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 2026  gennaio 09 Venerdì calendario

Giulia Schiff, assolti gli otto commilitoni: «Nel battesimo del volo non ci furono lesioni ma solo percosse»

Non lesioni ma percosse. Perché le lesioni lasciano una traccia nel corpo, la riduzione delle funzioni, la difficoltà a muoversi. E invece, pochi giorni dopo quel «battesimo del volo» del 4 aprile 2018 nel quale l’allora 26enne veneziana Giulia Schiff all’epoca giovane allieva pilota al 70esimo stormo fu fustigata con fuscelli buttata in acqua in ossequio al «rituale nonnista», si muoveva benissimo. «Il 6 aprile 2018 prende parte attivamente al rito post brevetto di un altro collega e, addirittura, è vista prendere in braccio una collega dopo che la stessa ha ottenuto il brevetto. Il 7 aprile 2018 è ritratta sorridente piegare il busto in palestra insieme ad alcuni colleghi, come dimostra il fotogramma depositato all’udienza del 20 marzo 2023», scrive il giudice di Latina Mario la Rosa che per la vicenda del «rito» lo scorso 6 ottobre ha mandato assolti tutti e gli otto commilitoni che Schiff aveva citato in giudizio.
Le motivazioni della sentenza sono state rese note ieri, giovedì 8 gennaio. Lei all’inizio aveva preso parte al rituale. Poi era mancato il consenso e si era ribellata. Due sono i fatti dirimenti, nella sentenza. Il principale è che Giulia Schiff, nell’immediatezza dei fatti stava benone, tanto che poco dopo prese parte ad un altro rituale di «battesimo del volo», una pratica primitiva quanto si vuole ma lei era lì. In piedi e attiva nel fare il «battesimo» ad altri colleghi che avevano terminato il corso all’Accademia Aeronautica di Pozzuoli. Il giudice trae la conseguenza che non ci furono lesioni. Violenze, sì, contatti fisici duri pure. Ma non tali da lasciare strascichi. E quindi non furono lesioni ma percosse, un reato diverso. Non che si possano menare impunemente le persone: sia chiaro. È che ai sensi del codice penale è un reato che va denunciato entro tre mesi. E invece i fatti del rude «battesimo» si svolsero il 4 aprile 2018 e Schiff denunciò il 29 ottobre, sei mesi dopo. «Dichiara non doversi procedere perché l’azione penale non doveva essere iniziata per tardività della querela. Con conseguente proscioglimento di tutti gli imputati dal reato per difetto di condizione di procedibilità», dice la sentenza.
Non commenta l’avvocato Massimiliano Strampelli, che ha seguito la donna come parte civile. Non sfugge che il reato di percosse è stagliato nella sentenza e che il ministero della Difesa potrebbe intraprendere azioni disciplinari nei confronti degli otto. Intanto, davanti al Tribunale di Venezia è in corso un procedimento che in relazione ai fatti del «battesimo» vede il pm Giovanni Gasparini accusare il generale Leonardo Tricarico di diffamazione per aver detto in due trasmissioni televisive che Schiff era «ribelle, petulante, omertosa». Davanti al giudice di Venezia, il 25 ottobre Giulia Schiff aveva detto che mai aveva incontrato il generale. E ciò che disse si sentì dalle sue dichiarazioni «pugnalata alle spalle». «Da allora, sui social sono stata costantemente aggredita, mi insultano, augurano di morire – sottolineò —. Sono andata dallo psichiatra e non sono mai completamente guarita. Volevo morire, quando ho deciso di arruolarmi con l’esercito ucraino. Almeno, se muoio, lo faccio per qualcosa di importante, mi dissi». Ne è tornata con tre medaglie. Il generale sarà ascoltato l’1 giugno.