Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  gennaio 07 Mercoledì calendario

L’esperimento. Una professionista si finge uomo su LinkedIn e in 7 giorni quadruplica i contatti

Fingersi uomo sulla piattaforma regina dei network professionali per vedere l’effetto che fa. Molte donne lo devano aver pensato negli anni, ma una sola ha trovato il coraggio di realizzare uno scambio di genere on line. Risultato? In una settimana ha quadruplicato i suoi contatti su LinkedIn. La storia – raccontata dal Washington Post è quella di tal Megan Cornish che dopo aver trascorso mesi a interrogarsi sul calo della sua visibilità su LinkedIn ha deciso di fare un test e rimodellare il suo profilo per farlo sembrare più simile a quello di un uomo. E i risultati hanno confermato i suoi sospetti di discriminazione di genere.
Dopo che la Cornish ha reso virale il suo esperimento LinkedIn è stato inondato di post di donne che analogamente hanno affermato che la loro visibilità sulla piattaforma è aumentata dopo aver adottato misure per oscurare il proprio genere o apparire più mascoline. L’episodio sta sollevando interrogativi su come i pregiudizi – negli esseri umani o ormai anche nelle macchine – determinino chi è più svantaggiato negli ambiti professionali, online e non solo.
Di fronte alle proteste corali LinkedIn si è prontamente difesa emettendo un comunicato stampa in cui sostiene che sistemi e algoritmi di intelligenza artificiale si basano su “centinaia di... segnali” ma non utilizzano informazioni demografiche, come età, razza o sesso, per determinare la “visibilità di contenuti, profili o post nel Feed”. In particolare Sakshi Jain, responsabile dell’intelligenza artificiale responsabile e della governance dell’intelligenza artificiale di LinkedIn, ha dichiarato al Washington Post: “Puoi cambiare genere sul tuo profilo ma non influisce sul modo in cui i tuoi contenuti appaiono nella ricerca o nel feed”.
L’ondata di esperimenti arriva mentre il più grande network professionale al mondo sta registrando enormi aumenti di traffico, diventando un punto di riferimento sempre più ampio per chi cerca lavoro e imprenditori. I post sono aumentati del 15% su base annua, mentre i commenti sono aumentati del 24%, ha affermato l’azienda. Questa crescita, su una piattaforma che rappresenta un punto di riferimento per circa 1 miliardo di utenti e milioni di opportunità di lavoro, sta alimentando un’intensa competizione per l’attenzione degli utenti.
L’esperimento della Cornish è rimasto impresso nella mente di donne come Rachel Maron, co-fondatrice dell’azienda di intelligenza artificiale Trustable. Dopo aver seguito con interesse per settimane il trend del cambio di genere, Maron si è tuffata a sua volta, ed è rimasta sorpresa nello scoprire che ripubblicare lo stesso contenuto sulla governance dell’intelligenza artificiale, che in precedenza aveva ottenuto meno di 150 visualizzazioni, ora ne ha generate “30.717”. Ha raccontato: “La settimana scorsa ho rimosso i miei pronomi. Questa settimana ho cambiato il mio indicatore di genere su LinkedIn in maschile. E improvvisamente, la piattaforma può vedermi”.