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 2026  gennaio 07 Mercoledì calendario

Anche le meduse dormono. E fanno pure pisolini pomeridiani

Anche le meduse dormono, e lo fanno in modo sorprendentemente simile agli esseri umani. Una nuova ricerca condotta dai ricercatori della Bar-Ilan University (Israele), pubblicata sulla rivista Nature Communications, rivela che queste creature marine non solo riposano per circa otto ore al giorno, proprio come noi, ma si concedono persino dei brevi «pisolini» pomeridiani. 

Lo studio ha analizzato due stirpi animali antichissime: la medusa Cassiopea (nota come «medusa sottosopra») e l’anemone di mare. Utilizzando sistemi di tracciamento video a infrarossi e analisi comportamentali, gli scienziati hanno osservato che entrambi gli organismi mostrano schemi di sonno definiti, nonostante la mancanza di un sistema nervoso centrale complesso o di un cervello vero e proprio. 

Secondo i dati raccolti, le meduse seguono un ciclo di circa otto ore di sonno giornaliere. Durante la notte, la loro attività motoria (le pulsazioni dell’ombrello) rallenta drasticamente. Ma la vera sorpresa riguarda il «power nap»: i ricercatori hanno documentato brevi periodi di inattività a metà giornata, paragonabili alla siesta umana, durante i quali le meduse diventano meno reattive agli stimoli esterni. 
La scoperta suggerisce dunque che la necessità di dormire sia nata centinaia di milioni di anni fa, molto prima della comparsa del cervello complesso. «Il sonno è una funzione fondamentale che si è conservata nel corso dell’evoluzione», spiegano i ricercatori. Sebbene le meduse siano regolate principalmente dal ciclo luce-buio e gli anemoni di mare dal loro orologio biologico interno, entrambi condividono la necessità omeostatica di riposare per mantenere l’integrità dei propri neuroni. 
Lo studio non solo riscrive la storia evolutiva del riposo, ma suggerisce che le funzioni essenziali del sonno – come la riparazione cellulare e la manutenzione neuronale – siano nate in organismi estremamente semplici. Comprendere come dormono le meduse potrebbe quindi aiutare gli scienziati a capire meglio i disturbi del sonno nell’uomo e l’importanza vitale di quelle «otto ore» che condividiamo con i più antichi abitanti degli oceani