Avvenire, 8 gennaio 2026
Contro la tradizione per cambiare il rugby
Non è per nulla facile cambiare faccia al rugby, sport da sempre attaccato ai suoi princìpi cardine come lealtà, spirito di squadra, amicizia, rispetto totale dell’avversario e dell’arbitro e alle proprie tradizioni come il terzo tempo dove si diventa tutti amici davanti ad una birra dopo ottanta minuti di aspra battaglia. Rugby moderno che si è piegato al professionismo solo nel 1995 con la Coppa del Mondo disputatasi in Sud Africa davanti a Nelson Mandela alla fine dell’Apartheid, disciplina da sempre in bilico tra tradizione e rinnovamento, con la sempre più forte necessità di lauti guadagni mediante diritti televisivi o l’avere sempre decine di migliaia di persone allo stadio a tifare, per non perdere il passo economico rispetto a calcio o tennis. Da sempre ci sono i ‘tour’ delle nazionali, cent’anni fa si viaggiava in nave, si stava in giro mesi, le squadre dell’emisfero nord dei maestri inglesi, ma anche dei minatori gallesi abituati alla dura vita che diventavano rugbisti indomiti il sabato pomeriggio, gli highlander scozzesi, gli irlandesi o i cuginastri francesi, andavano a sfidare l’emisfero sud delle colonie britanniche come Australia, Nuova Zelanda, il Sud Africa o l’Argentina. Questo d’estate, in autunno avveniva il contrario, per la rivincita, storditi da lunghi viaggi arrivavano nella fredda Europa del nord ed erano sfide a viso aperto tra nebbia, vento, pioggia e fango. Queste amichevoli, da sempre detti test match, diventeranno ora un lungo ed esteso campionato del mondo. Nasce ufficialmente in questo 2026 il Nations Championship, la nuova sfida tra gli Emisferi che ridefinisce il futuro del rugby, un nuovo torneo internazionale che ogni due anni metterà di fronte le 12 migliori nazionali del mondo. La bella notizia è che l’Italia, c’è. L’Emisfero Nord vedrà schierate le squadre del 6 Nazioni quali Inghilterra, Francia, Irlanda, Italia, Scozia e Galles, mentre l’Emisfero Sud sarà con le nazioni Sanzaar dunque con Argentina, Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica a cui si aggiungeranno Giappone e Figi come invitate. In luglio il gruppo di squadre dell’Emisfero Nord viaggerà verso il sud del mondo per disputare tre turni di incontri, con ogni squadra che affronterà un diverso rivale appartenente al girone dell’altro Emisfero. L’Italia debutterà nel Nations Championship sabato 4 luglio affrontando in trasferta il Giappone, per poi fare visita la settimana seguente alla Nuova Zelanda e concludere la prima finestra estiva in casa dell’Australia. A novembre gli Azzurri ospiteranno invece i Campioni del Mondo in carica del Sudafrica (6-8 novembre), Argentina (13-15 novembre) e Figi (21 novembre): in base al posizionamento finale nella classifica del Girone Nord basato sui sei incontri disputati tra estate e autunno, l’Italia affronterà poi nel fine settimana del 27-29 novembre, all’Allianz Stadium di Twickenham, la Nazionale classificata allo stesso posto nel Girone Sud, per determinare il piazzamento finale nel Nations Championship. Questo campionato, che non sostituisce il classico Campionato del Mondo che si disputa ogni quattro anni, incoronerà una nazione vincitrice e determinerà, finalmente, quale Emisfero sarà dominante, trasformando in un format competitivo le due attuali finestre internazionali di luglio e novembre. La formula è semplice e senz’altro efficace per tenere alta la passione dei tifosi, mettere tensione e curiosità, nonché dare un vero significato a tutti gli incontri. Ora ci sarà un vincitore finale, c’è una posta in palio, è una variazione immensa, epocale, approvata dal Consiglio di World Rugby nel 2023, l’introduzione del Nations Championship rientra in un più ampio pacchetto di riforme dei calendari rugbistici mondiali, elaborato con il contributo di tutto il movimento: federazioni, club, leghe, organizzatori di tornei, giocatori e relative associazioni, oltre a World Rugby. Dal 2026, il nuovo equilibrio tra rugby nazionale e internazionale garantirà maggiore chiarezza e stabilità, sostenendo la crescita complessiva dello sport, con il Nations Championship destinato a svolgere un ruolo decisivo. Le rivalità tra Emisferi e l’orgoglio nazionale sono al centro del rugby internazionale, e il rivoluzionario formato competitivo del Nations Championship le eleva e le porta sulla scena mondiale. Così Tom Harrison, CEO di Six Nations Rugby: «Il Nations Championship ha il potere di ridefinire il futuro del rugby, e la collaborazione tra il Sei Nazioni Rugby e Sanzaar indica un cambiamento di portata epocale nello sport. Le nazioni più forti del rugby hanno collaborato con una visione chiara di far crescere il gioco, creando una struttura di torneo con una reale rilevanza globale, che permetterà di esprimere il vero valore di questo sport. Il fine settimana delle finali aggiungerà una dimensione del tutto nuova per i tifosi e promette di offrire uno spettacolo straordinario, incoronare i campioni e fungere da catalizzatore per ampliare la diffusione del rugby su scala globale. Riunendo le migliori squadre e i giocatori più rappresentativi dello sport e aggiungendo un nuovo grado di intensità alle rivalità tra emisferi, il Nations Championship è destinato a portare il rugby internazionale verso nuove vette». Questo il pensiero di Brendan Morris, Direttore Generale di Sanzaar: «Le nazioni di Ssanzaar vantano una storia orgogliosa e ricca di successi a livello internazionale, il nostro obiettivo è proseguire su questa strada, e il Nations Championship, insieme al nostro calendario rugbistico per il periodo 2026-2030, offrirà il percorso ideale per continuare a ottenere risultati di prestigio. Le squadre partecipanti, le emittenti televisive e i tifosi sono entusiasti”. Ronan Dunne, co-presidente del Nations Championship: “Questo torneo rappresenta un momento di trasformazione per l’intero sport e dimostra la forza della collaborazione. Il torneo riunirà il meglio proveniente da tutto il movimento, elevando il rugby su scala mondiale, inaugurata una nuova era di crescita duratura».