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 2026  gennaio 07 Mercoledì calendario

Trento, pensionato prende 379 euro come comparsa per il film Vermiglio ma l’Inps chiede 21mila euro

Un cachet da 379 euro, sette giorni di lavoro come comparsa e una richiesta di restituzione da oltre 21mila euro. È attorno a questi numeri che si è aperto il contenzioso tra un pensionato trentino e l’Inps, finito davanti al Tribunale di Trento. Un procedimento che, almeno per il momento, si è concluso con una battuta d’arresto per l’ente previdenziale: la giudice del lavoro Giuseppina Passarelli ha infatti sospeso le trattenute sulla pensione, accogliendo il ricorso d’urgenza presentato dall’avvocato Filippo Valcanover.
Il pensionato aveva partecipato nel 2021 come figurante al film Vermiglio, scritto e diretto da Maura Delpero e premiato alla Mostra del Cinema di Venezia con il Leone d’Argento. Un’esperienza limitata a poche scene, vissuta più come una passione che come un’attività lavorativa vera e propria. Ma tanto è bastato all’Inps per contestargli la violazione del divieto di cumulo tra pensione “Quota 100” e redditi da lavoro dipendente.
Secondo l’ente di previdenza, quei sette giorni di impiego come comparsa – inquadrato formalmente come lavoratore dipendente a tempo determinato – avrebbero fatto decadere il diritto all’intero trattamento pensionistico per l’anno 2021. Da qui la richiesta di restituzione di oltre 21mila euro, corrispondenti alle somme già erogate. La comunicazione di addebito è arrivata nel dicembre 2024. Il ricorso amministrativo presentato dal pensionato è stato respinto dall’Inps nel giugno 2025. Ad agosto, infine, l’ente ha disposto il recupero forzoso delle somme, prevedendo una trattenuta mensile di circa 292 euro per 72 rate. Un provvedimento che ha spinto l’uomo a rivolgersi al Tribunale del lavoro.
Nel ricorso si evidenzia come l’attività svolta fosse stata del tutto sporadica e occasionale. Nel film Vermiglio, girato anche in Val di Sole, l’uomo aveva partecipato a una scena portando una croce, senza alcuna continuità lavorativa. Solo a posteriori aveva scoperto di essere stato formalmente assunto: le produzioni cinematografiche, infatti, per poter accedere ai contributi pubblici sono obbligate a inquadrare anche le comparse come lavoratori dipendenti a tempo determinato, spesso tramite l’Agenzia del Lavoro. Un aspetto che il pensionato avrebbe appreso solo al momento della ricezione del Cud.
L’Inps ha fondato la propria posizione sull’articolo 14 del decreto legislativo 4 del 2019, che vieta il cumulo tra pensione “Quota 100” e redditi da lavoro dipendente. Un principio ribadito anche dalla sentenza della Corte di Cassazione del dicembre 2024, secondo cui la percezione di redditi da lavoro comporta la perdita dell’intero trattamento pensionistico per l’anno di riferimento. Tuttavia, il Tribunale di Trento ha adottato una valutazione diversa in sede cautelare. Nell’ordinanza, la giudice Passarelli sottolinea come la pronuncia della Cassazione – allo stato l’unica sul tema – non abbia carattere vincolante.
Viene inoltre richiamata la decisione della Corte Costituzionale, che ha dichiarato inammissibili le questioni di legittimità sollevate dal tribunale di Ravenna in un caso analogo, rimettendo così al giudice del lavoro la valutazione concreta della proporzionalità della sanzione. Proprio su questo punto si concentra il provvedimento cautelare: spetta al tribunale stabilire se la richiesta dell’Inps sia congrua rispetto all’entità e alla natura dell’attività svolta. La normativa, infatti, consente ai pensionati di svolgere attività occasionali entro il limite di 5mila euro lordi annui, purché comunicate.
Nel mirino dell’Inps
Il caso di Roberto si inserisce in un filone di contenziosi in crescita in tutta Italia. Pensionati “Quota 100” finiti nel mirino dell’Inps per aver lavorato pochi giorni o poche ore, spesso in contesti familiari o saltuari. In Trentino è ancora vivo il ricordo della vicenda di Angelo Menapace, ex panettiere di Tuenno, al quale nel gennaio 2024 l’Inps aveva chiesto la restituzione di 19mila euro per 30 ore di lavoro svolte in una pescheria di un parente, retribuite con 280 euro. Storie diverse, ma accomunate dallo stesso nodo giuridico: il confine tra lavoro occasionale e violazione del divieto di cumulo. Un confine che, almeno per ora, il tribunale di Trento ha ritenuto necessario riesaminare, congelando gli effetti della richiesta dell’Inps in attesa di una decisione nel merito.