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 2026  gennaio 08 Giovedì calendario

Stupri, il consenso sia «riconoscibile». Il centrodestra tenta il compromesso

Per la legge sulla violenza sulle donne, c’è una proposta di compromesso: mantenere il consenso al centro del provvedimento, come chiesto dalle opposizioni, ma qualificandolo come «riconoscibile» andando incontro all’istanza di una parte della maggioranza. Al testo sta lavorando la presidente della commissione Giustizia del Senato Giulia Bongiorno in vista del ritorno in Aula, il 10 febbraio, della norma già approvata dalla Camera.
«Anche rispetto alle audizioni in cui alcuni tecnici hanno lanciato l’allarme su possibili strumentalizzazioni – spiega la senatrice leghista – si potrebbe ancorare il consenso a un concetto di riconoscibilità». A novembre il provvedimento, sul quale si era impegnata direttamente Giorgia Meloni chiedendo collaborazione a Elly Schlein, si era arenato per le perplessità avanzate in particolare dalla Lega.
Maggioranza e opposizione lavorano a un disegno di legge, frutto dell’intesa tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein, che allarga il reato di violenza sessuale a tutti i casi in cui non ci sia consenso. Il testo, approvato alla Camera a novembre, si era arenato in Senato per gli approfondi-menti chiesti dalla Lega
Il provvedimento interviene sull’articolo 609 bis del Codice penale, allargando il reato di violenza sessuale a tutti i casi in cui non ci sia consenso (e quindi non solo in presenza di minacce o violenza fisica). «Il consenso è già previsto dalla giurisprudenza – spiega Bongiorno —. Bisogna intervenire, a tutela di chi denuncia, sulla asimmetria tra codice e sentenze. Al contempo, secondo alcuni tecnici, l’altra parte deve poter capire se il consenso c’è o no. Per questo hanno proposto di precisarne meglio i contorni». Come? «Ancorando il consenso a una riconoscibilità». La riconoscibilità, spiega Bongiorno, si baserà sul contesto: «Il giudice dovrà valutare di volta in volta i rapporti pregressi, quello che emerge da dichiarazioni di terzi e dalle dichiarazioni dell’imputato e della persona offesa».
Un altro intervento dovrebbe diversificare le fattispecie di violenza e le relative sanzioni: «Da un lato la violenza per costrizione o minaccia – continua la senatrice del Carroccio – dall’altro quella per mancanza di consenso. Si devono definire i contenuti delle attenuanti: stabilire, cioè, quali sono i fatti di minore gravità che costituiscono ragioni di attenuante».
La prossima settimana la commissione torna a riunirsi e la proposta di Bongiorno sarà formalizzata. Poi ogni gruppo parlamentare dovrà valutarla. «Credo che questo tipo di formulazione possa andar bene a opposizioni e maggioranza. Ma il mio è un punto di partenza». Dal Pd Anna Rossomando precisa: «Valuteremo il merito, ma per noi è imprescindibile che non sia messo in discussione il contenuto di un accordo politico raggiunto con il voto unanime della Camera: i passi avanti sul contrasto alla violenza sulle donne e sulla cultura che ne è premessa». Da Forza Italia esprime «piena fiducia in Bongiorno» Pierantonio Zanettin.