la Repubblica, 9 gennaio 2026
Ex Ilva, in arrivo 50 milioni nuovo ossigeno per l’acciaieria
Il governo prova a tenere in vita l’ex Ilva. Nelle more della trattativa in via esclusiva con il fondo statunitense Flacks Group, da Palazzo Chigi arriva un’altra iniezione di liquidità per garantire la continuità operativa degli impianti. Un emendamento del relatore Salvo Pogliese (FdI) prevede lo stanziamento di ulteriori 50 milioni nel caso in cui la cessione dell’azienda non avvenga prima del prossimo 30 gennaio. Il finanziamento, che dovrà ottenere l’ok di Bruxelles, è stato inserito nel decreto legge in discussione al Senato. Il provvedimento, con una dotazione iniziale di 108 milioni per il funzionamento e gli interventi sugli altiforni e di 20 milioni per i trattamenti di cig per il 2025-2026, sarà all’esame dell’aula la prossima settimana. Poi, passerà alla Camera per l’approvazione definitiva, che dovrà avvenire entro il 30 gennaio.
È l’ennesimo intervento statale a sostegno dell’acciaieria. Non è detto che sia l’ultimo. Se è vero, infatti, che i commissari di Acciaierie d’Italia e di Ilva in amministrazione straordinaria, d’intesa con il ministero delle Imprese, si sono dati quattro mesi per chiudere la trattativa con Flacks Group, al momento non c’è alcuna certezza. Se i tempi si allungassero, il governo sarebbe pronto a intervenire nuovamente, a meno di un diniego della Commissione europea. I finanziamenti erogati a più riprese, a cominciare dal prestito ponte di 320 milioni nel 2024, hanno dovuto superare l’esame di conformità alle norme comunitarie sugli aiuti di Stato. Ieri in commissione Industria del Senato è arrivato il via libera ad un emendamento che prevede lo slittamento di un anno, dal 2025-2027 al 2026-2028, delle annualità di impiego delle risorse per l’indotto. L’onere sul 2028 è di un milione di euro.
La trattativa con Flacks Group non sarà semplice. Il fondo statunitense ha presentato l’offerta simbolica di un euro per rilevare il complesso siderurgico, ma annuncia investimenti per 5 miliardi e di farsi carico di 8.500 degli attuali 10mila addetti. L’obiettivo è produrre 6 milioni di tonnellate l’anno a regime. Gli americani chiedono anche la presenza dello Stato al 40% della compagine societaria, almeno nella fase di avvio. Il piano industriale messo a punto dal ministero delle Imprese prevede la decarbonizzazione, con la realizzazione di tre forni elettrici e di quattro impianti di Dri. Gli aspetti da chiarire sono numerosi. Riguardano chi dovrà farsi carico dei costi della decarbonizzazione, l’approvvigionamento di gas, la tenuta occupazionale. Per questo i sindacati continuano a chiedere la convocazione di un tavolo a Palazzo Chigi e si preparano a nuove iniziative di lotta.