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 2026  gennaio 05 Lunedì calendario

The Anteprima n.1



DOMENICA 4 GENNAIO 2026
 (articoli apparsi sulla stampa estera
da venerdì 26 dicembre 2025 a venerdì 2 gennaio)

 Frase della settimana
«Donald Trump, grazie a un missile con una gittata di novecento chilometri,
ci ricorda che non è davvero isolazionista»
[Gélie, Figaro, 28/12]



Attacco in Venezuela
Gli Stati Uniti hanno condotto un’operazione militare in Venezuela e hanno catturato il presidente Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores. Domani verranno processati a New York. Trump ha anche fatto sapere che saranno gli americani a governare il Paese finché non sarà possibile avere una transizione pacifica



Luci «Questa notte le luci di Caracas sono state in gran parte spente grazie a una certa competenza che possediamo» (Donald Trump).
 
Attacco Alle 2 del mattino di ieri, le 7 in Italia, durante un blackout forzato, gli Stati Uniti hanno attaccato il Venezuela. Sette forti esplosioni si sono sentite a Caracas. Altre nel porto di La Guaira, il principale del Paese, e negli Stati di Miranda, Aragua. Colpiti a Caracas: il complesso militare di Fuerte Tiuna, la base aerea di La Carlota, il Palazzo di Miraflores (sede presidenziale), il parlamento e il mausoleo di Hugo Chávez (Cuartel de la Montaña). Il ministro della Difesa venezuelano, Vladimir Padrino López, ha dichiarato che gli elicotteri statunitensi hanno sparato razzi e missili anche in aree urbane e residenziali, causando morti e feriti tra i civili. Non ci sono vittime tra i militari Usa.
 
Nome L’operazione è stata chiamata Absolute resolve, ossia qualcosa come “Determinazione totale”.
 
150 Oltre centocinquanta tra elicotteri, bombardieri, caccia, unità di intelligence, ricognizione, sorveglianza, «con migliaia e migliaia di ore di esperienza. Il membro più giovane dell’equipaggio aveva 20 anni e il più anziano 49». Gli aerei che hanno partecipato alla missione: F-35, F-22 e bombardieri B-1.
 
Obiettivi Tra gli altri obiettivi colpiti: la base dei caccia F-16 a Barquisimeto, la base militare di elicotteri di Higuerote, l’aeroporto di El Hatillo e l’aeroporto privato di Charallave, a Sud di Caracas.
 
Aggressione Subito dopo i bombardamenti il governo ha parlato di «gravissima aggressione». E poi: «Ci difenderemo. Gli Stati Uniti non riusciranno a mettere le loro mani sulle risorse del nostro Paese» [El Nacional].
 
Preparato «Ho la sensazione che sia stato tutto preparato. Perché gli aeroplani venezuelani non si sono alzati. È andato tutto così liscio che mi sembra un’operazione ben concordata» (il generale Vincenzo Camporini a Sky Tg 24).
 
Cattura Alle 10.26 (ora italiana) Trump ha annunciato su Truth la cattura di Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores. «Sotto la mia direzione, le nostre magnifiche forze armate e le forze dell’ordine hanno portato a termine un’operazione brillante e su larga scala per liberare il Venezuela da un regime tirannico. L’autocrate Nicolás Maduro e sua moglie sono stati catturati e portati fuori dal Paese. È una grande vittoria per la libertà e per tutto l’emisfero occidentale. Il Venezuela è finalmente libero! Renderemo il Venezuela di nuovo grande! Dio vi benedica!».
 
Camera Force Nahum Fernández, uno dei leader del partito al governo in Venezuela, ha dichiarato all’Associated Press che Nicolás Maduro e sua moglie si trovavano nella loro «fortezza» a Caracas. Erano in camera da letto quando gli agenti della Delta Force hanno fatto irruzione [El Nacional]. Maduro e la moglie hanno cercato di riparare in una camera blindata. Maduro non è però riuscito a chiudere in tempo la porta «molto spessa e molto pesante». Così ha poi raccontato Donald Trump. I due poi si sono arresi.
 
Tangenti La moglie di Maduro, Cilia Flores, è anche accusata di aver incassato tangenti e facilitato contatti tra trafficanti e funzionari statali [Ap].
 
Cia Sarebbero state fonti della Cia all’interno del governo venezuelano a monitorare Nicolás Maduro nei giorni prima della cattura, permettendo di localizzarlo con precisione [Cnn]. Già da agosto gli agenti hanno seguito il presidente raccogliendo informazioni straordinarie sulla vita e sulle abitudini di Maduro che hanno reso la sua cattura «un gioco da ragazzi» [Axios].
 
Stanco Dieci minuti dopo, Tyler Pager del Nyt ha chiamato Trump al telefono. Il presidente gli ha risposto dopo tre squilli: «Il presidente Trump sembrava stanco. Erano passate da poco le 4.30 di sabato mattina. Avevo chiamato il presidente per cercare di capire meglio cosa fosse successo e cosa sarebbe successo dopo. Il signor Trump ha innanzitutto celebrato il successo della missione. “Un’ottima pianificazione, truppe e persone fantastiche”, mi ha detto. “È stata un’operazione brillante, in realtà”. Gli ho poi chiesto se avesse chiesto l’autorizzazione del Congresso prima che l’esercito lanciasse un “attacco su larga scala”, come ha scritto sui social media. “Ne discuteremo”, ha detto. “Terremo una conferenza stampa”. Nel suo annuncio sui social media, Trump ha affermato che avrebbe parlato alle 11:00 da Mar-a-Lago, il suo club privato e residenza dove ha trascorso le ultime due settimane. Ho provato a chiedergli cosa prevede per il Venezuela e perché vale la pena intraprendere una missione così rischiosa. “Saprai tutto alle 11”, disse prima di riattaccare. La chiamata era durata 50 secondi».
 
