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 2026  gennaio 08 Giovedì calendario

La California vuol tassare i super-ricchi e Silicon Valley si spacca: Page e Thiel pronti all’addio

La California torna a interrogarsi su come tassare la ricchezza estrema e la Silicon Valley si divide. La proposta, che potrebbe finire sulla scheda elettorale di novembre, prevede una tassa una tantum del 5% sui patrimoni superiori al miliardo di dollari per tutti i residenti nello Stato. L’obiettivo dichiarato è finanziare programmi per l’istruzione e rafforzare l’assistenza alimentare e sanitaria. Ma l’effetto immediato è politico e simbolico: mettere i super-ricchi davanti a una scelta.
Tra chi minaccia di andarsene ci sono due figure emblematiche della tecnologia americana. Larry Page, co-fondatore di Google, e Peter Thiel, anima e co-fondatore di Palantir, hanno fatto sapere che, se l’inasprimento fiscale dovesse passare, valuterebbero il trasferimento fuori dalla California. Un messaggio che ricalca una narrazione già vista negli ultimi anni: la minaccia della fuga dei capitali e dei cervelli come argomento contro l’aumento delle imposte.
Di segno opposto la posizione di Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia. La sua fortuna personale, spinta dal boom dell’intelligenza artificiale, ha raggiunto i 159 miliardi di dollari. Eppure Huang non sembra intenzionato a fare le valigie. «Abbiamo scelto di vivere nella Silicon Valley e va bene qualsiasi tassa vogliano applicare», ha dichiarato in un’intervista a Bloomberg, prendendo una posizione netta che rompe il fronte dei grandi nomi tech.
Il dibattito va oltre il gettito. La California è lo Stato che più di ogni altro incarna l’innovazione americana, ma anche quello che convive con forti diseguaglianze sociali, un costo della vita elevatissimo e sistemi di welfare sotto pressione. La tassa sui miliardari nasce in questo contesto: far contribuire chi ha beneficiato in misura straordinaria della crescita tecnologica alla tenuta del modello sociale.
Resta da capire se la minaccia di un esodo sarà reale o solo retorica. Per ora, la spaccatura tra i big della Silicon Valley racconta due visioni opposte: da un lato la ricchezza come bene mobile, pronta a spostarsi dove conviene; dall’altro l’idea che un territorio che ha dato tanto possa, legittimamente, chiedere qualcosa in cambio.