Corriere della Sera, 9 gennaio 2026
«Rispondo solo a me stesso» Trump detta i tempi su Caracas
«Solo il tempo potrà dire» fino a quando gli Stati Uniti supervisioneranno il Venezuela, ha detto il presidente Trump in un’intervista con il New York Times. Alla domanda se si tratterà di tre o sei mesi, di un anno o più, Trump ha replicato: «Direi molto di più. Lo ricostruiremo in un modo molto proficuo. Useremo il petrolio, prenderemo il petrolio, stiamo abbassando i prezzi e daremo al Venezuela soldi di cui ha disperato bisogno». Il presidente ha detto che le cose «stanno andando molto bene» con il governo ad interim di Delcy Rodríguez, l’ex vicepresidente di Nicolas Maduro, catturato in un blitz americano il 3 gennaio. «Marco parla con lei in continuazione», ha aggiunto, riferendosi a Rubio, il segretario di Stato. Quando il New York Times gli ha chiesto se vede limiti ai suoi «poteri globali», Trump ha replicato: «La mia moralità. La mia mente. È l’unica cosa che può fermarmi. Non ho bisogno del diritto internazionale. Non sto cercando di far del male alla gente».
I quattro reporter del quotidiano hanno anche assistito dal vivo ad una telefonata di Trump con Gustavo Petro, il presidente della Colombia. Domenica il presidente americano lo aveva definito «un uomo malato a cui piace produrre cocaina e venderla negli Stati Uniti» e aveva minacciato una possibile azione militare contro la Colombia, ma ora ha invitato a Washington il leader di sinistra del Paese confinante col Venezuela. Hanno parlato per un’ora di «traffico di droga e delle nostre divergenze di opinione», ha detto Trump: «Ho apprezzato il tono, e non vedo l’ora di incontrarlo». Petro ha definito la telefonata, la prima con Trump, «cordiale». Poi ha invitato a Bogotà Rodríguez, ora presidente ad interim. Se gli Stati Uniti vogliono garantire la stabilità del Venezuela, hanno bisogno della collaborazione dei Paesi vicini, come spiegava l’ex segretario alla Difesa Leon Panetta in una recente intervista al Corriere. Petro ha detto di voler «instaurare un dialogo trilaterale e, auspicabilmente, mondiale per stabilizzare la società venezuelana». Il governo venezuelano ha iniziato ieri sera a rilasciare alcuni prigionieri politici.
Il governo americano sostiene che gli Stati Uniti hanno bisogno di controllare le vendite e i proventi del petrolio venezuelano a tempo indeterminato per poter ricostruire l’industria petrolifera e l’economia del Paese. Oggi Trump incontrerà i responsabili delle tre più importanti compagnie petrolifere americane: Exxon Mobil, ConocoPhillips e Chevron. Il segretario all’Energia Chris Wright ha detto a Cnbc di aver parlato con i tre amministratori delegati subito dopo la cattura di Maduro: «Metteranno miliardi di dollari nella costruzione di nuove infrastrutture in Venezuela la prossima settimana? Ovviamente no. Ma vogliono essere consiglieri produttivi, aiutare in questo processo».
Intanto cinque senatori repubblicani (Rand Paul, Todd Young, Lisa Murkowski, Josh Hawley, Susan Collins) hanno appoggiato insieme ai democratici una risoluzione per consentire una votazione che mira a impedire a Trump ulteriori azioni militari in Venezuela senza autorizzazione del Congresso (è passata con 52 voti favorevoli). Per diventare legge deve avere l’approvazione del Senato, della Camera e la firma di Trump, dunque virtualmente impossibile. Ma è un gesto simbolico subito respinto dal presidente: «I repubblicani dovrebbero vergognarsi dei senatori che hanno appena votato con i democratici nel tentativo di privarci dei poteri per combattere e difendere gli Stati Uniti». Il vicepresidente Vance ha sminuito la risoluzione dicendo che è «basata su una legge incostituzionale» e che «non cambierà nulla su come conduciamo la politica estera».