Nave Alle 3.29, ora di New York (le 9.29, in Italia), Maduro e sua moglie, Cilia Flores, sono scesi da un elicottero e sono saliti sulla nave da guerra statunitense Iwo Jima. Mentre scriviamo, si stanno dirigendo a New York. Qui dovranno affrontare un processo [Fox News]. In tutto l’operazione è durata due ore e venti minuti.
 
Tuta Tuta grigia della Nike, un paio di occhiali neri a bendargli gli occhi, cuffie isolanti alle orecchie per togliergli l’udito, manette ai polsi, e una bottiglietta di acqua nella mano destra. Questa la prima foto postata da Trump, in cui si vede Maduro a bordo della Iwo Jima. Sulla sinistra c’è un agente della Dea, gli agenti del narcotrafico.
 
Caccia Poi Maduro e la moglie sono saliti, dalla Iwo Jima, su un caccia che li ha portati a New York. Sono atterrati nella serata di ieri.
 
Ondata Trump ha anche fatto sapere che era pronto a lanciare oggi una seconda ondata di attacchi ma dato che il primo assalto «è stato letale» che non saranno necessarie ulteriori azioni [El Nacional.].
 
Onu Il Venezuela ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il ministro degli Esteri Gil Pinto alla Cnn: «Nessun attacco codardo prevarrà sulla forza di questo popolo, che ne uscirà vittorioso».
 
Machado/1 La leader dell’opposizione venezuelana, e premio Nobel per la Pace, María Corina Machado, s’è detta pronta a sostituire Maduro. Dice che assumerà il potere con un mandato popolare e un piano di transizione pronto per essere attuato fin dal primo giorno [Crowley, Nyt].
 
Machado/2 «Oggi siamo pronti a far valere il nostro mandato e a prendere il potere. Il presidente eletto Edmundo González Urrutia deve assumere subito il suo mandato costituzionale ed essere riconosciuto come comandante in capo delle forze armate. Restiamo vigili, attivi e organizzati finché la transizione democratica non sarà realizzata. Una transizione che ha bisogno di tutti noi. Venezuelani nel nostro Paese, siate pronti a mettere in pratica ciò che presto vi comunicheremo attraverso i nostri canali ufficiali. Venezuelani all’estero, abbiamo bisogno che siate mobilitati. In queste ore decisive, ricevete tutta la mia forza, la mia fiducia e il mio affetto» (la leader dell’opposizione, nonché premio Nobel per la pace, Maria Corina Machado).
 
Governo Ieri in conferenza stampa Trump ha detto che saranno gli Stati Uniti a governare il Venezuela «designando persone che conosciamo, formeremo un gruppo di venezuelani. Vi faremo sapere chi sono. Governeremo il Paese finché non potremo realizzare una transizione sicura, corretta e giusta».
 
Rodríguez Sempre Trump in conferenza stampa: «Non c’è nessuno, al momento, che possa prendere il governo» in Venezuela. La vicepresidente Rodríguez «ha parlato con Rubio, e gli ha detto di essere disposta a fare quanto servirà». Quanto alla premio Nobel Machado, «non ha il sostegno del Paese per guidarlo. È una brava persona, ma non ha il rispetto del Paese»
 
Costituzione Per la costituzione venezuelana il potere dovrebbe andare a Delcy Rodríguez, la vice di Maduro: «Se l’assenza del presidente della Repubblica si verifica durante i primi quattro anni della legislatura costituzionale, nuove elezioni generali dovranno essere indette entro i trenta giorni successivi. Fino all’elezione e all’insediamento di un nuovo presidente, il vicepresidente esecutivo assumerà la sua carica». Le ultime elezioni si sono tenute il 28 luglio 2024 e Maduro è entrato in carica il 10 gennaio. Ma Trump di Rodríguez, seppur più moderata, non ne vuole sapere.
 
Elezioni «Non si può barare alle elezioni come hanno fatto loro. Sono stati stupidi» (Donald Trump)
 
Illegittimo Alle elezioni del 2024, l’amministrazione Biden aveva proclamato vincitore il leader dell’opposizione Edmundo González Urrutia. Pur senza spingersi a dichiararlo eletto aveva dichiarato Maduro un presidente «illegittimo». Ieri anche Marco Rubio ha definito Maduro il leader di un’organizzazione criminale, il Cartel de Los Soles, che Washington considera un’organizzazione di trafficanti tenuta in piedi dalle Forze armate venezuelane presiedute da Maduro [Wp].
 
Boots Gli Stati Uniti, ha detto Trump, non hanno paura di «mettere i boots on the ground, truppe sul terreno. Ieri sera avevamo truppe sul terreno a un livello molto alto. In realtà, non ne abbiamo paura. Non ci dispiace dirlo, ma faremo in modo che il Paese sia amministrato correttamente».
 
