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 2026  gennaio 06 Martedì calendario

Bloccati gli incentivi 5.0. Mancano 2 miliardi investimenti a rischio

Ci sono quasi due miliardi di investimenti bloccati in attesa del rifinanziamento degli incentivi di Transizione 5.0. Nonostante il governo abbia inserito in manovra un pacchetto robusto di agevolazioni per le imprese – con le polemiche e i problemi di copertura che ne sono scaturiti in Parlamento a ridosso di Natale – il plafond di Transizione 5.0, esaurito a novembre per i progetti avviati nel 2025, è rimasto a zero. Questo perché le risorse, circa 1,3 miliardi di euro, sono state messe su Transizione 4.0, il programma di sostegno agli investimenti in beni strumentali materiali e immateriali legati allo sviluppo tecnologico, che però ha un credito d’imposta che non supera il 20%. Transizione 5.0, invece, consentiva di arrivare a un’aliquota doppia (fino al 45%) per gli investimenti in digitalizzazione, efficienza energetica e valorizzazione del capitale umano.
Il programma Transizione 5.0 ha vissuto un iter burocratico a dir poco travagliato, con problemi procedurali e correzioni che di fatto hanno tenuto in pausa le strategie delle aziende. Una volta trovata una difficile quadra, gli imprenditori nel corso del 2025 si sono prenotati sulla piattaforma ad hoc per ottenere gli sconti sugli investimenti realizzati, ma il fondo iniziale da 6 miliardi previsto dal Pnrr è stato ridotto a 2,5 miliardi, nell’ottica della rimodulazione delle risorse, sia per il Piano stesso, sia a favore della legge di bilancio allora in cantiere. E così, a inizio novembre, il governo ha avvisato gli industriali che il rubinetto era stato chiuso, e le richieste ulteriori sarebbero state valutate in un secondo momento. Le prenotazioni sono rimaste aperte fino alla fine di novembre, perciò, nella lista d’attesa dei datori di lavoro che hanno avviato progetti tecnologici, il valore delle domande in stand-by ha raggiunto gli oltre 1,8 miliardi di euro.
Di fronte alle proteste delle associazioni datoriali che si sono trovate da un giorno all’altro private da un diritto sancito da una legge dello Stato, l’esecutivo di Giorgia Meloni è intervenuta con un decreto che ha stanziato 250 milioni in più a copertura di Transizione 5. 0, provvedimento che attende il via libera del Parlamento la prossima settimana. Una somma, evidentemente insufficiente, che avrebbe dovuto fare da ponte in vista di un’erogazione significativa nella manovra di dicembre. Così non è stato, sebbene la Confindustria guidata da Emanuele Orsini abbia fatto un pressing fortissimo, perché i soldi sono andati al vecchio programma di sconti precedente, il 4. 0 appunto, più semplice da un punto di vista burocratico ma più debole in quanto a incentivi.
L’ipotesi più semplice, adesso, è che le aziende in attesa di ottenere le agevolazioni per coprire gli investimenti del 2025 vengano retrocesse al programma Transizione 4.0, quindi con uno sconto inferiore rispetto a quello preventivato, sempre che i beni strumentali acquistati siano coerenti con gli obiettivi del vecchio programma di incentivi.
La seconda possibilità, remota, è quella di iniettare altre risorse sul 5.0 per coprire l’anno passato. Oppure, la terza opzione è spostare le prenotazioni bloccate sull’iperammortamento votato in manovra, che però riguarda gli investimenti dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028 e stabilisce un’aliquota massima fino al 180% solo per i beni prodotti nell’Unione europea. L’iperammortamento, comunque, non è ancora applicabile perché prima deve essere varato il decreto attuativo del Mimit di Adolfo Urso e del Mef di Giancarlo Giorgetti. In questo senso, i tempi, soprattutto se si pensa a casi analoghi del passato, non saranno brevi.
Il ministero delle Imprese e del Made in Italy segue con attenzione gli sviluppi di questa vicenda, ma è intenzionato a prendere un’iniziativa solo dopo il 28 febbraio, che è la data cerchiata in rosso sul calendario entro cui le aziende devono comunicare il completamento dei progetti per avere diritto all’incentivo.
Negli ultimi giorni, a rilanciare la questione dei crediti d’imposta fermi al palo è stata la Confartigianato: «Su Transizione 5.0 la copertura è insufficiente, è il grande punto debole della manovra. Le imprese si aspettavano risposte coerenti con gli annunci. Così si rischia di bloccare investimenti già decisi», sottolinea il presidente Marco Granelli.
Anche per la Cna è «urgente a breve un chiarimento normativo al fine di assicurare che tutte le imprese, che hanno presentato la domanda per il contributo entro i termini, abbiano la garanzia di accesso al beneficio secondo le modalità iniziali».
La Fapi, la Federazione autonoma delle piccole imprese, si dice preoccupata perché «l’attuale impostazione del piano Transizione 5.0 rischia di non rispondere alle reali esigenze delle piccole e medie imprese italiane».