Corriere della Sera, 9 gennaio 2026
Terre rare, il Giappone scava negli abissi: primo tentativo di estrazione a 6 mila metri di profondità
Il Giappone domenica 11 gennaio avvierà un progetto di estrazione di terre rare in alto mare a una profondità di 6 mila metri, più dell’altezza del Monte Fuji. È il primo tentativo al mondo di sollevare in modo continuo fango contenente terre rare a una tale profondità. L’obiettivo è ridurre la dipendenza dalla Cina, che controlla quasi i due terzi della produzione mineraria di terre rare e il 92% della produzione mondiale di minerali raffinati.
Una nave giapponese per perforazioni scientifiche in acque profonde, la Chikyu, si appresta a fare rotta verso l’isola di Minami-Torishima, nel Pacifico. La Japan Agency for Marine-Earth Science and Technology (Jamstec) posizionerà la nave a 100 – 150 chilometri dalla costa dell’atollo, che si trova a circa 1.950 km a sud-est di Tokyo. Una condotta verrà calata a 5.500 metri di profondità, toccando il fondale marino, per poter raccogliere 35 tonnellate di fango. In caso di successo, sarebbe la prima volta al mondo che una nave riesce a effettuare un operazione del genere a quella profondità. La spedizione dovrebbe durare fino al 14 febbraio.
Jamstec ha già estratto, con successo, terre rare al largo della costa della Prefettura di Ibaraki, tra agosto e settembre 2022, raggiungendo i 2.500 metri di profondità. Questa volta l’obiettivo è ancora più sfidante. La missione della Chikyu costituisce «una prima tappa verso l’industrializzazione nazionale delle terre rare» da parte del Giappone, ha dichiarato il mese scorso Jamstec in una nota. «Se il Giappone riuscisse a estrarre con successo e in modo costante terre rare attorno a Minami-Torishima, metterebbe in sicurezza la catena di approvvigionamento nazionale per le industrie chiave», ha dichiarato all’Afp Takahiro Kamisuna, ricercatore associato presso l’International Institute for Strategic Studies.
Si stima che nei fondali intorno a Minami-Torishima ci siano più di 16 milioni di tonnellate di terre rare. Cosa che, secondo il quotidiano economico Nikkei, renderebbe l’area il terzo giacimento più grande al mondo. Questi depositi conterrebbero l’equivalente di 730 anni del consumo mondiale attuale di disprosio, utilizzato nei magneti ad alte prestazioni di smartphone e auto elettriche, e 780 anni di quello di ittrio, componente utilizzato nei laser, sempre secondo le stime di Nikkei.
La spedizione ha inizio in una fase in cui la Cina ha iniziato a bloccare le esportazioni di terre rare e magneti a base di terre rare verso il Giappone, con potenziali ripercussioni per le aziende giapponesi attive nelle catene globali dei semiconduttori, dell’automotive e della difesa. Il Giappone dipende da Pechino per il 70% delle sue importazioni di terre rare, malgrado in questi anni abbia tentato di diversificare le fonti di approvvigionamento dopo che Pechino, nel 2010, decise di sospendere le esportazioni per diversi mesi.