Analisti Ma gli analisti avvertono che la travagliata storia recente degli interventi statunitensi per cambiare regime in luoghi come Iraq, Afghanistan e Libia potrebbe ripresentarsi in un Venezuela post-Maduro. «Ciò che ci preoccupa davvero è che non sembrano avere un piano serio per ciò che accadrà in seguito. L’idea che si possa insediare un governo e che tutto il resto vada a posto da solo, credo sia solo fantasia», ha affermato Phil Gunson, analista senior dell’International Crisis Group e autore di un nuovo rapporto sull’argomento [Crowley, cit.].
 
Incriminazioni Il procuratore generale degli Stati Uniti Pam Bondi ha annunciato nel primo pomeriggio l’incriminazione formale di Nicolás Maduro e di sua moglie, Cilia Flores, nel distretto meridionale di New York. Sono accusati di associazione a delinquere finalizzata al narcoterrorismo, associazione a delinquere per l’importazione di cocaina, associazione a delinquere per il possesso di mitragliatrici e dispositivi distruttivi contro gli Stati Uniti. Il caso sarà discusso nei tribunali statunitensi [El Nacional]. Prima udienza domani 5 gennaio.
 
Giustizia «Presto Maduro e sua moglie affronteranno l’ira della giustizia americana sul suolo americano e nei tribunali americani» (Pam Bondi, frase ripetuta da Trump nella conferenza stampa).
 
Nicolasito Anche Nicolás Ernesto Maduro (meglio noto come Nicolasito), figlio di Nicolás e Cilia, è stato incriminato a New York. Dovrà rispondere di reati legati a droga e armi da fuoco. Pare sia in fuga.
 
Cavolo Il presidente dell’Argentina Javier Milei: «La libertà avanza. Lunga vita alla libertà, cavolo!». Anche il presidente ecuadoriano Daniel Noboa ha espresso sostegno alla lotta contro il «narcoterrorismo». Esultano pure le destre cilene e boliviane.
 
Natale Secondo funzionari militari Usa citati dalla Cbs, Trump aveva dato il via libera al piano per l’attacco da giorni. Era stata valutata la possibilità di condurre la missione il giorno di Natale, ma gli attacchi aerei statunitensi in Nigeria contro obiettivi dello Stato islamico hanno avuto la precedenza [Soave, Cds].
 
Petrolio La Casa Bianca ha dichiarato che, oltre al narcotraffico, l’operazione lanciata durante la notte per catturare il presidente venezuelano Nicolás Maduro e sua moglie e farli uscire dal Paese era giustificata in parte dal fatto che il Venezuela aveva rubato petrolio agli Stati Uniti. Trump ha offerto a Maduro «diverse vie d’uscita, ma è stato molto chiaro durante tutto il processo: il traffico di droga deve cessare e il petrolio rubato deve essere restituito agli Stati Uniti», ha scritto il vicepresidente J.D. Vance in un post su X sabato mattina: «Anche Maduro ha scoperto che il presidente Trump pensa davvero quello che dice» [Raji e Sands, Wp].
 
Investimenti Gli Usa saranno «fortemente coinvolti nell’industria petrolifera del Venezuela (…). La più grande compagnia petrolifera americana andrà in Venezuela e investirà miliardi per sistemare le infrastrutture obsolete e comincerà a guadagnare del denaro per il Paese» (Donald Trump).
 
Nazionalizzazione Nel 1976, il governo del Venezuela, ricco di petrolio, assunse il controllo dell’industria petrolifera, nazionalizzando centinaia di aziende private e beni di proprietà straniera, tra cui progetti gestiti dal colosso americano ExxonMobil. Nel 2007, Hugo Chávez, il fondatore dello stato socialista venezuelano, assunse il controllo delle ultime attività petrolifere private nella cintura dell’Orinoco, dove si trovano i più grandi giacimenti petroliferi [Raji e Sands, Wp].
 
Cacciato «Avevamo molto petrolio lì. Come sapete, hanno cacciato le nostre aziende e noi lo vogliamo indietro» (Donald Trump).
 
Infondata «Ma le aziende statunitensi non hanno mai posseduto petrolio o terreni in Venezuela, il Paese che ospita le più grandi riserve accertate di greggio al mondo. E i funzionari non hanno cacciato queste aziende dal Paese. “L’affermazione di Trump secondo cui il Venezuela avrebbe rubato petrolio e terre agli Stati Uniti è infondata”, ha affermato Francisco Rodríguez, economista venezuelano dell’Università di Denver. La nazionalizzazione fu il culmine di uno sforzo decennale da parte di amministrazioni sia di destra che di sinistra per riportare sotto il controllo del governo un settore che un precedente leader aveva in gran parte ceduto» [Raji e Sands, Wp].
 
Didietro Al presidente colombiano Gustavo Petro che ha condannato l’aggressione («Il governo della Colombia respinge l’aggressione alla sovranità del Venezuela e dell’America Latina»), Trump ha risposto «He should watch his ass» (inutile tradurre). E poi: «Sta producendo cocaina e la sta inviando negli Stati Uniti, quindi deve stare attento».
 
Cuba Dopo il Venezuela, nel mirino di Trump potrebbe esserci Cuba. «Cuba è un Paese che sta fallendo e noi vogliamo aiutare la popolazione cubana. È qualcosa di cui prima o poi parleremo». E poi chissà? La Groenlandia? Il Canada?
 
Cina «La Cina è profondamente scioccata e condanna fermamente l’uso palese della forza da parte degli Stati Uniti contro uno Stato sovranos e le sue azioni contro il suo presidente», ha dichiarato il ministero degli Esteri di Pechino. Ma, secondo gli analisti, Xi Jinping starebbe gongolando. Trump gli ha spianato la strada per attaccare Taiwan. «La riunificazione della nostra madrepatria, una tendenza dei nostri tempi, è inarrestabile», aveva affermato il 31 dicembre nel suo discorso di fine anno.
 
