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 2026  gennaio 08 Giovedì calendario

Dazi, oltre mille aziende fanno causa a Trump. C’è anche Essilux

Pronte a una battaglia legale senza precedenti. Nell’attesa che la Corte Suprema degli Stati Uniti si esprima sul destino della maggior parte dei dazi imposti dal presidente Donald Trump, oltre mille aziende sono già in fila nella speranza di recuperare la loro quota dei miliardi di dollari pagati finora. E tra loro c’è anche un’italiana.
In primavera alcune piccole imprese e una coalizione di Stati aveva contestato le tariffe del Liberation Day, costituendo il dossier oggi all’esame della Corte. Ma a dare il là alla maggior parte delle azioni legali è stata l’udienza dello scorso 5 novembre, quando i giudici della Corte hanno espresso scetticismo nei confronti della politica commerciale voluta dal presidente Usa. Come riporta Bloomberg, dai registri del tribunale emerge che nelle settimane successive all’udienza numerose aziende di tutto il mondo hanno intentato una causa.
Al 6 gennaio erano stati presentati almeno 914 ricorsi. Ma il numero delle aziende coinvolte è maggiore, perché alcune denunce riguardano più entità aziendali che hanno pagato individualmente i prelievi sulle merci in entrata nel Paese, chiarisce l’agenzia di stampa. Tra le tante spicca il colosso italo-francese dell’occhialeria EssilorLuxottica, e altre società quotate, come Costco Wholesale e Goodyear Tire & Rubber Co.
A queste si aggiungono filiali di grandi aziende americane ed estere, come il produttore statunitense di alluminio Alcoa, i venditori giapponesi di ricambi auto Yokohama Rubber Co. e Kawasaki Heavy Industries, l’azienda cinese produttrice di pannelli solari LONGi Green Energy Technology Co, ma anche i venditori di scarpe da ginnastica Reebok e Puma, il fornitore di abbigliamento Tommy John e il produttore di fotocamere GoPro, per citarne alcuni. Nei primi giorni del 2026 decine di altre entità hanno presentato ricorso.
Erik Smithweiss, avvocato specializzato in diritto commerciale che si occupa di molti dei nuovi casi relativi ai dazi, ha raccontato a Bloomberg che ad aprile alcune aziende temevano “una reazione politiche” e altre restano riluttanti ancora oggi a scontrarsi con l’amministrazione Trump. Tuttavia, per l’esperto con l’avvicinarsi della fine dell’anno è aumentata la pressione affinché venissero intraprese tutte le misure possibili per garantire il rimborso nel caso in cui il tribunale dovesse dichiarare illegali le tariffe.
Domani la Corte renderà note le sue opinioni, ma l’agenda non specifica i casi all’ordine del giorno, quindi non è certo che si esprima sui dazi. Una sentenza contro l’uso innovativo da parte di Trump dell’Emergency Economy Power Act del 1977 – la legge varata per combattere minacce alla sicurezza degli Usa ma mai usata prima contro Stati “amici” e su cui si basa buona parte della dottrina trumpiana dei dazi – sarebbe destinata ad aprire un nuovo fronte di discussioni su chi ha diritto a ottenere il rimborso e su come possa farlo.
Difatti, anche se la Corte Suprema dovesse dichiarare illegali le tariffe, è probabile che i giudici lascino la questione dei rimborsi alle corti di grado inferiore. E se la Corte di Commercio Internazionale degli Stati Uniti, sede principale di queste controversie legali, dovesse alla fine gestire tale processo, qualsiasi importatore che desideri ottenere il rimborso dovrà intentare una causa.
Già a novembre, Trump aveva avvertito con un post sui social media che essere costretto a pagare i rimborsi “sarebbe una catastrofe per la sicurezza nazionale”. Secondo l’ultimo rapporto, al 14 dicembre l’amministrazione aveva riscosso circa 133 miliardi di dollari in dazi in virtù dei poteri straordinari.
Martedì scorso il presidente è tornato sull’argomento in un discorso ai repubblicani della Camera: “Abbiamo un importante caso davanti alla Corte Suprema. Spero che facciano ciò che è bene per il nostro Paese. Spero che facciano la cosa giusta. Il presidente deve essere in grado di manovrare e negoziare i dazi”. Come a ribadire un concetto più volte espresso in passato: se la Corte dovesse impedirgli di avvalersi della legge del 1977 per imporre i dazi, lui ricorrerà ad altre norme per reintrodurre la maggior parte delle misure. Parola di presidente.