repubblica.it, 9 gennaio 2026
Berlino, bufera sul sindaco: è andato a giocare a tennis durante il peggiore blackout del dopoguerra
Dov’era il sindaco di Berlino, Kai Wegner, mentre decine di migliaia di concittadini precipitavano al freddo e al buio? Gliel’hanno chiesto in tanti: nelle ore successive al più grave blackout del dopoguerra, sabato scorso, il primo cittadino è sparito. L’attacco è avvenuto alle sei di mattina ai cavi della centrale di Lichterfelde e la prima reazione pubblica del politico cristianodemocratico è arrivata alle cinque del pomeriggio.
Mentre interi quartieri si spegnevano e le autorità locali evacuavano anziani e malati persino gli assessori non erano riusciti a raggiungerlo per ore. Poi la rivelazione: l’emittente locale RBB ha scoperto che all’ora di pranzo il sindaco si era concesso una partitella a tennis con la sua compagna. Apriti cielo. Sul sindaco sono piovute richieste di dimissioni dall’opposizione, ma persino il suo partner di governo, la Spd, ha espresso critiche esplicite. L’assessora all’economia, Franziska Giffey (Spd) ha ammesso di avere avuto “scarsa comprensione” per il comportamento di Wegner, che si è degnato di andare nei quartieri colpiti dal blackout soltanto il giorno dopo l’attacco.
Lui, ieri, ha scelto di rispondere così alla bufera che gli è piombata addosso: “Non c’è alcun motivo di chiedere scusa se si riesce a chiudere una crisi un giorno e mezzo prima”. II ripristino è arrivato mercoledì, le autorità avevano preconizzato giovedì: ma anche la lentezza dei lavori aveva già provocato polemiche. Wegner resta convinto che “il management della crisi ha funzionato. Abbiamo fatto un buon lavoro”. Ma a molti non basta. Lo Spiegel ha scritto un commento dal titolo esplicito: “Un sindaco che inganna i suoi cittadini si deve dimettere”.
Intanto è caos anche sugli autori dell’attentato. La prima rivendicazione apparsa su Indymedia e spedita ad alcuni media locali portava la firma di un gruppo di estrema sinistra, “Vulkangruppe”. Alla Bild fonti dell’intelligence avevano suggerito invece la pista russa, e lo stentato tedesco del comunicato aveva indotto qualcuno a tradurlo in russo. E secondo alcuni, suonava più pulito così.
A quel punto su Indymedia era apparsa una seconda lettera degli attentatori in cui respingevano sdegnati l’ipotesi di aver agito su regia del Cremlino. Ma qualche ora dopo sullo stesso sito è apparsa una terza comunicazione, firmata anch’essa “Vulkangruppe”, in cui si sosteneva che loro, il vero nucleo, non c’entrassero nulla. Che le loro azioni si fossero interrotte con l’annessione russa della Crimea e la guerra in Ucraina “per non essere strumentalizzati”.
Gli esperti si scervellano ora su varie ipotesi, e la più plausibile sembra essere quella più ovvia: esiste una prima generazione di attivisti che ha voluto prendere le distanze dall’attuale. “Vulkangruppe” ha cominciato le sue azioni di sabotaggio contro tralicci e altre infrastrutture nel 2011, è un movimento fluido di militanti e gli inquirenti in quindici anni non sono riusciti a identificarne neanche uno.