Corriere della Sera, 7 gennaio 2026
Pannelli, uscite, capienza Errori e negligenze: i motivi di una strage
Per provocare un disastro delle proporzioni di quello de Le Constellation di Crans-Montana sono necessarie una serie di concause, che solo il caso e la sfortuna sono in grado di incastrare drammaticamente l’una all’altra per poter uccidere con il fuoco 40 giovani nella notte di Capodanno. La principale causa, quella che innesca tutte le altre è il colpevole, criminale fattore umano.
Le fontane
Tecnicamente sono «effetti pirotecnici» che dovrebbero essere posti sul pavimento o fissati ad un supporto. Da almeno dieci anni, a Le Constellation i camerieri celebravano l’acquisto di una bottiglia di champagne costosa portandola in processione a ritmo di musica, dopo avere infilato nel collo una fontana luminosa. Questa violazione della legge elvetica, avvenuta nel sotterraneo, ha fatto partire l’incendio più tragico nella storia della Svizzera.
I materiali
È la causa prima: senza la spugna, posizionata sul basso soffitto per ridurre l’eco della musica, le fiamme non sarebbero divampate. Come testimoniano i video fatti dai ragazzi, molti dei quali perderanno la vita, le scintille di una fontana hanno incendiato questo materiale che avrebbe dovuto essere ignifugo. Era stato posato personalmente dal gestore Jaques Moretti durante i lavori di ristrutturazione del 2015 che, e questo ha dell’incredibile: in Svizzera non devono essere né autorizzati né controllati dai responsabili della sicurezza se non modificano la destinazione d’uso. Quando l’anno scorso un tecnico fece dei rilievi acustici dopo che la gestione aveva chiesto di prolungare l’orario di chiusura, il materiale fu controllato senza alcun rilievo.
L’antincendio
Non c’era un impianto antincendio nell’interrato e neppure al pianterreno. Il sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud, ha detto che per quel tipo di locale «non è previsto». Se ci fossero stati gli ugelli che spruzzano acqua, forse le fiamme non si sarebbero propagate all’intero locale seminando la morte. Nessuno ha usato estintori, o perché non sono stati trovati o perché non hanno funzionato e non c’era un allarme sonoro che scattasse con il fumo.
I varchi
Nel sotterraneo c’erano due uscite: una era la scala che portava al piano superiore, l’altra una porta che dall’area fumatori conduceva nella tromba delle scale di servizio del palazzo. Due ex dipendenti hanno detto che, forse per risparmiare sul costo della vigilanza, la porta era tenuta chiusa a chiave perché i gestori temevano che i ragazzi (il locale era frequentato prevalentemente da teenager) uscissero senza pagare o entrassero di nascosto.
La scala
Ripida, una quindicina di gradini, con la ristrutturazione del 2015 era stata ridotta in larghezza da tre metri a un metro e mezzo, ma a dicembre i titolari avevano presentato un progetto per restringerla a 1,34 metri. Quando sono divampate le fiamme, i 100-200 ragazzi che erano nell’interrato hanno cercato scampo accalcandosi sui gradini per guadagnare l’uscita principale, nello stesso momento in cui anche i clienti che erano al piano terra si lanciavano verso l’uscita che sta alla fine della scala. I due flussi hanno creato un tappo mortale. Coloro che sono rimasti indietro sono morti tra le fiamme o soffocati, gli altri sono stati schiacciati dalla calca.
Capienza
A Le Constellation potevano entrare fino a 200 persone, divise equamente tra i due piani, più 40 nella veranda. La sera di Capodanno doveva esserci molta più gente. Il numero delle vittime (153 tra morti e feriti) lascia immaginare che dentro ci fossero almeno 400 giovani.
Veranda
È l’unica area che è stata ispezionata, almeno tre volte anche sul rispetto delle norme antincendio. È una struttura coperta in legno, addossata alla facciata, di una settantina di metri quadrati che i titolari volevano allargare di un’altra trentina. Anch’essa si è rivelata una trappola. La gente in fuga si è intasata anche alla porta di uscita sulla strada. Molti si sono salvati solo dopo che dall’esterno i passanti sono riusciti con molta fatica a sfondare le ampie vetrate di plastica.
I controlli
In Svizzera ciascuno dei 26 cantoni ha una propria legge antincendio che demanda la responsabilità dei controlli ai singoli Comuni. Le verifiche annuali nel Vallese sono affidate ad una società privata, non ad un ente pubblico.