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 2026  gennaio 08 Giovedì calendario

Palermo “importa” l’arena del tennis smontata a Roma

La periferia degradata è lontana almeno sette chilometri, ma pace: la Palermo bene avrà lo stadio del tennis grazie al decreto Caivano destinato alla riqualificazione delle aree ad alta vulnerabilità sociale. Come Borgo Nuovo a Palermo, una delle zone incluse dal governo nel provvedimento che però diventa solo il pretesto per un’operazione che alle casse del Comune di Palermo costerà almeno 6,3 milioni e senza garanzia di successo. Sicuramente invece Sport e Salute, la società del Mef presieduta dall’amico delle sorelle Meloni, Marco Mezzaroma, brinda. Ma che c’entra Palermo con il Foro Italico di Roma? Bisogna riavvolgere il nastro partendo dalla fine, ossia dall’affarone che si avvia a concludere il sindaco di centrodestra Roberto Lagalla, che il 30 dicembre ha fatto approvare l’accordo con il commissario alle periferie Fabio Ciciliano e che serve a trasportare a Palermo la Grand Stand Arena, struttura da oltre seimila posti e un ingombro da 4700 mq a quanto pare buoni per il tennis e il padel, ma anche per “manifestazioni culturali, stage e concerti”: è al Foro Italico di Roma dal 2018 poi smontata a settembre in attesa di futuro. Chi se lo accatta?
Il Comune di Palermo è disponibile a sganciare oltre 6,3 milioni di euro, il commissario di governo si farà carico delle spese di trasporto nell’isola, ma il costo finale è un’incognita e persino che l’Arena apra mai i battenti. Di certo c’è che per far rientrare la struttura come funzionale al contrasto del degrado e del disagio giovanile c’è voluto mestiere: la delibera di giunta giustifica l’esborso “nell’ottica di una strategia di messa in rete delle infrastrutture di quartiere con poli di eccellenza di rango superiore”. Tutto per non dire che i soldi finanzieranno un’opera destinata ad aumentare le quotazioni di un quartiere residenziale altro che Borgo Nuovo. Ma tant’è: resta l’obiettivo di un “circuito virtuoso in cui l’attività sportiva di base (praticata, quella, nella periferia ndr) trovi uno sbocco naturale in una struttura di alto livello favorendo il confronto e l’integrazione sociale”. Ora sulla operazione infuria la polemica delle opposizioni che hanno presentato un’interrogazione che è tutta un programma. “L’Amministrazione guidata dal sindaco Roberto Lagalla ha promosso un intervento ricondotto nell’ambito del rigenerazione sociale delle periferie previsto dal decreto Caivano che individua per quanto riguarda Palermo solo il quartiere ad alta vulnerabilità sociale di Borgo Nuovo”. Non certo l’area della Favorita, un grande parco urbano centrale, sottoposto peraltro a rigorosi vincoli paesaggistici e monumentali. Questo mentre manca il parere della Soprintendenza, il comune è sottoposto a piano di rientro senza possibilità di incrementi strutturali di spesa corrente privi di adeguata e certa copertura” e soprattutto la valutazione economica dell’operazione Grand Stand Arena – fatta dalla società Valueconsult per conto della stessa Sport e Salute – ha evidenziato una serie di incognite su costi di manutenzione e di installazione, anche alla luce di verifiche e sondaggi che non sono stati fatti e dunque assai difficili da misurare nell’impatto finale. E poi mettici pure la Ragioneria del Comune di Palermo che oltre alle altre perplessità sull’investimento ne lascia a verbale una su tutte: ma la spesa vale l’impresa?
“È un’operazione che solleva interrogativi gravi sotto il profilo urbanistico, giuridico, economico e politico che rischia di trasformare Palermo nell’ennesima destinazione finale di strutture dismesse altrove. In una logica che nulla ha a che fare con la rigenerazione sociale e molto con una visione coloniale del Mezzogiorno” dice al Fatto la consigliera comunale Concetta Amella del M5S. Chi ci guadagna? Roma. Sport e Salute non vede l’ora di liberarsene. Prima di Palermo l’aveva proposta a Caivano dove la società ha già realizzato il centro sportivo caro alla Meloni.
Nel 2018 l’ex Coni Servizi prese l’arena con una formula fantasiosa: un noleggio decennale (base d’asta intorno ai 7 milioni di euro), con riscatto a 1 euro. A oggi, in totale, è costata circa 3,5 milioni di euro e comunque, prima di poterla vendere, Sport e Salute la deve comprare dall’azienda In.Tech, versando le rate mancanti.
Il valore attuale dell’arena – che da mobile dovrebbe diventare struttura fissa a Palermo – è (secondo le stime fatte per conto di Sport e Salute) pari a 3,5 milioni. A cui aggiungere almeno 3 milioni per predisporre l’area che l’ospiterà e questo al netto delle altre spese (a partire dai 900 mila euro di oneri di montaggio). Cifre un po’ nebulose che non tengono conto dello stato di conservazione del bene che al momento nessuno sa quanto davvero costerà mettere in servizio a Palermo. Questo sempre che arrivino autorizzazioni e i nullaosta necessari. Intanto però la Giunta ha già stanziato i soldi per la gioia dei papaveri del Foro Italico.