Corriere della Sera, 6 gennaio 2026
Luca Ravenna: «La tv non fa più ridere»
Un tour imponente, annunciato mesi prima, con già 27 date previste in soli 4 mesi e il debutto il 18 gennaio, ad Alessandria. «Sento da mesi una certa ansia, ma alla fine il bello è anche questo: salire per la prima volta sul palco con un nuovo spettacolo e vedere come va il passaggio da quello che avevo nella mia testa alle persone». Luca Ravenna, il comico della porta accanto, l’amico che all’università quasi tutti abbiamo avuto o avremmo voluto avere, è pronto per debuttare con «Flamingo».
Di cosa parlerà lo spettacolo?
«Parlerà il meno possibile di attualità, ma di come parliamo di attualità. Poi delle relazioni e di come sia difficile farle andare bene e in generale del passare del tempo, del fatto che ormai io e tre miei migliori amici siamo gli unici a non avere figli. Mi trovo nel ruolo di zio. Infine parlo anche del mio lavoro, di cosa voglia dire raccontare storie»
A chi deve dire grazie per questa nuova impresa?
«Soprattutto a mio fratello che mi ha aiutato a dare vita a questo spettacolo. In famiglia è lui quello che fa di più».
E come è successo che poi sul palco ci è finito lei?
«Perché sono più furbo. Da sempre mi piace chiacchierare e dire cazzate. Il divertimento è un magma misto di tante cose: il tentativo è rendere divertenti cose anche superficiali. Sgravarci dal peso di dire le porcate che tutti pensiamo ma non diciamo».
È questo la stand-up comedy?
«Sì, anche se penso che si stia molto evolvendo. L’obiettivo è far ridere con un ritmo più alto possibile».
Ha un maestro?
«Mattia Torre, è stata la prima persona a portarmi sul palco. Facevo il centro sperimentale, non combinavo niente ma mi sono proposto a lui per fargli da assistente: ti porto i caffè, gli avevo detto. Lui però mi ha fatto sentire sempre importante, dandomi una grande lezione. Poi tra gli altri miei idoli metto Aldo, Giovanni e Giacomo e Louis C.K.».
Quindi via libera al politicamente scorretto?
«Beh, quando riesci a scherzare, a tirare fuori il lato comico anche di aspetti dolorosi, non è uno scherzare o una presa in giro della vita, ma un saper mostrare quanto possa essere surreale».
Le critiche però, in certi casi, diventano inevitabili. Che rapporto ha con i commenti negativi?
«Se non hai gente che ti critica e magari anche ti schifa, vuol dire che sei sempre nella tua nicchia. Tutti hanno il diritto di criticare e magari non venirmi più a vedere».
Tante tappe previste nel suo tour...
«La soddisfazione più grande per me è proprio vedere la gente che esce di casa e viene a vedermi dal vivo. La tv negli ultimi anni non ha più saputo proporre programmi comici divertenti. Ora è tornata la Gialappa’s, per fortuna. Certo, internet è diventata una bella vetrina, ma vivere gli spettacoli dal vivo è la cosa più bella».
Lei dopo «Lol» non ha più fatto molta tv.
«... infatti mi domando se ho fatto un danno o se è solo che non sono telegenico. Poi, in effetti, mi sono concentrato su altro, ma penso anche che la stand up in tv non renda mai quanto rende su YouTube e sui social in generale».
E il teatro: chi viene a vederla ai suoi spettacoli?
«Provo sempre una grande soddisfazione quando viene qualcuno che ha più di 50 anni. Il mio è un pubblico piuttosto generazionale anche se, mi dicono, sia pazzesco vedere tanta gente con i capelli non bianchi a teatro».
La critica che sopporta meno?
«La più idiota e che non capirò mai è quella di chi mi dice che tengo il microfono troppo vicino alla bocca. Io voglio solo essere sicuro che mi sentano tutti. E poi quando mi dicono: come ti vesti da milanese. Ecco, mi urta».
Lei, super interista, non è preso di mira dai milanisti?
«Quando sono tra i tifosi, in curva, avverto un bel senso di protezione: non sono nazional-popolare, ma lì sono tutti contenti di vedere in me una persona che conoscono. In generale non parlo mai di tifo, ma sto provando a scrivere un pezzo sul tifare, in generale, che è il nostro vero sport preferito».
Se dovesse andare a vedere uno spettacolo di un collega?
«Stefano Rapone e Daniele Tinti, siamo cresciuti insieme».
La sua più grande qualità sul palco?
«Sembrare sempre l’amico con cui vai al bar e che a un certo punto dice: stasera parlo io».