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 2026  gennaio 06 Martedì calendario

La sfida per il referendum tra manifestazioni e «spot». Il No va anche in chiesa

«Nel segreto della cabina elettorale, Dio ti vede. Stalin no». La memorabile battuta di Giovanni Guareschi del 1947 diventò manifesti, volantini, sentire comune. Ma erano tempi in cui Alcide De Gasperi diceva di sentire un «puzzo acre di guerra civile». E la campagna elettorale del 1948 si trasformò, anche, in crociata.
Non sembrerebbe che oggi, tra le tante situazioni angoscianti, ci sia anche quella di una guerra civile. Eppure, c’è chi la chiesa la fa scendere in campo comunque. La sezione di Trani dell’Unione giuristi cattolici ha infatti deciso di scendere in campo per la campagna elettorale con il fronte del No. E di farlo nientemeno che in chiesa. Anzi, nelle chiese. Il volantino del sodalizio elenca un lungo elenco di appuntamenti: chiesa degli Angeli Custodi e parrocchia dello Spirito Santo a Trani, chiesa di San Michele a Barletta, chiesa della Madonna della Pace a Molfetta, chiesa di Sant’Andrea Apostolo a Bisceglie, chiesa Madonna della Stella a Terlizzi. Unico luogo non consacrato del ciclo, pare essere l’Auditorium Oasi Minerva di Canosa.
Va detto: non è che l’iniziativa entusiasmi tutto il mondo cattolico. Il sito «Silere non possum», anzi, è molto duro e cita il diritto canonico: «Nel luogo sacro sia consentito solo quanto serve all’esercizio e alla promozione del culto, della pietà, della religione, ed è vietata qualunque cosa sia aliena dalla santità del luogo». La chiesa di Terlizzi precisa che l’evento sarà in locali parrocchiali.
Ma i fuochi in vista del referendum sulla giustizia sono accesi, anche se ancora non ha una data. A dare fuoco alle polveri, la campagna di affissioni sulle strade e nelle stazioni (tra cui il mega-schermo della Centrale di Milano) promossa dall’Associazione magistrati (Anm). Vi si legge la domanda: «Vorresti giudici che dipendono dalla politica? Vota no». Giorgio Mulè, il vice presidente della Camera per Forza Italia, è indignato: «Io non credo ai miei occhi. Ma come è possibile che conducano una campagna con una bugia così plateale? Come si fa a dire che con la riforma i magistrati dipenderanno dalla politica? È la madre di tutte le menzogne». Per Forza Italia, la battaglia sulla divisione delle carriere è un lascito di Silvio Berlusconi, tema identitario: il 26 gennaio, al teatro Manzoni di Milano, si aprirà la sua campagna per il Sì a cui farà seguito anche un altro maxi evento, forse con la presenza di Marina o Pier Silvio.
Dalla Lega, Jacopo Morrone (Lega), già sottosegretario alla Giustizia, spera in uno «stop immediato a questa campagna. Il solito giochino di chi agisce sicuro della totale impunità anche quando utilizza una pubblicità dai contenuti non solo ingannevoli ma anche eticamente e deontologicamente scorretti».
A protestare anche Antonio Di Pietro: «Spiace che a truccare le carte siano proprio quelli a cui affidiamo ogni giorno il nostro destino convinti che non barino mai». Mentre l’ex vice presidente della Consulta e oggi presidente del Comitato per il Sì Giorgio Zanon: «L’articolo 104 della Costituzione, anche nel testo riformato, non viene minimamente intaccato. Dire il contrario significa disinformare deliberatamente». E dunque è «doveroso replicare a queste bugie, ma è ancora più doveroso denunciare la responsabilità dell’Anm».
Dal fronte opposto, il presidente del Comitato per il No Giorgio Bachelet ritiene i cartelloni «efficaci». Sabato, a Roma, i leader del campo largo Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni saranno al lancio della campagna referendaria.