Russia Anche il ministro russo Sergej Lavrov ha condannato l’attacco. «Chiediamo che venga fatta chiarezza, immediatamente. Simili azioni – se si sono effettivamente verificate – rappresentano una violazione inaccettabile della sovranità di uno Stato. Siamo estremamente preoccupati dalle notizie secondo cui Maduro e la moglie sono stati portati fuori dal Paese durante l’aggressione di oggi da parte degli Stati Uniti». Ma anche qui Putin potrebbe aspirare a conquistare buona parte dell’Ucraina. Anche se il fatto che Trump sia riuscito a rimuovere Maduro in due ore e venti quando lui non è riuscito a rimuovere Zelens’kyj in quasi quattro anni non deve avergli fatto piacere.
 
Settembre Dall’inizio di settembre, l’esercito statunitense ha condotto almeno 21 attacchi contro imbarcazioni vicino alla costa venezuelana, uccidendo almeno 83 persone che, secondo l’amministrazione Trump, trasportavano droga verso gli Stati Uniti [Nyt].
 
Contrari «Aggressione illegale. Resistete» (la Guida Suprema Khamenei, Iran). «Questi atti rappresentano un grave affronto alla sovranità del Venezuela e un altro precedente estremamente pericoloso per l’intera comunità internazionale» (Lula, Brasile). «La cattura di Maduro crea un pericoloso precedente» (Guterres, Onu).
 
Ue «Abbiamo ripetutamente affermato che Maduro è privo di legittimità e abbiamo sempre difeso una transizione pacifica. In ogni circostanza, i principi del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite devono essere rispettati. Chiediamo moderazione. La sicurezza dei cittadini dell’Ue nel Paese è la nostra massima priorità» (Ue).
 
Nyt Il New York Times ha definito l’attacco «poco saggio»
 
Italia «L’Italia ha sempre sostenuto l’aspirazione del popolo venezuelano a una transizione democratica nel Venezuela, condannando gli atti di repressione del regime di Maduro, la cui auto-proclamata vittoria elettorale l’Italia, assieme ai principali partner internazionali, non ha mai riconosciuto. Coerentemente con la storica posizione dell’Italia, il Governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari. Tuttavia l’Italia considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico».
 
Trentini Antonio Tajani pensa a Trentini: «Abbiamo anche italiani detenuti, a cominciare da Alberto Trentini, ma con lui ce ne sono un’altra dozzina, quindi anche quello è un tema che ci preoccupa e stiamo lavorando al massimo».
 
Opposizioni Shlein (Pd) è «preoccupata» e ha chiamato Tajani per dirglielo. Per Conte (M5s) è «una palese violazione del diritto internazionale, che certifica il predominio del più forte», Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni (Avs) parlano di un «attacco gravissimo e inaccettabile. Le accuse legate al narcotraffico non rappresentano in nessun modo una giustificazione per quanto sta accadendo: gli Usa attaccheranno la Cina per il Fentanyl, o l’Olanda per l’ectasy?
 
Noriega La cattura di Nicolas Maduro cade esattamente 35 anni dopo l’arresto a Panama di Manuel Noriega. Noriega infatti si era consegnato alle autorità americane il 3 gennaio 1990 dopo che l’allora presidente americano George H. W. Bush aveva ordinato l’invasione del Paese nel 1989, costringendo Noriega a cercare riparo nell’ambasciata del Vaticano.
 
Soldi «Renderemo di nuovo grande il Venezuela, faremo in modo che il petrolio possa essere estratto e venduto. Faremo molti soldi per il popolo venezuelano e ce ne prenderemo cura» (Donald Trump).I giornali stranieri e l’Italia
L’elogio del Telegraph a Giorgia Meloni, Trenitalia punta sulla Manica (malumore francese), problemi di Maresca al Chelsea, dopo trent’anni nasce una bambina a Pagliara dei Marsi, Alcide De Gasperi il più grande statista italiano, il sistema pensionistico italiano presto collasserà

Giorgia Meloni, madre single quarantottenne, combattiva, fumatrice, primo ministro italiano e Leader della Destra europea (…) Sunak il primo, ma non l’ultimo leader britannico ad essere affascinato da lei. La leader Tory Badenoch la definisce «calda, accogliente, forza della natura, leader dell’Europa». Quando si tratta dell’interesse nazionale italiano, non si piega a nessuno. Ha preso un movimento dalle radici fasciste e marginali e lo ha reso un partito inattaccabile nel cuore della politica notoriamente caotica del Paese. Dopo l’incontro con lei, sir Keir ha promesso 4,75 milioni di euro alle sue iniziative contro l’immigrazione illegale. Sta trascinando tutta l’Europa a destra. Per questo i nostri lettori l’hanno nominata «persona dell’anno» (*gli esperti del medesimo quotidiano le hanno invece assegnato l’argento dopo la presidente moldava Maiu Sandu) [Crisp-Squires, Daily Telegraph, 30/12] Altra vittoria strategica per Giorgia Meloni: gli Usa rivedono i dazi punitivi sulla pasta italiana che avrebbero messo a rischio le esportazioni per centinaia di milioni euro. La premier, ormai definita come «l’europea che sussurra a Trump» per la sua capacità di ottenere concessioni da Washington su questioni spinose come l’Ucraina e il commercio, ottiene un taglio netto dei dazi per La Molisana, che scende al 2,26 per cento, e Garofalo al 13,98 per cento, contro l’iniziale 92 [Boland, Daily Telegraph, 2/1].
 
