Corriere della Sera, 7 gennaio 2026
Troppo nerd e presenzialista. Ascesa fulminante (e caduta) del ragazzo che sussurrava a Merz
Era un nome noto a pochi, ma Friedrich Merz ha licenziato lunedì il suo più stretto consigliere. Se ne va Jacob Schrot, 35 anni, e poche notizie come questa potevano destare un simile sconcerto, un risuonar di telefoni e messaggi WhatsApp, nel piccolo mondo tra i palazzi della Berliner Republik. Perché Jacob Schrot era, in quel mondo, l’astro nascente, la figura più insolita del nuovo potere tedesco, con un’ascesa fulminea che si è spenta sul più bello, 8 mesi dopo aver preso in carico l’ufficio del cancelliere.
Sommava due incarichi, il giovane Schrot: quello di capo della cancelleria e del neonato Consiglio di sicurezza nazionale. Era il gatekeeper, l’uomo che teneva l’accesso alla porta e all’orecchio di Merz (e escludeva chi non doveva entrare), che gli curava l’agenda, ma anche colui che doveva indirizzare la politica estera. E infatti, quando Merz andò da Trump, e tutti nell’entourage tremavano all’idea che potesse essere maltrattato come Zelensky, Schrot era con lui allo Studio Ovale, seduto sul divano proprio di fronte a JD Vance. Lo preparò a quell’incontro come a un duello presidenziale Usa, provando e riprovando con lui le battute: è anche merito suo se Merz se la cavò facendo un figurone. Fin da ragazzino, Schrot era un nerd della politica Usa, e condivideva con Merz la passione per gli States. Curava molto i rapporti con i trumpiani.
Una visibilità insolita, per l’uomo che però era pagato per essere il «segretario particolare», l’ombra del cancelliere. Quello che fu Beate Baumann, la tuttofare di Angela Merkel (coautrice della sua autobiografia) che la cancelliera definì una Lebensgefährtin, compagna di una vita, subito dopo il marito. Erano così in sintonia, ammise Merkel, che scrivevano i discorsi dandosi il cambio, come Fruttero e Lucentini: ebbene, di Beate Baumann in 16 anni non è uscita neppure una fotografia. Schrot invece amava senz’altro le telecamere.
Figlio di due medici del Brandeburgo, il bambino nato nell’ultima estate della Ddr – un uomo dell’Est, quindi, per il cancelliere renano – a 18 anni vinse il reality Ich kann Kanzler! (Posso fare il cancelliere). E quando oltre al premio in denaro gli offrirono uno stage al Bundestag, rispose che ci era già stato e che preferiva la cancelleria. Idee chiare. E allora cos’è successo tra lui e Merz, che a 32 anni lo aveva nominato suo capo di gabinetto al Parlamento, quando guidava l’opposizione, e che lo voleva con sé nella campagna elettorale?
«Troppo giovane, troppo veloce, troppo attivo», dicono di lui fonti bene informate a Politico. Pare tenesse per sé i dossier, intervenisse su tutto, dormisse perfino in cancelleria. Nelle dichiarazioni ufficiali – cordialissime, solo parole di amicizia e gratitudine – si annuncia che Schrot sarà sostituito da Philipp Birkenmaier, 50 anni, coordinatore federale Cdu ed esperto d’economia. Ed è questo che implicitamente si imputa a Schrot: di intendersi poco degli affari.
Ma soprattutto era chiaro che questo ragazzo prodigio, che schermava così tanto il capo da renderlo irraggiungibile, che aveva accumulato un potere insolito, si era conquistato l’invidia e il risentimento di molti nel partito. Non uno nella Cdu – scrive il vicedirettore della Bild e podcaster Ronzheimer – ne parlava bene. E si era attirato anche l’astio dei burocrati, promosso subito al livello B9 (era un funzionario statale, non membro del governo) con 13.923 euro di stipendio.
Merz probabilmente l’ha sacrificato alla ragion di partito. Accusato di tenere male i rapporti, con enormi difficoltà a far passare le leggi sulle pensioni, il cancelliere ha dovuto dare un segnale ai suoi: ho capito. Basta politiche da nerd, basta lettere al Financial Times, si torna al classico: a badare all’economia e alla Cdu. E provare, cambiando una sola pedina (che pure gli era vicina), dopo 8 mesi di sondaggi cattivi a indicare un nuovo inizio.