il Fatto Quotidiano, 8 gennaio 2026
I fratelli Gallagher vogliono la licenza di suonare ‘007’
Party per l’insediamento di Tony Blair a Downing Street, primavera 1997. Tra gli invitati anche Noel Gallagher con la moglie Meg. Nella residenza del premier c’è un leggendario cesso riservato alla regina. Nessuno può utilizzarlo. Però qualcuno del cerimoniale lo mostra al chitarrista degli Oasis. Che vi si chiude dentro, apprezza la tavoletta in velluto del water e sniffa una cospicua striscia di coca. I ribaldi del rock si fanno beffe di Elisabetta! Peccato che ora Noel – supportato da Liam – sponsorizzi la sua band per la canzone guida del prossimo 007. “Sarebbe un assoluto onore”, giura, infischiandosene dell’incoerenza. Ma come? Canti le lodi per l’agente segreto, dopo aver pippato neve nella toilet destinata a Sua Maestà? Certo, spiega il musicista: chissenefrega se noi Oasis sputiamo sangue rosso e non blu; l’ingaggio per il brano chiave del 26º film della franchise innescherebbe un formidabile boost per una eventuale seconda stagione della reunion live nel 2027, in mirabile sincronia con la pellicola, attualmente in fase di preparazione.
Noel si è perfino candidato per un cammeo: “Vorrei interpretare un cattivo di Manchester”, mentre Liam giura che la canzone sia già pronta: “E sarà la migliore del lotto bondiano”. Tutto fantastico, se non fosse che la nuova produzione, Amazon MGM, subentrata dopo il monopolio di Albert e Barbara Broccoli, non abbia contattato (non ancora, almeno) i Gallagher. E se le voci sul cast cinematografico sono fondate, per i ribaldi di Wonderwall la strada verso la colonna sonora presenta ostacoli. Ok il regista, Denis Villeneuve, e lo sceneggiatore (Steven Knight, quello di Peaky Blinders). Ma il protagonista che erediterà lo smoking da Daniel Craig, il cui personaggio è morto sullo schermo in No time to die, potrebbe essere Callum Turner, attore e modello in odore di nozze con Dua Lipa. I due, che avevano scoperto di piacersi in un caffè di Londra – stavano leggendo casualmente lo stesso libro, Trust di Hernan Diaz – formerebbero una perfetta combo per lanciare il nuovo Bond, con buona pace degli Oasis. Chissà, Noel avrà presagito l’incaglio: “La soundtrack di 007 dovrebbe essere una cosa per gli artisti britannici”. Rovesciando la propria indole iconoclasta, ha messo in campo l’orgoglio patrio: e qui non c’entra Dua Lipa, che è sì albanese-kosovara, ma è nata e cresciuta a Londra. No, Gallagher ce l’ha con “gli yankee”, cui troppo spesso sono state affidate le melodie dei titoli di testa o di coda della saga, reminiscenti del tema originario, l’iconica “sigla” del cinque volte premio Oscar John Barry. Esempi? Carly Simon (Nobody does it better per La spia che mi amava), Nancy Sinatra, che ereditò la commissione dopo il rifiuto del padre Frank (You only live twice), Chris Cornell (You know my name in Casino Royale), Billie Eilish (No time to die, il più recente episodio della serie, datato 2020), Louis Armstrong (We have all the time in the world, Al servizio segreto di Sua Maestà), Gladys Knight (License to Kill, Vendetta privata), Tina Turner (Goldeneye), Jack White & Alicia Keys (Another way to die, in Quantum of solace), Madonna (Die another day), Rita Coolidge (All time high, Octopussy) e Sheryl Crow (Tomorrow never dies). Un bombardamento americano con armi rock, country, pop, techno, dance e munizioni orchestrali. E per rinforzo il missile dei norvegesi A-ha, arruolati su The living daylights. I britannici hanno invece schierato obici come – per ben tre volte – la gallese-nigeriana Shirley Bassey (la memorabile Goldfinger, Moonraker, Diamonds are forever), Sir Paul McCartney con i suoi Wings (Live and Let die), la superba Adele di Skyfall, il ruvido Tom Jones (Thunderball), il carezzevole crooner Matt Monro (From Russia with love), lo struggente Sam Smith (Writing’s on the wall), gli istrionici Duran Duran (A View to a Kill), la vulcanica Lulu (The man with the golden gun), la divetta anni 80 Sheena Easton (For your eyes only) e volendo pure Shirley Manson, frontwoman scozzese dei Garbage (The world is not enough).
Un conflitto intercontinentale che va avanti da più di sessant’anni, mascherato da bignamino di storia della musica. E con Hollywood e Bezos di mezzo, perfino gli Oasis potrebbero non essere abbastanza.