Corriere della Sera, 9 gennaio 2026
Madonna: «Canto in italiano. La bambola, è un inno di rottura»
«Tu mi fai girar, tu mi fai girar come fossi una bambola». Madonna, sorprendente, ancora una volta. Eccola che canta in italiano, per la prima volta nella sua carriera, nel video della campagna The One di Dolce & Gabbana. La bambola di Patty Pravo, non a caso: «Ricordo di averla sentita spesso da bambina. Mi è sembrata la canzone perfetta per definire questo momento nel tempo, un inno per le donne e una rottura con i comportamenti tradizionali e attesi», svela nel giorno del lancio mondiale, anche su Spotify. Per poi «abbandonarsi» ai ricordi: «La mia amicizia con Domenico e Stefano risale a decenni fa. Ci siamo incontrati quando eravamo giovani artisti, intenti a superare i confini e a sfidare le norme sociali. Condividevamo una reciproca ammirazione per la provocazione e per il restare fedeli alla nostra visione. Tornare a lavorare con loro è una naturale estensione della nostra lunga storia personale e professionale».
Loro, gli stilisti, ricambiano, in stima e affetto «Noi siamo legati. È una storia di amicizia che dura da tantissimi anni. Quando in azienda si parlava del rilancio del profumo The One e ci chiedevano chi coinvolgere, ci siamo detti: “Scusate, ma noi abbiamo una persona a cui vogliamo bene, che conosciamo da anni, che abbiamo seguito in tutto e per tutto. Madonna!”. Abbiamo fatto insieme tantissime cose: campagne, tour, press. È l’unica vera pop star, non ce n’è più nessuna».
Che tipo di figura è oggi Madonna?
«È un personaggio che fa discutere, ma rimane sempre Madonna. In questa campagna l’abbiamo affiancata a un suo amico, un bravissimo attore e una bravissima persona, Alberto Guerra. Abbiamo parlato prima con Mert Alas che ha fatto sia le foto sia il video, poi abbiamo iniziato a ragionare su cosa farle fare, cosa raccontare».
Ed è lì che nasce l’idea di farla cantare in italiano.
«Sì ed è stato bellissimo: lei non lo aveva mai fatto».
Come avete scelto il brano?
«È stata una scelta un po’ a tre teste. Ha iniziato ad ascoltare, a provare in studio, diceva “mi piacerebbe questo, mi piacerebbe quello”. Alla fine La bambola ci è sembrata la più giusta, anche come ballata. Lei spesso, oltre al pop, fa anche ballate. L’ha incisa quasi subito».
Com’è stato lavorare con lei in studio e sul set?
«Come sempre è stata molto minuziosa su tutto: vestiti, immagine, scatti, film. Ha voluto avere in mano la situazione in tutto e per tutto. Ma glielo lasciamo tranquillamente, perché ci fidiamo ciecamente di lei. Tutto quello che abbiamo fatto insieme è sempre nato dalla sua testa. Dietro di lei non c’è mai stato nessuno. È un genio, non abbiamo mai conosciuto una persona così. Non sbaglia mai».
La vostra prima volta con lei?
«Lei era già una megastar. Cantava il Blond Ambition Tour a Torino, fine anni Ottanta. Noi eravamo lì a vederla, a Torino, e ci dicevamo: “Pensa se un giorno indossasse anche solo una cosa nostra”. Era il nostro mito, e lo è ancora oggi. Poi successe che arrivò sul nostro tavolo l’International Herald Tribune con lei in prima pagina, a una festa a Parigi, tutta vestita Dolce & Gabbana. Rimanemmo scioccati. Aveva una gonna di jersey lunga, un reggiseno e un cardigan di rete. Così la contattammo dicendole che, se le piaceva il nostro stile, noi eravamo disponibili. Lei disse subito di sì».
E fu amicizia...
«Ci siamo incontrati a New York, in un ristorante italiano che si chiamava Silvano. Arrivammo mezz’ora prima ed eravamo completamente bagnati di sudore dall’emozione. Lei arrivò vestita da uomo, gessata, con il basco, stava girando Dick Tracy. Da lì è iniziata la vera amicizia».
Oggi vi mette ancora in soggezione?
«Sì. È l’unica donna che ci mette ancora in soggezione. All’inizio ci fa sempre venire le farfalle nello stomaco, poi ci rilassiamo».
Perché?
«Perché è il nostro mito. È quella che ha inventato tutto: i look, l’immaginario, prima di chiunque. Ed è lei che ci ha aperto le porte del mondo musicale internazionale».
Lo spot è molto «audace». Chi ha deciso cosa?
«Lei insieme al fotografo. Tra desiderabilità e sensualità. Ma tutto si ferma sempre un attimo prima, persino un bacio. L’erotismo rimane lì, non succede niente. Lei sa benissimo dove arrivare».
È cambiata?
«È maturata. Ovviamente non è più la ragazza di vent’anni. Ha voluto cambiare alcune cose negli abiti: è più coperta, gioca con chiffon, pizzi, nero. È tutto molto Dolce & Gabbana».
E la Madonna «amica»?
«È una donna vera, un’artista che si è costruita da sola. È una mamma vera, non ha paura di niente. È molto intelligente, molto tosta, ha mille idee, ne inventa una al minuto».
Avete dovuto convincerla a lungo?
«Macché. Ha accettato subito. E poi non si è fermata un attimo, voleva lavorare anche di notte. C’è un rapporto personale, ci sentiamo spesso, parliamo delle sue vite e delle nostre, ma è anche un rapporto professionale. Questa è una campagna, ed è giusto così. Vestirla sul palco è un’altra cosa. Mai nella nostra carriera abbiamo messo sotto contratto lei o altri artisti perché indossassero i nostri abiti nelle loro performance pubbliche, siano tour o red carpet».
Sarà a Milano per lo show?
«Chissà…»
C’è una «nuova» Madonna?
«No. Sono cambiati i tempi. Lei è rimasta l’unica di una vecchia scuola. Non puoi paragonarla a nessuno».
Se un giorno lavoraste con un’altra grande pop star, Madonna se la prenderebbe?
(Silenzio)
«Pensiamo proprio di no. Sa di essere la migliore».