il Fatto Quotidiano, 7 gennaio 2026
Citazioni farlocche ma al “Bacio”. I fake, dalla Perugina all’IA
“L’amore è l’infinito abbassato al livello di un barboncino”. La celebre frase porta la firma di Céline e denota quindi una certa dose di sarcasmo. I migliori aforismi sono piuttosto caustici, poco adatti alla chiave buonista che va per la maggiore oggi tra le citazioni. E così dilagano quelli falsi, ma attribuiti ad autori famosi. Anche Montanelli si vantava di avere scritto false citazioni, ma non erano certo buoniste ed erano attribuite a un personaggio storico che non le aveva mai scritte ma avrebbe potuto farlo. A volte il gioco può essere scoperto come quando Dagospia cita un improbabile, ma fantastico Freud in napoletano: “O cazzo non vuole pensieri”. Cioè preoccupazioni e affanni sono l’antidoto del Viagra.
Le false citazioni attuali invece non guardano in faccia a nessuno e trasformano persino il povero Bukowski in un autore di melensaggini. Molte ormai sono fatte con l’Intelligenza artificiale, altre vengono dall’Ignoranza naturale. La maggior parte è un cocktail mellifluo di tutt’e due. Il grado di allerta è tale che persino i Baci Perugina, i Lincei dell’aforisma sull’amore, sono ormai sospetti. A qualcuno infatti è andato di traverso un Bacio dopo averlo trovato avvolto nel seguente cartiglio: “Quando sentiamo il bisogno di un abbraccio, dobbiamo correre il rischio di chiederlo”. Silvio Raffo, che ha tradotto 1.200 su 1.770 poesie nel Meridiano Mondadori dedicato a Emily Dickinson e scritto la biografia della poetessa, Io sono nessuno, la ritiene troppo corriva e contemporanea per essere vera. Nella forma e nel contenuto. E cita un verso, questo però autentico, più noto e meno banale: “Che l’amore sia tutto/ è tutto quello che sappiamo dell’amore”. La poesia, per quanto breve, prosegue, ma riportiamo solo la prima parte per motivi di spazio anche se, come diceva Maria Luisa Spaziani, “interrompere una poesia è come interrompere un orgasmo”.
Nato da un’idea di Luisa Spagnoli per sfruttare lo scarto di lavorazione delle nocciole, il Bacio Perugina ha una genesi per niente melliflua. Evoca nell’aspetto più un pugno che un bacio e sarebbe stato inizialmente chiamato “Cazzotto” in sintonia con l’anno di nascita, il 1922: la marcia su Roma, Waste Land… Messo da parte questo nome, Giovanni Buitoni, proprietario della Perugina, avrebbe cambiato faccia al prodotto avvolgendolo nei biglietti, come usava fare l’amante, ovvero Luisa Spagnoli. La grafica e un dipinto alla Hayez sulla scatola, ideati da Federico Seneca, hanno fatto il resto. I primi cartigli erano piuttosto ironici e oggi sconvenienti, ma allora in fondo conservatori: “Se puoi baciar la padrona, non baciar la serva”. Eppure come diceva Totò “la serva serve”. O anche: “La donna è mobile e io sono mobiliere” (sempre Totò, niente Baci).
Oggi non manca qualche battuta ironica che tenta di attualizzare il vecchio ma sempre splendente arnese dell’aforisma e reclutare più donne tra gli autori: “Un bacio è la virgola rosa tra le parole: ciao, io esco” (Mara Maionchi). Più banale Emma Marone: “Spengo ad una ad una anche le stelle, al buio sotto voce si dicono le cose più profonde”. Non si dice di essere cinici come Gianni Agnelli (“Ci si innamora a vent’anni. Dopo si innamorano soltanto le cameriere”), o spinti come Ricucci (“So’ tutti froci col culo degli altri”, piaceva molto ad Arbasino), ma è sempre il chiaroscuro ad accendere una frase, signora mia. Soprattutto in un Paese di grandi aforisti come Flaiano: “I grandi amori si annunciano in modo preciso. Appena la vedi dici: chi è questa stronza?”.
A Bukowski sono intitolate pagine Facebook con centinaia di migliaia di iscritti e citazioni vere, altre false e altre né false né vere, ma firmate da terze persone con uno stile e un contenuto che avrebbero disgustato il “vecchio sporcaccione”. Questa è attribuita a lui: “L’anima libera è rara ma quando la vedi la riconosci, soprattutto perché provi un senso di benessere quando le sei vicino”. La citazione falsa si riconosce subito dal dettaglio: la parola “benessere” non è proprio da Bukowski. “Se inizierò a parlare di amore e stelle, vi prego: abbattetemi”, avvertiva l’autore di Compagni di sbronze, ma non prevedeva la vita postuma digitale. “A tutto si abitua quella carogna che è l’essere umano”, scriveva Dostoevskij. Persino alle citazioni finte e buoniste? Ma chissà che direbbe di fronte a quella falsa che gli è stata accollata: “La tolleranza arriverà a un livello tale per cui alle persone intelligenti sarà proibito pensare per non offendere gli stupidì”. Qui si cerca di arruolarlo tra i combattenti contro il politicamente corretto occidentale, ma la parola tolerantnost’ non è un vocabolo ottocentesco, tantomeno dostoevskiano. Frase fake dunque, ma perfetta per un Cazzotto Perugina apocrifo. In ogni caso attenti a chi vi bacia: potrebbe essere Luigina da Gorgonzola truccata da Dickinson grazie a ChatGpt.