la Repubblica, 7 gennaio 2026
Intervista a Vincenzo Schettini
Glielo ripetono tutti: «Se avessi avuto un professore come lei, sarei stato bravo anch’io a scuola». Oltre 900mila iscritti su YouTube, quasi tre milioni di follower su Instagram, il professor Vincenzo Schettini da anni parla agli studenti in aula e sul web, dagli account de La fisica che ci piace. Motiva i ragazzi a studiare «non per i voti, ma per se stessi, perché la cultura cambia davvero la vita», li spinge a superare gli ostacoli. Laurea in Fisica all’Università di Bari, diplomato in violino al Conservatorio di Monopoli, ha condotto su Rai 2 La fisica dell’amore, che si può trovare su RaiPlay. Con Noemi, Ermal Meta e BigMama ha condotto il concerto del Primo maggio. Il 10 gennaio, da Varese, partirà il tour teatrale conclusivo La fisica che ci piace-L’ultima lezione che lo porterà in giro per tutta l’Italia. Empatico, la chioma argentata che sfida la forza di gravità come zucchero filato, racconta che tra tutte le esperienze – la scuola, la televisione, i libri – «il teatro è la più forte».
Cosa la emoziona?
«È come se fosse una lezione scolastica amplificata, la cattedra si trasforma in un palco. Il pubblico non è fatto solo di adulti o adolescenti. Quando faccio le domande i bambini urlano le risposte di Fisica, un momento incredibile».
Perché la Fisica?
«Mi appassionava, e volevo insegnare. Chi si laurea in Fisica, fa ricerca, è visto un po’ nella torre d’avorio, fa le cose per le persone che capiscono. Io volevo trasmettere, senza spocchia».
Il segreto del bravo prof è questo?
«Si dovrebbe provare a raccontare la materia in maniera naturale, non impostata: per me è l’approccio che funziona. Quando ho messo su lo spettacolo, Paolo Ruffini ha detto: bene così. Vengo percepito, e mi fa piacere, come uno di famiglia».
L’approdo sul web ha cambiato tutto: com’è nato?
«Aprendo YouTube c’erano tante persone che insegnavano, in quel periodo ero fissato con l’inglese, l’ho imparato sul web. Devi avere la faccia di bronzo, all’inizio pensavo: chissà che ansia. Ma a me non sembrava difficile, è nato così. La prima live a settembre 2017. Il vero boom è stato quando ho cominciato a crescere su Instagram».
Piccola biografia?
«Nasco a Como da genitori pugliesi. Ivrea rappresentava il centro del mondo, papà perito elettronico lavorava in Olivetti. Mamma non è partita con l’idea di voler fare la professoressa, poi ha insegnato. Dopo il periodo al Nord siamo tornati in Puglia».
Com’era da adolescente?
«Fragile. Ero magrissimo, secco secco, venivo preso in giro. Non voglio dire bullizzato, ma insomma. Una volta anche una professoressa cominciò a sfottermi davanti a tutta la classe. Un medico mi insegnò cosa mangiare, feci un po’ di pesi, a 20 anni avevo il fisichetto. Nella vita bisogna piacersi: io mi vedevo brutto, non avrei mai avuto il coraggio di fare nulla».
Non corteggiava ma era corteggiato?
«Zero. Adolescenza disastrosa. A dirla tutta, mi faceva soffrire sentirmi sbagliato nel modo di provare attrazione verso gli altri. Non ero triste perché non avevo corteggiatori».
All’inizio ha vissuto male l’omosessualità?
«Mi sentivo solo, avevo un’amica che abitava di fronte a casa, Nadia. Scriveva poesie e anche io le scrivevo. Ne ricordo una, L’amico del mondo: parlava di me. Raccontavo di questo ragazzo amico di tutti, che tutti cercavano ma era bravo solo a essere amico».
Ne parlò con i suoi genitori?
«Sì, a 19 anni, forse nel modo sbagliato. Mi consigliarono di farmi aiutare: cerchiamo uno psicologo. Era il 1996, poi è cambiato tutto, mi hanno chiesto scusa. Forse al posto loro avrei agito così, non lo so».
Non c’era confidenza?
«Una volta non ci si faceva tante domande, adesso si è ossessivi anche con i cani, io e mio marito Francesco ci confrontiamo con l’addestratore. Mamma era diretta: “Qualcosa non va?”, entrava a gamba tesa. Papà mi chiese a bruciapelo: “Ma tu il preservativo te lo porti appresso?”».
Oggi parla con serenità.
«Il mio coming out su TikTok è del 2022, mi sono reso conto che ne valeva la pena. Mi ero sentito sbagliato, non lo ero. Dico sempre: liberate quello che avete dentro, nessuno è sbagliato, siamo unici. Non vergognatevi della malinconia, possiamo mostrarci vulnerabili».
L’amore com’è arrivato?
«La prima esperienza sessuale l’ho avuta con una ragazza, dovevo capire cosa mi stava succedendo. Poi a 21 anni ho conosciuto un ragazzo più grande di me, aveva una trentina di anni. Suonavo in un gruppo gospel, sono violinista, mi aveva visto in uno spettacolo».
Il successo l’ha cambiata?
«Non sono così sicuro, sono molto duro con me stesso, più che a festeggiare penso a come posso fare meglio. Continuo a insegnare a scuola, part-time, ho gli studenti di fronte e so quanto sia importante trasmettere la passione. Il confronto è bellissimo, voglio farmi capire, sempre».
I capelli?
«Quando in tv c’è un parrucchiere non me li deve toccare. Ho cominciato a farli crescere, mettevo polvere e lacca e stavano su ordinati, che belli che sono. Mi rappresentano. Nella mia testa ci sono ordine e organizzazione».
La cosa che conta di più?
«La preparazione. Sogni di diventare ballerino? Ti alleni, devi essere creativo, se no non vai da nessuna parte. Il successo non arriva perché hai una botta di fortuna. Poi la gente deve ricordarsi di te e i capelli completano il disegno: io sono questo».