la Repubblica, 9 gennaio 2026
Il Concistoro di Leone: conservatori irritati sulla messa in latino
Leone XIV introduce la consultazione periodica dei cardinali. Al termine del Concistoro straordinario che si è svolto ieri e l’altroieri in Vaticano, il Papa ha preannunciato una nuova assemblea di porporati il 27 e 28 giugno prossimo, in prossimità della solennità dei santi Pietro e Paolo.
Segno di un cattolicesimo globale che deve comporre grandi differenze culturali (i cardinali attualmente sono 245 e sono presenti in tutti i continenti), e ideali (le divergenze tra conservatori e progressisti sono venute in superficie durante il pontificato di Bergoglio), un più diretto coinvolgimento del “Senato” del Papa nel governo della Chiesa era una delle richieste emerse trasversalmente nel corso delle riunioni che hanno preceduto il Conclave di maggio. Francesco aveva allargato le maglie del ministero pontificio affiancandosi un consiglio di nove cardinali provenienti da tutto il mondo, il cosiddetto C9, e spingendo sull’acceleratore delle assemblee sinodali, ma aveva anche uno stile di governo solitario. Leone, che fin dall’inizio ha detto di non essere un «condottiero solitario», dà ora seguito all’indicazione dei suoi elettori. Oltre a preannunciare un nuovo Concistoro di due giorni, il Pontefice nato a Chicago ha anche prospettato che nel lungo termine convocherà non già due Concistori di un paio di giorni ogni sei mesi ma un singolo Concistoro di tre o quattro giorni all’anno.
«Il Papa vuole essere collegiale – ha detto in conferenza stampa il cardinale sudafricano Stephen Brislin – vuole attingere all’esperienza e alla conoscenza dei cardinali che vengono dalle diverse parti del mondo perché questo lo aiuta a guidare meglio la Chiesa». Leone, ha chiosato il cardinale filippino Pablo Virgilio David «ha ascoltato, più che parlato, e ha preso appunti». Al centro delle discussioni ci sono stati due capisaldi dell’eredità di papa Francesco, la sinodalità (molti porporati hanno chiesto di rafforzarla e chiarirne la natura) e la missionarietà. Non sono mancati riferimenti al Venezuela e alla situazione internazionale così come a nodi irrisolti quali abusi del clero e ruolo delle donne.
Pur dissimulato dai toni cordiali, qualche malumore è serpeggiato tra i cardinali più conservatori. Perplessi sulla scelta di affidare la meditazione di apertura a Timothy Radcliffe, porporato domenicano che solo pochi giorni fa ha caldeggiato in un’intervista il diaconato femminile. Innervositi dalla compartimentazione dei partecipanti in tavoli di lavoro analoghi a quelli dei Sinodi volute da Francesco, troppo democratiche per i suoi detrattori, e dal contingentamento dei tempi in plenaria, escogitato per evitare che qualche anziano cardinale monopolizzasse la discussione. Irritati, infine, dal voto che, nella prima sessione, ha fatto uscire dall’agenda dei lavori il tema della “messa in latino” che i settori cattolici tradizionalisti speravano il Concistoro aiutasse a reintrodurre.
Consapevole delle grandi differenze che albergano nella Chiesa, il Papa, nella messa che ha celebrato a San Pietro ieri mattina, ha esortato i cardinali a non promuovere «agende», «personali o di gruppo», ma «lavorare insieme» per il bene della Chiesa e di un mondo fratturato.