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 2026  gennaio 07 Mercoledì calendario

Bellavia, caso in Parlamento. Da Renzi a D’Alema, i tanti nomi tra i file rubati

Il caso del milione di file rubati dall’archivio del commercialista Gian Gaetano Bellavia, contenenti dati sensibili su politici, imprenditori e vip finisce in Parlamento. Bellavia, storico consulente di 19 pm e dal 2009 intervistato da Report come esperto dei casi trattati, è finito nell’occhio del ciclone dopo aver denunciato la sua ex collaboratrice Valentina Varisco, ora a processo per aver estratto, nell’estate 2024, 910 giga di dati «super sensibili» dall’archivio dello studio Bellavia. Una valanga di nomi, con relative informazioni sensibili, su: Silvio Berlusconi, Matteo Renzi, John Elkann, Manfredi Catella, Massimo D’Alema, Luigi Di Maio, Alberto Di Rubba, Lamberto Dini, Roberto Formigoni, Ennio Doris, Geronimo La Russa, Flavio Briatore.
Raffaella Paita, capogruppo di Iv al Senato – emerso che il leader del suo partito Renzi figura tra gli «spiati» (in questo caso ancora presunti) – in un’interrogazione chiede al ministro della Giustizia Carlo Nordio «se sia a conoscenza della vicenda e se non ritenga di adottare iniziative al fine di accertare il rispetto, da parte dello studio Bellavia e dei consulenti delle Procure, degli obblighi di non conservazione e divulgazione previsti dalla normativa vigente». Un atto parlamentare presentato dopo quello che si configura «almeno come il quarto dossieraggio o raccolta fraudolenta di dati sensibili» ai danni di Renzi, che si dice «amareggiato per l’ennesima intrusione nella sua vita». Una sequenza iniziata nel 2016, con lo scandalo dei fratelli-hacker Occhionero, che da Londra spiarono le conversazioni di Renzi, Mario Monti e Mario Draghi. C’è poi lo scandalo del finanziere Pasquale Striano, che spiò i dati del conto in banca di Renzi; infine, il penultimo scandalo: il cyberspionaggio internazionale di Equalize.
L’ex premier, sul caso Bellavia, si sta muovendo con cautela. Ma vista la concreta possibilità di essere stato spiato per la quarta volta, Renzi sta preparando con i suoi legali un maxi esposto al Garante per la privacy e alla Procura, come tutela.
Ma la parte giudiziaria è solo uno dei due fronti incandescenti di questa vicenda. A pesare molto è infatti l’aspetto politico e mediatico, sul quale sta picchiando duro, da giorni, il centrodestra. Più esponenti di vertice della maggioranza di governo si domandano infatti «come sia possibile che un personaggio come Bellavia, detentore di milioni di file sensibili, oltre alla sua attività privata di commercialista sia consulente, allo stesso tempo, di una miriade di Procure e da anni sia consultato da una trasmissione Rai come esperto delle inchieste trattate».
A preoccupare Bellavia, adesso, sembra però un insidioso «effetto boomerang». Dalla sua denuncia contro la storica collaboratrice Varisco (poi passata a lavorare per società di investigazione) si è sì innescata l’inchiesta per accesso abusivo a sistema informatico, ma è anche partito un «giallo» sulle 36 pagine senza firma, senza data, senza timbro di formale depositato in Procura, eppure finite nel fascicolo ufficiale. In questo documento sono elencati decine e decine di nomi di politici e imprenditori «ad altissima sensibilità» di cui sarebbero stati trafugati i dati. Chi ha scritto questa nota di 36 pagine? Bellavia? E come sono finite agli atti senza aver seguito la procedura? Anche su questo indaga la Procura di Milano. Quello di Bellavia, almeno per ora, non è stato ufficialmente classificato come dossieraggio. Ma di certo, gran parte di quei dati «ultrasensibili» raccolti tra i molti anni da consulente dei magistrati e la sua attività da commercialista dovevano essere distrutti, a norma di legge, e non rimanere negli archivi digitali di Bellavia.