corriere.it, 7 gennaio 2026
Brown University, il video-testamento del killer Claudio Valente: 11 minuti su una chiavetta Usb e il giallo del movente
Una confessione ma non un movente: c’è questo in brevi video registrati da Claudio Valente, il killer della Brown University e dello scienziato portoghese. Le quattro clip per un totale di undici minuti erano contenute in una chiavetta USB recuperata dagli investigatori nel deposito di Salem dove l’omicida si è tolto la vita. Valente non si è pentito di ciò che ha fatto, afferma che non deve scusarsi e si dispiace solo per una leggera ferita che ha riportato all’occhio, causata dal rimbalzo di un bossolo. «Forse avrei dovuto indossare degli occhiali» aggiunge ma spiega di non averlo fatto perché temeva che si appannassero.
Nega di avere problemi mentali (anche se gli altri lo pensano), sottolinea che l’obiettivo era l’ateneo dove ha assassinato due studenti, conferma di aver preparato l’attacco da lungo tempo. Nel video prima dice tre mesi, poi si corregge e parla di «semestre».
L’omicida sottolinea di non provare né odio né amore, stesso sentimento verso gli Stati Uniti o per gli altri. Nella clip quasi si compiace che Donald Trump lo abbia definito «un animale»: è vero lo sono, rimarca, come lo è lui. L’unica cosa che gli interessava era finirla alle sue condizioni e ribadisce che non cercava di diventare famoso con un gesto eclatante. Parla di una opportunità che si aperta e l’ha colta.
Sostiene di avere molto denaro, con il quale sarebbe potuto andare avanti per anni, tuttavia non rivela quale fosse l’origine delle sue risorse e cosa facesse. Aspetti sui quali sta indagando l’FBI.
Dopo settimane non sono emersi dettagli sull’eventuale professione, residenza, contatti. Nell’ultimo spezzone Valente si sofferma su un particolare. Una testimonianza aveva ipotizzato che lo sparatore avesse gridato “Allah è grande” e invece il killer precisa di aver detto “Oh no”. Perché quando è entrato in un’aula non ha visto nessuno ed ha pensato che fosse vuota. Pochi secondi dopo realizza che gli studenti si sono nascosti sotto i banchi.
In questa specie di testamento non c’è alcun riferimento alla terza vittima, il professore di Harvard, Nouno Loureiro, freddato nella sua abitazione nei pressi di Boston. L’assassino lo aveva conosciuto durante gli studi in Portogallo ma poi le loro strade si erano separate. Valente si era iscritto alla Brown per un dottorato, solo che non aveva mai terminato il corso mentre la vittima aveva iniziato una lunga carriera che lo avrebbe portato al MIT. Il video, secondo gli investigatori, è un indizio evidente di sentimenti rancorosi verso il mondo circostante.
Del resto, lo stesso Valente esprime disprezzo nei confronti degli altri, un atteggiamento di superiorità già emerso dai racconti di chi lo aveva frequentato: non resisteva alle pressioni, diventava aggressivo e se qualcosa andava storto non era mai colpa sua.