Trenitalia con trecento milioni tratti dal fondo Certares, sfida le ferrovie francesi e punta al tunnel della Manica. Il piano prevede dieci nuovi treni, un hub a Parigi e la tratta Parigi-Londra. L’espansione promette centinaia di assunzioni tra Italia e Francia [Guérin, Figaro, 30/12].
 
L’allenatore Enzo Maresca è stato esonerato dal Chelsea dopo un dicembre nero e i fischi dei tifosi. Nel mirino le sue scelte tattiche, i quindici punti persi in situazioni di vantaggio e il rapporto teso con la società dopo frasi criptiche e pretese di potere: vorrebbe più controllo sul mercato e ha dichiarato di non avere «il supporto di molte persone». Pesano le critiche per i cambi (fischiato per l’uscita di Palmer) e la gestione interna: il club è «interdetto» dai suoi silenzi e dalla mancanza di risultati (1 vittoria in 7 gare). Gennaio, con nove match, sarà decisivo [Steinberg, Guardian, 1/1].
 
Pagliara dei Marsi, borgo abruzzese dove i gatti sono più degli abitanti, la nascita di Lara Bussi Trabucco, lo scorso marzo, ha interrotto un digiuno demografico durato quasi trent’anni. Oggi il villaggio conta solo venti anime. Nel 2024 l’Italia ha registrato appena 369.944 nati, con un tasso di fertilità ai minimi storici (1,18). Tra le cause del collasso: precarietà, esodo dei giovani (molti nel Regno Unito), welfare carente e una crescente dell’infertilità maschile [Giuffrida, Guardian, 26/12].
 
Secondo lo storico Mark Gilbert, autore di Italy Reborn (Allen Lane), Alcide De Gasperi è stato uno statista quasi perfetto, autore di un solo errore in carriera: la legge elettorale del ’53, la cosiddetta «legge truffa» (che Gilbert paragona alle attuali manovre di Giorgia Meloni). Per il resto, il suo percorso fu una sequenza di scelte decisive: espulse la monarchia, ottenne il Piano Marshall, arginò il Pci senza violare la Costituzione e resistette al Vaticano negando l’alleanza con l’estrema destra. Senza la sua guida, conclude lo storico, «la democrazia italiana sarebbe rimasta quello che era nel 1861: un club di gentiluomini» [Stille, The New York Review of Books, n.12/25].
 
Un sondaggio YouGov scatta una fotografia impietosa del rapporto tra italiani e pensioni: oltre il 50 per cento ritiene il sistema attuale già insostenibile, e fino al 66 per cento teme che collasserà prima che i trentenni di oggi possano smettere di lavorare. Emerge però un paradosso: nonostante la consapevolezza del rischio, la maggioranza giudica gli assegni attuali troppo bassi e si oppone fermamente a riforme basate sull’aumento dell’età pensionabile o della pressione fiscale [Henley, Guardian, 30/12].
 Ultime dall’Europa orientale
La Bulgaria nell’Eurozona, il 31 per cento dei russi
non vuole che la guerra continui, l
a centrale di Zaporižžja rischia di fondere,
droni russi cadono ogni notte in Romania
 
