Corriere della Sera, 9 gennaio 2026
Poco ambiente, molta tecnologia. L’America detta l’agenda di Davos
Dopo 56 anni sarà il primo World Economic Forum senza il suo fondatore e gran cerimoniere Klaus Schwab, a 87 ormai in totale rotta con l’organizzazione che ha creato. E non sarà il primo evento di Davos con Donald Trump, ma sarà il primo nel quale il presidente degli Stati Uniti guida una discesa in forze di buona parte dei pesi massimi della sua amministrazione fra le montagne svizzere. La Casa Bianca dà quasi l’impressione di voler prendere possesso dell’evento e della sua agenda: dai dibattiti sulle tecnologie a quelli, ormai molto più rari, sui problemi ambientali o dell’integrazione dei rifugiati.
Filtrano grazie alla piattaforma di giornalismo online Semafor le prime indiscrezioni sulla composizione della delegazione americana al World Economic Forum previsto a Davos nella terza settimana di gennaio. Per gli Stati Uniti, oltre a Trump, saranno presenti il segretario al Tesoro Scott Bessent, il segretario al Commercio Howard Lutnick, il rappresentante al Commercio Jamieson Greer, l’inviato di Trump per la politica estera Steve Witkoff, lo «zar» del settore intelligenza artificiale e criptovalute David Saks, il capo della Science policy della Casa Bianca Michael Kratsios e quello delle politiche medicali Mehmet Oz. Fra i pesi massimi mancano solo i due rivali, in prospettiva, per la successione a Trump: il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio.
L’impegno di Trump per dominare l’agenda di Davos è tale che, per la prima volta, ci sarà sulla Promenade del villaggio alpino una «USA House», una sede ufficiale della delegazione americana riconosciuta dal Dipartimento di Stato. A pagare per i suoi costi – non sarà cosa da poco – sono le solite aziende del Big Tech e di Wall Street con cui Trump ha formato un’alleanza basata sulle convenienze. La scelta di aprire a Davos una «House» dedicata al Paese tradizionalmente in passato era stata fatta da medie potenze emergenti: le monarchie del Golfo, la Russia in anni passati e Paesi dell’Asia meridionale. Adesso lo stesso faranno gli Stati Uniti, senz’altro con la massima esibizione di potenza.
Di fatto è la candidatura di Trump a una presa di possesso politica e carismatica del World Economic Forum. Non è un caso se la Cina si limita a mandare uno dei quattro vicepremier (non è ancora noto quale). Anche i temi per il momento accennati sembrano molto congeniali all’amministrazione: pochissimo sul riscaldamento climatico, poco sull’auto elettrica, poco sul protezionismo (i dazi per ora non sono un successo per Trump), ma molto su intelligenza artificiale, semiconduttori o sulla grande finanza di Wall Street.
Dal lato europeo ci saranno il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese Emmanuel Macron, il premier spagnolo Pedro Sanchez, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e quella della Bce Christine Lagarde (di cui erano in passato uscite voci che la davano disposta in futuro a prendere il posto Schwab stesso al World Economic Forum). Giorgia Meloni al momento non è annunciata, né è ancora chiaro ci rappresenterà il governo italiano.