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 2026  gennaio 09 Venerdì calendario

Il cambio di passo

Tre cittadini italiani detenuti in Venezuela già liberi o in procinto di esserlo, sul quarto – Alberto Trentini, il nome più noto e rumoroso – ancora nessuna certezza. Solo l’assicurazione che pure lui rientra nella trattativa internazionale che ha portato alla scarcerazione di un vasto numero di prigionieri stranieri a Caracas, una partita per la quale il presidente dell’assemblea venezuelana Jorge Rodriguez ha voluto ringraziare l’ex premier spagnolo Zapatero, il presidente brasiliano Lula e il governo del Qatar per il loro ruolo di mediatori.
Per l’Italia l’ultima carta l’ha giocata il ministro degli Esteri Antonio Tajani durante l’incontro con i suoi colleghi del G7, il giorno dell’Epifania. «Ho insistito sull’importanza della liberazione dei nostri connazionali detenuti nelle prigioni venezuelane, a partire da Alberto Trentini, Mario Burlò, Luigi Gasperin e Biagio Pilieri», ha annunciato pubblicamente dopo la riunione. Una short list di quattro nomi che il governo italiano ha sottoposto a quello degli Stati Uniti dopo il blitz con cui Donald Trump ha deposto il presidente Nicolas Maduro. Da quel momento le scelte del Venezuela dipendono da Washington, e dunque lì s’è rivolto Tajani, come pure aveva fatto la premier Giorgia Meloni nel colloquio telefonico con Trump di qualche giorno fa.
L’incursione che ha portato Maduro in un carcere di New York ha cambiato equilibri e referenti, ma soprattutto ha indotto i suoi «sostituti» (a partire dalla presidente ad interim Delcy Rodriguez, sorella di Jorge) a un atteggiamento più conciliante con i Paesi occidentali che in precedenza non avevano riconosciuto la legittimità del presidente deposto. Anche liberando i detenuti stranieri per ragioni politiche. Come Trentini, appunto, arrestato il 15 novembre 2024 e da allora rinchiuso senza accuse ufficiali nella prigione di massima sicurezza El Rodeo. O come l’italo-venezuelano Biagio Pilieri, di origini siciliane, giornalista e oppositore politico del regime, detenuto dal 28 agosto 2024. L’imprenditore torinese Mario Burlò, invece, era andato in Venezuela mentre attendeva la sentenza della Cassazione italiana che l’ha assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Ma quando è arrivata era già scomparso nel Paese sud-americano, finché a novembre 2024 il consolato ha avuto conferma del suo arresto. Nel frattempo in Italia è ancora sotto processo per reati fiscali. Del petroliere Luigi Gasperin si sa che sarebbe stato fermato nei locali della ditta Tecnica petrolera Wlp C.A., in un’operazione definita da alcuni quotidiani «dai contorni poco chiari».
Ma è soprattutto sul cooperante Trentini che nell’ultimo anno si sono concentrati gli sforzi della diplomazia ufficiale e occulta italiana, condotta dalla Farnesina e dai servizi segreti. Senza arrivare al risultato. Anche quando sembrava che la liberazione del detenuto-ostaggio fosse a portata di mano, a forza di dialoghi e segnali di apertura nei confronti del governo Maduro e delle sue richieste. Che non si limitavano al riconoscimento politico mai concesso, ma miravano anche alla soluzione dei problemi giudiziari di alcuni cittadini venezuelani in Italia. A cominciare dal ministro dell’Industria Alex Saab Moran e da sua moglie Camilla Fabri, ex modella romana diventata viceministra per la Comunicazione internazionale del governo di Caracas. Saab, cinquantaquattrenne imprenditore di origini libanesi, era detenuto negli Stati Uniti per una maxi-frode fiscale valutata in 350 milioni di dollari, frutto di presunte corruzioni e riciclaggi. Ma il 20 dicembre 2023, dopo due anni di custodia cautelare, le accuse sono state fatte cadere ed è stato liberato in cambio del rilascio di dieci cittadini statunitensi. Una decisione dell’amministrazione all’epoca guidata da Joe Biden, definita «vergognosa» da Marco Rubio, l’attuale segretario di Stato al quale Tajani s’è rivolto per perorare la causa di Trentini e degli altri connazionali.
Nel frattempo però Saab era finito sotto processo pure in Italia, insieme alla moglie, per un’altra accusa di riciclaggio. Il Venezuela voleva lo stesso esito incassato negli Usa, ma la Procura di Roma ha fatto capire che non avrebbe potuto archiviare l’indagine. Tuttavia il 30 ottobre scorso i suoi avvocati hanno ottenuto il patteggiamento a una pena lieve: un anno e due mesi di reclusione per Saab, un anno e sette mesi a Camilla Fabri. Notizia tenuta riservata in attesa di quella della liberazione di Trentini, che non è arrivata. Così come non era arrivata dopo un altro segnale di apertura e disponibilità mediata stavolta dalla Chiesa cattolica, quando il 19 ottobre scorso in Vaticano c’è stata la canonizzazione dei primi due santi venezuelani della storia, con partecipazione alla cerimonia solenne dell’arcivescovo di Caracas.
Anche dopo quel passaggio, le porte della cella di Trentini sono rimaste chiuse, come lo erano rimaste in estate, quando non gli fu permesso di incontrare l’inviato speciale del governo italiano Luigi Maria Vignali. Opportunità concessa invece in due occasioni all’ambasciatore Giovanni De Vito. Che la seconda volta ha riferito di averlo trovato in condizioni migliori della prima, ma sempre ostaggio del governo venezuelano. Fino alla caduta di Maduro.