La Bulgaria dal 1° gennaio è il 21° membro dell’Eurozona, ma oltre alla scarsa popolarità dell’euro, alla corruzione, al governo dimissionario, c’è il suo sistema ferroviario al collasso: mancano settanta treni, con trentasei tratte vitali sospese. Le gare per i nuovi convogli sono fallite per i ritardi dei produttori, il Paese è a piedi proprio nel momento del cambio monetario [Sega, 28/12] • Sergej Udaltsov, attivista di sinistra russo, è stato condannato a sei anni di carcere in una colonia penale. L’accusa riguarda il suo «sostegno online a gruppi marxisti». In custodia dal gennaio 2024, Udaltsov è stato una figura di spicco dell’opposizione a Putin [Stavanger Aftenblad, 27/12] • Qualche numero dalla Russia: il settore funerario ha visto un aumento del 24 per cento nel 2025, mentre il turismo all’estero è cresciuto del 16,4 per cento. Il 74 per cento dei russi appoggia l’invasione dell’Ucraina, ma solo il 31 per cento è a favore della continuazione della guerra. L’ultimo sciopero generale nel paese risale al 1917 [Cuesta, País, 28/12] • L’Aiea ha negoziato un cessate il fuoco locale a Zaporižžja per permettere il ripristino della rete elettrica. Lavori, essenziali per evitare una fusione, che dureranno alcuni giorni. La centrale è occupata dai russi dal marzo 2022 [Göteborgs-Posten, 29/12] • Nel 2025, circa 417.000 reclute hanno firmato contratti con l’esercito russo, assicurando al Cremlino un flusso costante di truppe [Nechepurenko-Vinograd, Nyt, 29/12] • A Plauru e Ceatalchioi (Romania), al confine con l’Ucraina, la guerra è realtà: droni russi cadono in territorio Nato e le esplosioni a Izmail (fino a cinquanta a notte) scuotono le case. Il sindaco denuncia l’isolamento. Le strade dissestate rallentano le evacuazioni dei civili [Popoviciu, Guardian, 1/1]. 
Putiniani
La bella vita degli Assad a Mosca
e dei gerarchi ovunque
Assad e la sua famiglia vivono in esilio a Mosca, ospitati in appartamenti che costano fino a 13.000 dollari a settimana. La famiglia ha mantenuto una notevole ricchezza, con feste opulente, tra cui quella per il ventiduesimo compleanno della figlia Zein, durato due notti e celebrato a Dubai in un ristorante dalle piastrelle d’oro [Solomon-Triebert-Willis-Mhidi, Nyt, 27/12]. Questo vale anche per i gerarchi del regime: su cinquantacinque solo uno risulta detenuto. Vivono in hotel 5 stelle, ville e yacht privati tra Mosca, Dubai e Spagna [Solomon-Triebert-Willis-Mhidi-Collier-Makki, ibid, 30/12].
 Altre guerre
Le bombe thailandesi hanno colpito
gli schiavi dell’industria delle truffe online
Durante il conflitto con la Cambogia, le incursioni aeree thailandesi hanno colpito almeno cinque centri specializzati in truffe online. Questi centri erano accusati di ospitare obiettivi militari. Secondo l’Onu, questi centri, circa cento nel paese, sfruttano oltre centomila lavoratori provenienti da Sud-est asiatico, Asia meridionale e Africa. Questi centri sono diventati una delle principali fonti di guadagno per l’economia cambogiana. Durante gli attacchi «sono stati costretti a proseguire il lavoro» [Wee, ibid, 27/12]. Il ministro dell’Interno tedesco, Alexander Dobrindt, ha dichiarato guerra ai «truffatori on line» da cui i tedeschi sono particolarmente bersagliati [Süddeutsche Zeitung, 29/12]. Ultime da Gaza
Dopo il cessate il fuoco, gli israeliani hanno ammazzato altre 406 persone, tra cui 157 bambini. Riservista investe apposta un palestinese che prega. Crisi demografica in Israele.  
Secondo fonti palestinesi, dal cessate il fuoco gli israeliani hanno ucciso ancora 406 gazawi, tra cui 157 bambini. Tra le vittime, Maysaa al-Attar, freddata mentre dormiva nella sua tenda, e Ali al-Hashash, mentre cercava legna. Per Israele: «ucciso solo chi violava accordi» [Halbfinger-Shbair-Boxerman, Nyt, 29/12] • Il ministero della Sicurezza israeliano ha utilizzato solo metà degli 1,5 miliardi di shekel (un po’ più di 400 milioni di euro) previsti per combattere la criminalità nelle comunità arabe (2022-2026). Nel 2025, solo il 15 per cento degli omicidi nella comunità araba sono stati risolti, contro il 60 per cento di quella ebraica [H.Yahia- Breiner, Haaretz, 27/12] • Un servizio del canale israeliano Kan sull’Icon Mall di Ramallah ha scatenato richieste di boicottaggio tra i palestinesi. La polemica si è aggravata per i presunti legami del proprietario, Gandhi Jaber, con i servizi di sicurezza israeliani [Zbeedat, ibid, 27/12] • Un video shock ha fatto scattare le manette per un riservista dell’esercito israeliano. L’uomo si trova ora agli arresti domiciliari dopo che alcune riprese lo mostrano mentre, alla guida di un veicolo, travolge deliberatamente un palestinese intento a pregare [Dawn, 27/12] • Demografia israeliana al collasso. La crescita scende allo 0,9 per cento, minimo storico, mentre 120.000 cittadini fuggono dal Paese. Il turismo affonda: solo 1,3 milioni di arrivi contro i 3 milioni del 2023 [Tucker, Haaretz, 31/12] • L’Idf estende l’assistenza alle famiglie dei riservisti che si tolgono la vita dopo il servizio a Gaza: se il gesto è correlato al trauma bellico, «saranno equiparati ai caduti in battaglia». L’esercito esaminerà i casi avvenuti entro due anni dal congedo; finora sono 15 i suicidi ufficialmente riconosciuti come legati al conflitto [Bob, Jerusalem Post, 31/12].
 Ultime dagli Usa
Centottantuno agricoltori in bancarotta per via dei dazi (la Cina non compra più soia americana). Trump paga 7,5 milioni di dollari all’isola di Palau purché accolga 75 migranti. La Cina ha seicento testate atomiche e punta a mille.
Nel 2024, la Cina ha importato zero soia dagli Usa, rispetto ai 12,6 miliardi di dollari nel 2023. I dazi su prodotti come acciaio e fertilizzanti hanno aumentato i costi per gli agricoltori. Nel primo semestre del 2024, 181 agricoltori hanno dichiarato bancarotta, un aumento del 60 per cento rispetto al 2023 [Wootson Jr., WaPo, 27/12] • Palau, una piccola nazione nel Pacifico, ha accettato di accogliere fino a 75 migranti irregolari dagli Usa in cambio di 7,5 milioni di dollari. I migranti potranno vivere e lavorare sull’isola, e i fondi saranno destinati al settore pubblico e alle infrastrutture [Singh, Economic Times, 27/12] • Benjamin Schoonwinkel, afrikaner sudafricano, ha chiesto asilo negli Usa seguendo l’appello di Trump ai «bianchi perseguitati del post-apartheid». Entrato con visto turistico, invece dell’accoglienza ha trovato le manette. Ora è detenuto dall’Ice in attesa di giudizio [Jordan-Eligon-Beachy, Nyt, 30/12] • Fonti Pentagono: la Cina rende più «reattivo» il suo arsenale nucleare. Ha circa 600 testate (bombe atomiche) e punta a 1.000 entro il 2030. Sta costruendo 320 silos per missili intercontinentali Df-31 (capaci di colpire continenti lontani) e satelliti di allerta. Nuova strategia «launch on warning» (lanciare alla prima segnalazione di attacco). Più deterrenza, ma anche più rischio di errori [Buckley, Nyt, 30/12].
