Il Messaggero, 7 gennaio 2026
L’Italia ha superato il Giappone. Alimentare record: 73 miliardi
Le guerre e le incertezze internazionali legate dazi e cambi non frenano l’export. Secondo l’Istat, nel 2026 le vendite all’estero del made in Italy correranno il doppio (+1,6 per cento) del Pil, (+0,8). Anche se la crescita potrebbe essere a macchia di leopardo: farmaceutica e agrifood continueranno a essere le locomotive, stenterà la meccanica, mentre si teme un altro anno difficile per moda o auto.
Proprio le vendite all’estero dell’agrifood nel 2025 hanno battuto tutti i record: 73 miliardi, in aumento del 5 per cento rispetto al 2024. Vino, pasta, il “trasformato” (con il latteario-caesario in testa) e l’ortofrutta i comparti che hanno trainato il settore. Le performance migliori in Germania (+7 per cento), Francia (+6), Spagna (+15) e Regno Unito (+3). I dazi di Trump hanno rallentato la penetrazione negli Usa (-2 per cento), ma non hanno causato gli sfaceli previsti nei mesi scorsi. Secondo Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, dietro questi risultati ci sono «la qualità dei nostri prodotti e il lavoro fatto dalla Farnesina e dal ministero dell’Agricoltura per rafforzare le agenzie per l’internazionalizzazione». Mentre, guardando al futuro, Prandini segnala «l’aumento delle barriere in Paesi come la Cina» e «il rischio di perdere per i nostri prodotti deperibili i mercati del Medioriente» per le difficoltà e i costi di trasporto legati ai passaggi via Suez.
L’export tricolore, poi, ha chiuso il 2025 con un altro risultato dal fortissimo valore simbolico: l’Italia ha scalzato il Giappone ed è diventato il quarto esportatore al mondo, superando anche storici competitor come Francia e Corea del Sud. Questo, almeno, si evince dalle le ultime stime disponibili (quelle del terzo trimestre), certificate da Ocse e Wto. L’organizzazione mondiale del commercio ha calcolato che nei primi nove mesi dello scorso anno le esportazioni italiane in dollari correnti sono cresciute del 6,6 per cento rispetto allo stesso periodo del 2024. Quindi meglio di Germania (+3,1 per cento), Francia (+3,8) Spagna (+3), Corea del Sud (+2,2) e Giappone (+4,7).
Lo sprint che ha portato al sorpasso si è avuto nel terzo periodo 2025, quando il made in Italy ha visto le sue vendite salire del 13,3 per cento a livello tendenziale contro il +6,5 dei sudcoreani e il +1,4 dei nipponici. Paesi questi, che hanno subito un contraccolpo più ampio per i dazi americani. A novembre, nell’ultimo bollettino disponibile, l’Istat ha stimato un surplus del nostro avanzo commerciale con i paesi extra Ue27 per 6,918 miliardi, circa un miliardo in mezzo in più rispetto allo stesso mese del 2024. Forte l’apporto, in questa direzione, dal fronte energetico: il deficit è passato in un anno da 4,177 miliardi a 3,152 miliardi, con l’Italia sempre più hub del gas. Come ha rilevato Staffetta Quotidiana lo scorso anno ha riesportato 1,9 miliardi di metri cubi importati.
L’obiettivo del governo resta sempre quello di portare il totale dell’export a 700 miliardi entro il 2027. Intanto, secondo il quotidiano Les Echos, «il modello italiano si distingue per una diversificazione senza precedenti: è il Paese che esporta la più ampia varietà di prodotti verso il maggior numero di destinazioni».