Corriere della Sera, 6 gennaio 2026
Ocse, ok di 147 Paesi alla tassa minima globale
Un accordo per salvare la Global minimum tax, finita nel mirino degli Stati Uniti, decisi a salvaguardare gli interessi delle loro multinazionali. L’intesa, raggiunta da 147 Stati, è stata annunciata ieri da una nota dell’Ocse, l’organizzazione dei Paesi più sviluppati. Dopo mesi di intensi negoziati, si è così arrivati, secondo il segretario generale dell’Ocse, Mathias Cormann, a «una decisione storica nella cooperazione fiscale internazionale».
L’intesa modifica l’accordo internazionale del 2021 che introduceva un’imposta minima del 15% sugli utili delle grandi multinazionali (ricavi superiori a 750 milioni di euro) indipendentemente da dove esse operino. Intesa rispetto alla quale si era messo di traverso il presidente Usa, Donald Trump, convinto che la global minimum tax avrebbe finito per penalizzare le big tech statunitensi. Trump era così arrivato a minacciare il ritiro dall’accordo del 2021 e ritorsioni fiscali contro i Paesi che avessero applicato la tassa alle multinazionali Usa. Dell’intesa annunciata ieri fanno parte anche gli Stati Uniti, che però hanno ottenuto condizioni speciali (safe harbour) ed esenzioni per le loro big tech basate sul presupposto che il trattamento fiscale subito negli Usa sia sufficiente e che quindi non debba essere loro applicata alcuna tassa aggiuntiva in altri Paesi.
In sostanza, la global minimun tax è stata rivista e corretta per tenere dentro gli Stati Uniti. Il compromesso approvato introduce un sistema di applicazione affiancata (side-by-side), che consente la coesistenza tra il modello Ocse della tassa minima al 15% e regimi fiscali nazionali equivalenti già in vigore, in primis quello statunitense.
La nuova intesa mantiene la tassazione minima del 15%, con l’obiettivo di limitare la concorrenza fiscale al ribasso e lo spostamento dei profitti verso Stati a bassa imposizione. Ma vengono introdotti correttivi rilevanti. In particolare, il meccanismo «side-by-side» consente ai gruppi multinazionali con casa madre in Paesi con regimi di tassazione minima ritenuti equivalenti di non essere soggetti al prelievo integrativo applicato da altri Stati. Tuttavia, per il commissario Ue al Clima e alla Crescita pulita, Woekpe Hoekstra, l’accordo rappresenta «un passo positivo che stabilizza il sistema fiscale globale, semplifica le norme, garantisce l’equità e la competitività delle imprese».