 Ultime dall’economia e dal lavoro 
Amazon incassa il 75 per cento degli investimenti pubblicitari americani, boom di aspiranti tecnici e artigiani in Spagna, la lotta per il dominio del mercato dell’intelligenza artificiale
 Nel 2025, Amazon ha scosso il mercato pubblicitario con una crescita del 24 per cento, puntando sul «retail media» e sul Dsp (piattaforma per l’acquisto e il targetingpubblicitario, ovvero le pubblicità mirate). Grazie agli accordi con Netflix, Spotify e altri, domina il targeting pubblicitario, raccogliendo il 75 per cento degli investimenti negli Usa. Un rivale per Google e Meta [Ruhlmann, Figaro, 27/12] • In Spagna l’artigianato è il nuovo Eldorado. La domanda di elettricisti e idraulici è letteralmente esplosa (+89,6%), spingendo la formazione professionale a un record storico: 1,1 milioni di studenti (+32,6%). Un boom che promette 160.000 nuovi posti entro il 2030. Il futuro è nelle mani di tecnici e artigiani [Cardona, País, 28/12] • Entro il 2035, la Gran Bretagna subirà il sorpasso di Malta: il Pil pro capite britannico si fermerà a 75.478 dollari contro i 77.578 dell’isola mediterranea. Cause: inflazione record, debito e fisco pesante, Londra registra la seconda crescita più lenta del G7 [Chan, Daily Telegraph, 28/12] • L’India è la nuova frontiera dell’Ai: i giganti Usa (Amazon, Microsoft, Google, Meta) hanno messo sul piatto 67,5 miliardi di dollari. L’obiettivo? Colmare un divario assurdo: il Paese asiatico genera il 20 per cento dei dati mondiali, ma può archiviarne appena il 3 per cento [Travelli-K. B., Nyt, 29/12] Nvidia blinda l’Ai: accordo da 20 miliardi con la startup Groq per i suoi chip. Già versati 13 miliardi. Groq, che stima ricavi per 1,4 miliardi nel 2026, garantisce risposte ultra-veloci. Una mossa strategica per dominare il mercato, mentre il fondatore mantiene il 10% della società [Clark, Wsj, 30/12].
 Ultime dall’ambiente
Nusantara, nuova capitale indonesiana, quasi deserta
problema con i cervi in Danimarca,
in Florida ottocento famiglie senza casa,
 crollo del numero dei gufi in Inghilterra,
fiumi arancioni in Alaska
Nusantara, la nuova capitale indonesiana da 30 miliardi di dollari, è stata progettata per essere una metropoli green dove tutto sia raggiungibile in dieci minuti. In realtà è un deserto di cemento: dei 155.000 abitanti solo 10.000 vivono in centro e sono quasi tutti operai. Senza svaghi e con acqua garantita solo fino al 2030 [Wee, Nyt, 2/1]. Le sikahjorte, cervi asiatici introdotti in Nord Europa nel 1900 per scopi venatori, sono state dichiarate specie invasiva dall’Ue. La Danimarca ha però scelto una strategia insolita: non le abbatterà attivamente, ma aspetterà che la popolazione si estingua «per cause naturali». Cacciatori sul piede di guerra [Ritzau, Politiken, 27/12]. I Sika hjort, cervi asiatici introdotti in Nord Europa nel 1900 per scopi venatori, sono stati dichiarati specie invasiva dall’Ue. La Danimarca ha però scelto una strategia insolita: non gli abbatterà attivamente, ma aspetterà che la popolazione si estingua «per cause naturali». Cacciatori sul piede di guerra [Ritzau, Politiken, 27/12] • Oltre 800 famiglie della Florida colpite dall’uragano Helene hanno richiesto il buyout tramite il programma Fema per vendere allo Stato le proprie case (al valore pre-disastro). Tuttavia, a più di 13 mesi dalla catastrofe, nessuna richiesta è stata ancora approvata, lasciando centinaia di persone bloccate in proprietà invendibili e senza i fondi per ricominciare altrove [Dennis, WaPo, 27/12] • Nel 2025, il clima estremo ha devastato il patrimonio naturale britannico: un incendio senza precedenti in Galles ha incenerito oltre 5.000 ettari di torbiere, riserve vitali di carbonio. Le temperature record hanno portato all’estinzione funzionale della saxifraga: ne restano solo 7 esemplari su Eryri (Snowdonia). Drammatico anche il bilancio della fauna selvatica, con un crollo verticale nel numero di rapaci, specialmente di gufi, nelle contee di Hampshire e Gloucestershire [Morris, Guardian, 29/12] • In Alaska, il disgelo del permafrost ha trasformato oltre 200 corsi d’acqua in fiumi arancioni. Il riscaldamento globale, che colpisce l’Artico quattro volte più velocemente, provoca questa decolorazione [Moran, Libération, 29/12]. 
Ultime dal Medioriente
Violenza nel sud del Libano,
violazioni aeree turche nel Nord Egeo
la Grecia compra armi da Israele,
i talebani demoliscono il cinema Ariana a Kabul
Nel Sud del Libano, la Forza Interinale dell’Onu (Finul) monitora il cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah. Tra provocazioni israeliane e critiche locali, i Caschi blu documentano diverse violazioni del cessate il fuoco dal novembre 2024. Le pattuglie francesi sono state bersaglio di attacchi israeliani. Da gennaio 2026 si prevede un’escalation di violenza [Convain, Figaro, 27/12] • La Turchia ha commesso 7 violazioni aeree nel Nord Egeo in risposta al rafforzamento della coalizione Israele-Grecia-Cipro, che sostiene il corridoio Imec, un’infrastruttura logistica e digitale alternativa alla Via della Seta, con raccordo strategico nel porto di Trieste [Kyriopoulos, Political, 27/12] • La Grecia ha scelto diversi sistemi d’arma israeliani per potenziare la sua difesa, tra cui i missili SpyderBarak MxDavid’s Sling, e Puls. Inoltre, utilizzerà droni Heron e Orbiter, e i missili Spike Nlos. Questi sistemi rafforzano la difesa contro minacce come droni e missili, soprattutto dalla Turchia. [Skoularakos, ibid, 27/12] • Addio al Cinema Ariana di Kabul: i talebani hanno demolito lo storico edificio per far posto a un centro commerciale. Il nuovo complesso ospiterà 300 negozi, hotel e una moschea. Chiuso dal 2021 e usato solo per la propaganda [Padshah-Peltier, Nyt, 29/12].
People
La stampa straniera si è anche occupata
di Shamima Begum, Fuad Awale,
Peng Peiyun
Julien Moinil, Nora Sándigo
e Claudio «Chiqui» Tapia

