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 2026  gennaio 08 Giovedì calendario

Lauder, il «re» della cosmesi che consigliò l’«affare» a The Donald

Un uomo d’affari vicino a Donald Trump e una mossa controversa sullo scacchiere geopolitico che dia lustro al presidente, ma anche agli investimenti fatti nel frattempo. Che si tratti di Venezuela o Groenlandia, gli ingredienti sono sempre gli stessi alla Casa Bianca: amici facoltosi, strappi diplomatici, denaro collocato nel posto giusto al momento giusto. E magari, dietro le quinte, il tentativo del Cremlino di manipolare il leader degli Stati Uniti.
Nel caso della Groenlandia la figura chiave è il newyorkese Ronald Lauder, 81 anni, erede miliardario dell’impero della cosmetica e compagno di studi di Trump alla Wharton School of Business. Di recente Lauder ha lanciato una serie di investimenti in Groenlandia, emerge in una inchiesta del quotidiano danese Politiken.
Ma questo è solo l’ultimo passaggio della sua evoluzione. Lauder ha una storia di donazioni a candidati conservatori, di cui almeno un milione di dollari a sostegno di Trump negli ultimi anni. Al presidente, però, il miliardario dei cosmetici ha offerto negli anni scorsi anche un’idea: prendere proprio la Groenlandia. John Bolton, consigliere per la Sicurezza nazionale di Trump nel primo mandato, non ha dubbi in proposito. È stato Bolton stesso, oggi in rotta con Trump, a confermare a The Free Press come fu proprio Lauder per la prima volta a piantare l’idea della Groenlandia nella testa del presidente. «Ne ho sentito parlare da lui e in seguito ho appreso o capito che il suggerimento veniva da Lauder – ha detto Bolton —. Ma Trump ne ha parlato per la prima volta con me nel 2019».
Questa versione conferma quanto scrivono i giornalisti Peter Baker (del New York Times) e Susan Glasser (del New Yorker) nel libro-inchiesta su Trump The Divider, del 2021: Trump riferisce che era stato «un amico molto ricco» a proporgli di muovere sull’isola e questi non sarebbe altri che Lauder. Non è chiaro tuttavia dove questi abbia tratto, a sua volta, l’idea. Il fatto che Lauder, da presidente del Congresso ebraico mondiale, abbia incontrato due volte Vladimir Putin al Cremlino – nel 2016 e nel marzo del 2019 – induce alcuni ad ipotizzare che sia stato il leader russo a provocare il miliardario, perché risvegliasse l’attenzione del suo amico Trump su questo tema. Di certo in questi giorni Kirill Dmitriev, l’inviato di Putin, non fa che sottolineare sui suoi canali social le pressioni della Casa Bianca per avere la Groenlandia. L’interesse russo in questa partita è ovvio: un’usurpazione territoriale dell’America nell’Artico può distrarre Trump dall’Ucraina e legittimare quanto cerca di fare Putin stesso contro Kiev. Non ci sono però indizi di un intervento del Cremlino per spingere Trump ad agire contro la Danimarca. C’è solo un sospetto, reso più vivo da una finta lettera ricevuta nell’ottobre 2019 dal senatore trumpiano dell’Arkansas Tom Cotton: in carta intestata del governo groenlandese, a firma di un suo ministro, la missiva inviata al senatore annunciava a Washington «un referendum sull’indipendenza dalla Danimarca». Ma è risultata falsa, di autori ignoti. Verissima invece la società d’investimento per la Groenlandia «Greenland Development Partners», registrata nel Delaware, con capitali anche di Lauder e interessi nei settori dell’acqua e dell’energia.
Simile il modello sul Venezuela, solo con impronte digitali russe questa volta evidenti. Fiona Hill, che lavorava nel Consiglio di sicurezza nazionale durante il primo mandato di Trump, ha detto in una testimonianza al Congresso che i russi nel 2019 proposero uno scambio alla Casa Bianca: lasciare agli americani mano libera sul Venezuela, per avere in cambio mano libera sull’Ucraina. Bolton e Hill all’epoca lasciarono cadere l’offerta, ma gli interessi d’affari degli amici di Trump non sono venuti meno. L’investitore Paul Singer, che ha contribuito con 5 milioni di dollari all’ultima campagna del presidente, proprio nei mesi scorsi ha comprato tre raffinerie americane sul Golfo del Messico progettate esattamente per il tipo di petrolio denso del Venezuela. È un mago degli affari: proprio ieri l’amministrazione ha fatto sapere che porterà negli Stati Uniti il greggio di Caracas.