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 2026  gennaio 07 Mercoledì calendario

Milizie, esercito, polizia: è caccia agli infiltrati. La transizione passa dagli uomini col fucile

La Cia ha convinto Donald Trump a puntare su Delcy Rodríguez in quanto sarebbe l’unica in grado di garantire stabilità. Un riconoscimento, rivelato dai media americani, che può però diventare una macchia agli occhi dei duri-e-puri a Caracas sempre a caccia di traditori.
Le autorità venezuelane hanno applicato misure rigorose, una estensione del «Piano Indipendenza» elaborato da mesi con la mobilitazione di unità, invio di uomini in una rete di postazioni sparse per il Paese. Si è parlato di quasi 300 punti dove organizzare in caso di necessità forme di resistenza e guerriglia, missione affidata alla milizia bolivariana, agli attivisti che girano armati e incappucciati, all’esercito. Sulla carta 150 mila uomini o 200 mila a seconda delle dichiarazioni, numeri sulla carta di un apparato però afflitto da problemi, con mezzi spesso obsoleti e pensato soprattutto per fare da schermo al regime piuttosto che fronteggiare un nemico convenzionale.
In queste ore gli oppositori hanno segnalato restrizioni, stop alle visite in carcere per i detenuti politici, pressioni. Nelle celle ci sono civili ma sono tanti i membri delle forze armate, dissidenti puniti in modo severo.
Il giuramento della Rodríguez nel nuovo ruolo di presidente ad interim è passo interessante per la transizione ma restano aperti molti fronti. In un clima di sospetto e diffidenza, dove sono possibili provocazioni, incidenti creati ad arte, manovre sotterranee. All’estero come dentro i confini si guarda soprattutto alle mosse degli «uomini con il fucile», ossia il ministro dell’Interno Cabello e il suo collega della Difesa Vladimir Padrino, due personaggi che se vogliono possono mettersi di traverso, innescare situazioni difficili, usare «la piazza».
Washington osserva, ritiene che in questa fase la nomenklatura stia attuando una tattica attendista per superare l’onda della tempesta. Con una complessa ricerca di equilibrio soprattutto da parte di Delcy Rodríguez che, da un lato, non deve tenere conto delle richieste di cambio di rotta da parte degli Usa, e dall’altro non può offrire il fianco all’anima più estrema incarnata dai due ministri. Significativo il comunicato diffuso nella notte di lunedì: tutti gli organi di polizia devono immediatamente intraprendere la ricerca e la cattura di qualsiasi persona coinvolta nella promozione o sostegno dell’attacco armato degli Stati Uniti. Parole che ricordano la caccia agli infiltrati scatenata dai pasdaran iraniani dopo la guerra di giugno. Un misto di paranoia e necessità reali, una fase dove vedi ombre e nemici ovunque. Un clima che può giustificare qualsiasi misura.
Cabello e Padrino sono preparati a fronteggiare questi momenti. Il primo è da undici anni alla guida del dicastero, uno stratega della repressione, pronto ad usare i militanti. Gli esperti lo definiscono nazionalista. Su di lui c’è una taglia statunitense di 25 milioni di dollari. Un po’ meno – 15 milioni – per il secondo, un gerarca che ha frequentato corsi negli Usa, ha una visione molto ideologica, ha svolto il compito di guardiano anti golpe (scenario molto temuto ma anche usato) ed ha curato i rapporti con Cuba, Russia, Iran. L’Avana ha mandato una task force con compiti di controspionaggio e protezione, ruolo sottolineato dall’uccisione di almeno 32 cubani che dovevano vegliare su Maduro. Ieri sono stati diffusi nomi e foto, numerosi gli ufficiali. A coordinarli c’era Asdrubal de la Vega: secondo un giornalista in esilio accompagnava ovunque il leader venezuelano e spesso dormiva in una stanza vicina. Nel blitz sono poi morti anche 23 militari locali, probabilmente parte della scorta del leader.
I russi si sono sempre occupati dei sistemi missilistici e radar, un contingente stimato in 120 elementi guidati dal generale Oleg Makarevich. Un dato diffuso dagli ucraini e dunque di parte. Non è chiaro se Mosca lo abbia aumentato o ridotto quando il Pentagono ha schierato flotta e caccia nei Caraibi. Teheran, invece, ha fornito droni kamikaze e per questo motivo alcune società sono state inserite nella lista nera del Tesoro americano.
Tutti alleati importanti ma rivelatisi inutili quando The Donald ha autorizzato l’incursione della Delta Force.