ilfattoquotidiano.it, 7 gennaio 2026
“Sono stata 28 giorni chiusa in una ‘prigione per grassi’ per dimagrire: una volta entrati non si può più uscire fino alla fine del programma”
Quattro ore di allenamento al giorno, cancelli d’acciaio chiusi, pesate obbligatorie e pochissime possibilità di uscire. In Cina stanno facendo discutere le cosiddette “prigioni per grassi”, strutture chiuse per la perdita di peso che promettono risultati rapidi attraverso disciplina ferrea, controllo costante e attività fisica intensa. A raccontare cosa accade all’interno di uno di questi campi è una donna australiana di 28 anni, che ha documentato la sua esperienza sui social. La sua storia è stata ricostruita dal Daily Mail, che ha seguito passo dopo passo il suo soggiorno.
Per contrastare il crescente problema dell’obesità, la Cina ha sviluppato negli ultimi anni una rete di campi dimagranti commerciali o affiliati a enti pubblici, spesso ricavati da ex campus o strutture riconvertite. Sono centri che funzionano secondo un modello quasi militare e che accolgono adulti e bambini, con programmi personalizzati ma regolati da norme molto rigide. L’obiettivo è indurre una perdita di peso significativa in tempi brevi, puntando su dieta controllata, monitoraggio continuo e disciplina quotidiana.
Secondo quanto riportato dal Daily Mail, questi campi rappresentano una scelta estrema per chi ha già abbandonato diete, personal trainer e programmi di dimagrimento tradizionali. Una scelta che comporta però una drastica riduzione dell’autonomia personale: “Arrendersi non è un’opzione”, scrive il quotidiano britannico, sottolineando come le strutture mantengano i cancelli chiusi e prevedano regole che rendono difficile lasciare il programma prima della fine. A fornire uno sguardo diretto dall’interno è una 28enne australiana, conosciuta su Instagram come @eggeats, che ha deciso di iscriversi a uno di questi campi all’inizio di dicembre. Per meno di 1.000 dollari (circa 700 euro), la donna ha aderito a un programma di quattro settimane, documentando quotidianamente la sua routine.
Nei video pubblicati sui social, la giovane racconta di allenarsi per circa quattro ore al giorno e di seguire 19 lezioni settimanali. La giornata inizia con un corso di aerobica di gruppo al mattino, prosegue con sessioni di HIIT, tapis roulant e boxe, e si conclude la sera con una lezione obbligatoria di spinning. Quest’ultima, spiega, si svolge in un contesto ad alta intensità, con musica a tutto volume, luci stroboscopiche e un’atmosfera che lei stessa descrive come “simile a un rave”.
Anche l’alimentazione è rigidamente regolata: i pasti vengono serviti su vassoi con porzioni misurate. La colazione può consistere in una sola fetta di pane, pomodoro e cetriolo tagliati e quattro uova sode. Il pranzo è il momento più atteso della giornata perché rappresenta il pasto più abbondante: secondo quanto raccontato dalla donna, può includere anatra brasata, radici di loto, verdure saltate, carote crude e una banana. Snack, cibi confezionati e alimenti considerati “vietati” – come noodles istantanei o spuntini fritti e sottaceto – vengono confiscati all’ingresso del centro.
La vita all’interno del campo è fortemente regolata anche sul piano logistico. I partecipanti dormono in dormitori condivisi, fino a cinque persone per stanza, e non possono lasciare la struttura senza “validi motivi” approvati dalla direzione. In uno dei suoi video, la 28enne mostra le alte mura di cemento, i cancelli metallici, i cavi elettrificati e i punti di accesso controllati dalla sicurezza, che circondano l’intero complesso. L’alloggio è incluso nel costo del programma e comprende uno spazio personale per ciascun partecipante, con scrivania, armadietto e guardaroba sotto i letti a castello, oltre a servizi essenziali come docce ad alta pressione e bagni alla turca. Sono inclusi anche tre pasti al giorno, seppur estremamente basici.
Nonostante il regime rigido, sono previsti alcuni momenti di pausa. Ogni sera, dalle 19.40, i partecipanti hanno del tempo libero, mentre la domenica è dedicata al riposo, con un’unica eccezione: una lezione serale obbligatoria di spinning. Il programma accetta persone provenienti da tutto il mondo e, come spiega la content creator, non è necessario parlare mandarino o cantonese, poiché lo staff utilizza spesso l’inglese. Sono disponibili anche programmi di due settimane, ma – secondo quanto riferito dalla struttura – il percorso consigliato è quello di 28 giorni, considerato più efficace. La donna ha raccontato di aver perso 2,25 chili in sette giorni e circa 4 chili entro il quattordicesimo giorno.
Nonostante la fatica, i dolori muscolari e le sveglie all’alba, la 28enne si dice soddisfatta dell’esperienza: “Ho fatto tante amicizie, tutti sono gentili e non giudicanti perché abbiamo lo stesso obiettivo: perdere grasso”, ha dichiarato, consigliando il programma a chi è disposto a mettersi alla prova. Nei commenti ai suoi video, però, non mancano le critiche. Alcuni utenti mettono in dubbio l’efficacia di un regime così rigido rispetto ai risultati ottenuti. “Otto libbre in 14 giorni non sono molte per un fat camp”, scrive un utente, citato dal Daily Mail. “A casa si può perdere lo stesso peso andando in palestra e cambiando alimentazione”.