il Fatto Quotidiano, 8 gennaio 2026
Boom della spilla anti-Venezi. Lei vuole la “prima” all’estero
“Una protesta garbata è sempre lecita”, aveva detto il 29 dicembre il sovrintendente della Fenice di Venezia, Nicola Colabianchi, da mesi sfiduciato dai lavoratori del Teatro per aver nominato il 22 settembre – senza confronto e smentendo quanto assicurato pochi giorni prima – Beatrice Venezi a direttrice musicale del Teatro per quattro anni, da ottobre 2026. Parlava delle spille, con una chiave di violino e un cuore, che le rappresentanze sindacali del Teatro avevano annunciato che avrebbero indossato durante la diretta Rai, dopo aver scelto di non scioperare in occasione del concerto di Capodanno.
Da quella protesta “garbata” sta crescendo una slavina. Le immagini del concerto hanno fatto il giro del mondo, le spille – indossate dalla quasi totalità dell’orchestra e del coro, ma soprattutto dal direttore Michele Mariotti, che è una delle più importanti bacchette italiane e direttore musicale al Teatro dell’Opera di Roma – erano ben inquadrate dall’inizio alla fine. Gli operatori Rai sembrano non aver fatto nulla per nasconderle e la scelta della voce narrante (l’attore e doppiatore Roberto Chevalier) di non parlarne non ha fatto che amplificare il messaggio. Non un messaggio contro Beatrice Venezi, ma testimonianza dell’unità dei lavoratori e della dignità del teatro: da fine settembre gli orchestrali (ma pure gli elettricisti, gli amministrativi, gli uffici ecc) ripetono che il punto non è la persona ma il metodo, l’imposizione di una nomina da parte del governo centrale, contro la volontà dell’orchestra e la prassi. Un metodo che invece il governo, con il sottosegretario Gianmarco Mazzi (che ha definito il sovrintendente Colabianchi, che resiste alle richieste dei suoi dipendenti, “un eroe”) vorrebbe far diventare la norma con la riforma del Codice dello spettacolo.
Insomma, le spille hanno iniziato subito a essere richieste ovunque, gli orchestrali tempestati di messaggi Whatsapp, le 1500 stampate erano finite. E così il 6 gennaio hanno deciso di aprire a donazioni e nuovi ordini. In circa otto ore, dalle 10 alle 18, arrivano oltre 2.000 euro di donazioni, le richieste di nuove spille sono centinaia. Gli orchestrali non erano preparati a una simile mole di lavoro e hanno dovuto chiudere temporaneamente la raccolta fondi. In diversi gruppi – conservatori, accademie, lavoratori di altri teatri lirici – le hanno chieste per indossarle ai concerti: la spilla sta quindi già diventando, nella sua estrema semplicità, un messaggio contro il governo, per l’autonomia dei teatri e della musica.
L’ondata di solidarietà e sostegno alla protesta arriva in un momento in cui i lavoratori della Fenice dall’8 ottobre, non hanno un incontro ufficiale con il loro sovrintendente. Dopo lo sciopero del 17 ottobre, era arrivato anche il “congelamento” del welfare, cioè il bonus dal 700 euro che dal 2019 i lavoratori del teatro ricevevano, complice un bilancio ottimo e l’impossibilità di alzare i salari, trattandosi di un contratto nazionale (a Venezia centro la vita costa un poco più della media). Il bilancio è eccellente anche quest’anno, quindi, Colabianchi ha assicurato, il welfare arriverà, è stato solo differito per presunte “incertezze”.
Ma lo stallo è totale, tanto che il sindaco e presidente della Fenice, Luigi Brugnaro, ha lanciato un’altra idea per provare a risolvere la crisi senza fare l’unica cosa che i lavoratori chiedono, cioè revocare l’incarico quadriennale a Venezi. Un concerto all’estero, in trasferta, in “campo neutro” come ha detto Brugnaro, per permettere alla direttrice di conoscere l’orchestra, che però non ha mai detto di non volerla conoscere. Una fuga per evitare contestazioni al debutto? L’orchestra a oggi ancora non ne sa nulla e la ritiene una cosa inutile e costosa (le trasferte si pagano), ma la dirigenza del Teatro ha fatto sapere di star lavorando al progetto con il Comune, con il governo e con Venezi stessa. Che, dal 22 settembre, non solo non è mai venuta a Venezia, ma ha evitato qualsiasi presenza in zona. Il 1° ottobre era da tempo programmata una sua conferenza a Mestre, rinviata a gennaio per evitare “nuove polemiche”. Gennaio è arrivato, e ancora non si sa né quando né se l’evento si terrà mai. Magari si terrà all’estero, però ovunque si può indossare la spilla.