Il Messaggero, 8 gennaio 2026
Continua la corsa al risparmio: mai così alto dai tempi del Covid. In flessione la pressione fiscale
Le famiglie italiane stanno meglio. Ma forse dovrebbero prenderne maggiormente consapevolezza. Dopo la fiammata dell’inflazione, alimentata dalla guerra in Ucraina e dalla crisi energetica, gli italiani hanno costantemente recuperato potere d’acquisto. L’ultimo dato l’Istat lo ha pubblicato non più tardi di ieri, e riguarda il terzo trimestre del 2025. Tra luglio e settembre dello scorso anno, la capacità di spesa delle famiglie è salita del 2 per cento che, tolto uno 0,2 per cento di inflazione del periodo, restituisce un rafforzamento dell’1,8 per cento del potere d’acquisto. Non è poco. Hanno aiutato i rinnovi contrattuali, ma anche le misure economiche, dal taglio del cuneo fiscale alla riduzione delle aliquote Irpef, che lo scorso anno hanno dispiegato i loro effetti. Ma c’è un’altra faccia della medaglia. Una parte importante di questa ritrovata capacità di spesa non si è tradotta in consumi, che sono comunque aumentati dello 0,3 per cento, ma in risparmio. La propensione a “mettere da parte” degli italiani, ha fatto un balzo dell’1,5 per cento. Tolto il periodo del Covid, quando era molto difficile poter spendere con il lockdown, si tratta del livello massimo dal terzo trimestre del 2009. Non si tratta, va detto, di un comportamento irrazionale. C’era di certo da ricostruire il risparmio “bruciato” durante la fiammata inflazionistica. Ma a rallentare i consumi è soprattutto l’incertezza. La guerra in Ucraina, i dazi, la crisi del Venezuela, sono tutti eventi che spingono le famiglie a comportarsi in modo prudente. Senza tenere conto anche di altri fattori strutturali che incidono sui consumi, come l’invecchiamento della popolazione legato alla denatalità. La sfida di quest’anno insomma, sarà quella di trovare modo di ridare fiducia alle famiglie per portarle a spendere di più. Con il rallentamento degli scambi con l’estero, buna parte della crescita prevista per il 2026 è legata all’andamento dei consumi interni. Non a caso l’intera manovra del governo è stata costruita per sostenere i redditi da lavoro della classe media e medio-bassa, dal taglio dell’Irpef fino alla detassazione degli aumenti contrattuali.
C’è anche da dire che quelle diffuse ieri dall’Istat sono stime che dovranno essere confermate nei prossimi mesi. Non è una notazione secondaria. Da tempo le statistiche, almeno nelle prime rilevazioni, sembrano sottostimare la forza reale dell’economia italiana. E adesso anche il potere d’acquisto delle famiglie. Nelle tabelle diffuse ieri dall’Istituto nazionale di statistica è contenuto, oltre al dato del terzo trimestre del 2025, anche una revisione del dato del secondo trimestre. In questo caso l’aumento del potere d’acquisto delle famiglie è stato rivisto al rialzo dallo 0,3 per cento stimato ad ottobre allo 0,9 per cento. Si tratta di un balzo tre volte superiore che, secondo quanto ricostruito, sarebbe dovuto soprattutto a un ricalcolo del deflatore, vale a dire dell’inflazione. Ma il risultato non cambia, la capacità di spesa si è rafforzata più di quanto inizialmente stimato. Una replica di quanto negli ultimi anni è successo con le stime del Pil. Dal Covid in poi i primi dati sono risultati quasi costantemente sottostimati e anche di svariati miliardi di euro.Potere d’acquisto delle famiglie e risparmio non sono le uniche stime comunicate dall’Istat.
Nel terzo trimestre del 2025 la pressione fiscale, ha calcolato l’Istituto nazionale di statistica, è stata pari al 40 per cento, in calo di 0,8 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’Istat ha spiegato anche che il deficit si è attestato al 3,4 per cento rispetto al 2,3 per cento nello stesso trimestre del 2024. Il saldo primario (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato positivo, con un’incidenza sul Pil dello 0,4 per cento (1,6 per cento nel terzo trimestre del 2024). Il saldo corrente è stato anch’esso positivo, con un’incidenza sul Pil dell’1,3 per cento (2,2 per cento nel terzo trimestre del 2024). Infine nel terzo trimestre del 2025, la quota di profitto delle società non finanziarie è stimata al 42,3 per cento, segnando una diminuzione di 0,9 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.