repubblica.it, 8 gennaio 2026
Aerei, si può inquinare meno senza ridurre i voli. Lo studio: "Addio alle classi premium"
C’è un modo efficace – senza per forza dover ridurre il numero dei voli aerei – per diminuire sia le emissioni dell’aviazione sia la “flygskam”, la vergogna di volare legata all’inquinamento nei cieli. Lo certifica un nuovo studio pubblicato su Nature Communications Earth & Environment: per riuscirci, scrivono tra i vari passaggi i ricercatori, bisogna eliminare le classi “premium”, quelle intermedie fra economy e business e, anche quest’ultima, dovrebbe essere ripensata.
Da una decina d’anni il mondo si è accorto dell’impatto – sulla crisi del clima – delle emissioni dell’aviazione: i jet privati sono in assoluto i mezzi più nocivi ma anche i voli di linea commerciali hanno una responsabilità sulle emissioni climalteranti. A partire dal 2019 nel mondo sono anche nati diversi gruppi, come NoFly, per rimarcare e riunire le persone – in stile Greta Thunberg – che scelgono di non volare per evitare di inquinare e chiedono una maggiore riduzione degli impatti del settore sul clima. Ora il nuovo studio dell’Università di Oxford sostiene che le emissioni globali dell’aviazione potrebbero effettivamente essere ridotte anche del 50-75% se si seguissero tre specifiche strategie: la prima è l’utilizzo di aerei efficienti come consumo carburante, la seconda è “passare a configurazioni all-economy” e infine bisognerebbe aumentare il carico dei passeggeri su ogni volo.
Queste indicazioni nascono da dati relativi a oltre 27 milioni di voli commerciali del 2023 che hanno coperto 26mila coppie di città e quasi 3,5 miliardi di passeggeri. L’analisi di queste informazioni ha portato a comprendere che i voli poco efficienti producono quasi 30 volte la quantità di emissioni rispetto alle tratte più efficienti (900 grammi di CO2 a chilometro per passeggero pagante contro 30 grammi). La media globale delle emissioni per passeggero, per dare un dato di riferimento, è di 84,4 grammi di CO2 per chilometro.
“I nostri risultati mostrano chiaramente che una politica incentrata sull’efficienza potrebbe ridurre rapidamente le emissioni del settore aereo di oltre la metà, senza ridurre il numero di voli o attendere i carburanti futuri. Questi sono strumenti che possiamo utilizzare fin da subito” spiega Milan Klower del Dipartimento di Fisica di Oxford. Per esempio con un efficientamento dei mezzi che consumano poco si otterrebbe immediatamente una riduzione dell’11% di emissioni. Eliminando i posti della classe premium, in modo da trasportare più passeggeri in economy ed avere gli aerei sempre pieni, è un altro passaggio fondamentale. I posti in business e first class generano infatti emissioni fino a cinque volte superiori rispetto a quelle in economy, tanto che secondo gli esperti aumentare il numero di passeggeri fino alla configurazione massima dei posti a sedere per gli aeromobili più efficienti “ridurrebbe ulteriormente le emissioni dal 22% al 57%”. Viaggiare con voli sempre pieni (nel 2023 la media dei posti occupati era il 79%) “ridurrebbe poi ulteriormente le emissioni del 16%”.
Un altro autore dello studio, Stefan Gössling, sostiene che “le politiche basate sull’efficienza hanno un grande potenziale per ridurre le emissioni del settore aeronautico e possono essere nell’interesse economico delle compagnie aeree stesse. Ma la realtà è che molte compagnie aeree continuano a volare con aeromobili vecchi, con un basso tasso di occupazione dei passeggeri e con una quota crescente di posti a sedere in classe premium”. Informazioni, queste, che dovrebbero tenere presente sia le compagnie aeree sia aeroporti e infrastrutture dell’aviazione.
Dagli scarti di pomodoro il carburante per gli aerei
Ad oggi i voli più inquinanti secondo lo studio sono più comuni negli aeroporti degli Stati Uniti e dell’Australia, soprattutto quelli più piccoli, mentre Atlanta e New York sono considerati tra gli aeroporti con i voli meno efficienti in assoluto, quasi il 50% in meno rispetto ai migliori (Abu Dhabi e Madrid). Oltre alle raccomandazioni su come abbassare l’impatto dell’aviazione i ricercatori hanno infine rilevato anche come gli Usa siano responsabili praticamente di un quarto di tutte le emissioni del settore mentre se si osservano le emissioni su tratte specifiche una delle più efficienti in assoluto è risultata quella dall’aeroporto di Milano a Incheon (Seul) in Corea del Sud. La tratta peggiore va invece dalla Papua Nuova Guinea a Minneapolis (quasi 805 grammi di CO2 a chilometro per passeggero).