparire sotto gli occhi dalla piazza principale della città? Della vicenda si è interessato anche il Nucleo di tutela del patrimonio culturale dei carabinieri, che ha escluso l’appropriazione indebita. Indagine archiviata. Resta invece da chiarire fino in fondo la questione della proprietà: Sauro Turroni, l’ex parlamentare dei Verdi che all’epoca, da funzionario del Comune, coinvolse personalmente Andrea Pazienza nel progetto, sostiene che «quella è un’opera pagata dal pubblico che deve tornare al pubblico. La prima volta che mi sono accorto della sua esistenza, dopo che sembrava essere andata perduta, è stato alla fine degli anni Novanta: in una mostra a Roma c’erano ancora pezzi di cielo con nuvole e poi, nel 2006, è riapparsa nell’assemblaggio attuale mutilato». Fu proprio Turroni, che all’epoca frequentava il corso tenuto da Paz e altri fumettisti a Bologna, a convincerlo a partecipare all’affresco dei pannelli a Cesena (c’erano anche Bertotti e Carpinteri, ndr): «Andai a casa sua, c’era anche Guccini, Andrea tirò fuori un grande foglio di acetato sul quale c’era un personaggio che beveva da una sorta di cornucopia». La vasca sottostante venne aggiunta subito dopo e l’idea di metterci la testa di Zanardi fu dello stesso Turroni. La successiva distruzione dell’opera e il fatto che non sia più nella disponibilità del Comune continuano ad agitarlo: «Credo che l’amministrazione abbia il dovere di mettere in atto tutte le azioni necessarie per ritornare in possesso di un bene che, seppure così mutilato, le appartiene, per renderlo visibile e fruibile per i suoi cittadini».
L’attuale assessore alla Cultura di Cesena Camillo Acerbi, da parte sua, ha già in mente la possibile collocazione di Zanardi, sempre che sia riconosciuta la proprietà in capo al Comune: «Stiamo restaurando la pinacoteca, potrebbe trovare posto lì. Altrimenti si può pensare a un prestito temporaneo per farlo vedere alla cittadinanza: è stato preso con soldi pubblici, è giusto che sia mostrato a tutti». Tenendo comunque conto che chi l’ha riassemblato «ha fatto un’opera meritoria per cui abbiamo grande rispetto».
E qui entra in campo l’altro protagonista di questa storia, il commercialista cesenate Riccardo Pieri: «L’opera di Pazienza era stata smontata e rotta in mille pezzi – racconta -. Mia mamma ha chiesto se poteva portarsela a casa e io l’ho fatta restaurare, un decoratore ha ripreso le parti colorate. Nel 1996 il fratello di Andrea, Michele Pazienza, mi ha chiesto di prestarla per una mostra antologica. Da allora è stata esposta altre cinque volte». Dice che una cosa abbandonata «è di chi la trova»: «L’ho salvata perché sono devoto all’artista, non ho scopi di lucro, se non fossi intervenuto io Zanardi equestre sarebbe stato buttato via. È stato esposto in tutte le occasioni e prestato a tutte le mostre che l’hanno richiesto». Eppure un dubbio resta: a pagare, nell’ormai lontano 1984, è stato comunque il Comune, con soldi pubblici. E, mostre a parte, Zanardi equestre si trova nella casa di un privato.