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 2026  gennaio 06 Martedì calendario

Giorgio Rocca: «Vinsi lo slalom a Madonna di Campiglio e capii cosa provava Tomba. Rosico ancora per Torino 2006»

Giorgio Rocca, ultimo italiano a vincere sulla 3Tre a Madonna di Campiglio (domani 7 gennaio si disputerà lo slalom di Coppa del Mondo), vent’anni fa. Oggi a 50 anni è un  imprenditore di successo, ha fondato la Gr Mountain, azienda che spazia dalla scuola sci (oltre 200 maestri associati) all’organizzazione di eventi, passando per experience di ogni tipo in montagna.
La prima cosa che le viene in mente se ripensa a quella notte magica?
«Era il mio miglior momento della carriera: volevo vincere la Coppa del Mondo, le Olimpiadi erano alle porte, avevo già fatto due podi sulla 3Tre. Mi sentivo di avere il colpo in canna, ero pronto per salire sul gradino più alto. Alla fine della prima manche ero quarto, dovevo dare tutto nei restanti 45-50 secondi».
Quarantacinque secondi che sembravano eterni.
«Già, ma mentre scendevo mi sentivo da dio. Facevo quello che volevo, all’arrivo mi sono liberato delle emozioni nonostante mancassero ancora tre concorrenti. Sapevo di aver fatto una bella prova».
È vero che gareggiare di notte amplifica tutto?
«Nevicava ma a Campiglio l’illuminazione era perfetta, ed è una componente fondamentale per trovare la fiducia. Poi il pubblico è concentrato sul percorso di gara, non ha distrazioni. Di notte lo senti molto di più. Quel giorno finalmente ho vissuto ciò che viveva Tomba nei suoi giorni migliori, mi sembrava strano che il protagonista fossi io».
Perché?
«Perché sono sempre stato un ragazzo umile che è riuscito ad arrivare perché credeva in ciò che faceva. In quella vittoria c’erano i miei sforzi ma anche di tutti quelli che mi avevano portato sino a lì: allenatori, skimen, preparatori. Se mi guardo indietro penso a quanto sia difficile trionfare a Campiglio. Lì hanno fallito anche supercampioni, serve una marcia in più».
L’Italia si preparava a Torino 2006 come adesso per Milano-Cortina. Quanto pesa la pressione olimpica, lei la sentiva?
«Per gli sciatori è un po’ diverso perché la Coppa del Mondo ha un valore molto alto. Però in quell’anno per me era tutto amplificato verso Torino 2006: venivo da cinque vittorie di fila, la gente diceva: “Adesso Rocca stravince”. Anche gli avversari mi vedevano come una specie di Valentino Rossi, in sostanza un rompiballe nel sendo buono del termine. Andavo per vincere e invece…”.
I Giochi sono imprevedibili. A terra dopo trentatre secondi. 
«Dai tutto in una sola gara e ogni prova ha la sua storia. Ma, per il mio carattere, è strato meglio schiantarsi nello slalom che chiudere quinto come nella combinata, non ho rimpianti sciistici solo morali. In quel momento ero da medaglia, venivo da cinque trionfi consecutivi, ma i Giochi sono così. Però sto ancora rosicando, quell’oro lo avrei meritato».
Lei frequenta Crans Montana dove ha una serie di attività. C’erano anche delle persone iscritte alla sua scuola sci la notte di Capodanno a Le Constellation. Come stanno?
«Abbiamo avuto la fortuna che i nostri ospiti sono vivi ma purtroppo in parte ustionati. Per quanto riguarda il mio team di collaboratori nessuno è stato coinvolto, ma c’è una tristezza nell’aria che scuote tutta la comunità».