Shamima Begum fuggì da Londra a 15 anni per unirsi all’Isis. Nel 2019 il Regno Unito le revocò la cittadinanza, rendendola di fatto apolide. Ora la Corte Europea (di cui l’Uk è ancora membro fondatore) contesta la decisione: «Begum potrebbe essere stata vittima di tratta» [Weaver, Guardian, 1/1]. Mentre l’islamista Fuad Awale, che nel 2012 ha ucciso un ragazzo di 16 anni e un uomo di 25 in nome della jihad, riceverà dallo Stato britannico 241.500 sterline tra indennizzo e spese legali. La Corte ha stabilito che l’isolamento, imposto dopo che aveva preso in ostaggio un agente, ha violato i suoi diritti umani e danneggiato la sua psiche [Hymas, Daily Telegraph, 2/2].

Peng Peiyun
, morta in questi giorni a 95 anni, è stata una delle principali artefici della politica del figlio unico in Cina. Nominata nel 1988 a capo della Commissione di Pianificazione Familiare, inizialmente ha imposto restrizioni severe, inclusi aborti forzati e sterilizzazioni. Tuttavia, nel tempo ha cercato di rendere la politica meno brutale, spingendo per metodi contraccettivi più sicuri e condizioni più umane. Da pensionata, ha poi lottato contro la politica del figlio unico, riuscendo a ottenere nel 2015 il passaggio al limite dei due figli [Buckley, Nyt, 27/12].
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Julien Moinil è l’appassionato e giovane procuratore di Bruxelles che, all’inizio del 2025, ha promesso di affrontare con determinazione ogni crimine, grande o piccolo. Dall’inizio del suo mandato, il numero delle inchieste giudiziarie è raddoppiato, passando da circa 3.200 fascicoli a quasi 5.600. Il suo zelo, però, sta causando ritardi nei processi e sovraffollamento nelle carceri. In Belgio lo chiamano «effetto Moinil» [Debeuckelaere, Standaard, 29/12].
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Nora Sándigo, «la grande madre» di Miami, è la custode legale di 2.373 bambini di migranti deportati o a rischio arresto. Fondatrice della Nora Sándigo Children’s Foundation, dal 2006 offre rifugio e supporto legale a famiglie in difficoltà. Con l’intensificarsi delle deportazioni sotto Trump, ha preso in tutela 472 minori in 18 mesi [Vidal, País, 28/12].
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Claudio «Chiqui» Tapia, presidente dell’Afa (Associazione del calcio argentino), è al centro di uno scandalo per riciclaggio. Insieme a Pablo Toviggino, tesoriere dell’Afa, avrebbe usato la società TourProdEnter, registrata dalla moglie dell’imprenditore Javier Faroni, per dirottare fondi provenienti da contratti internazionali, ed eludendo così il fisco argentino. Le indagini coinvolgono anche figure politiche come Sergio Massa (ex ministro dell’Economia) [Wiñazki, Clarín, 29/12].
 Hanno parlato
Tra le interviste della settimana,
quelle a Romi Gonen, 
Serhii Tyschenko e José Barroso 
Romi Gonen, israeliana di anni 25, rilasciata da Hamas lo scorso 19 gennaio dopo 471 giorni di prigionia, questo giovedì ai microfoni di Channel 12 ha raccontato il trattamento subito dagli uomini di Hamas: «Sono stata aggredita sessualmente più volte e a vari livelli di gravità. La prima da un infermiere dell’équipe medica. Pretendeva di entrare nella doccia con me “per aiutarmi”. Successivamente da Mohammed, uno dei sorveglianti di un appartamento della Striscia. Ogni sera mi ammanettava, pretendeva di entrare in bagno con me, minacciandomi con una pistola alla tempia. Durante le violenze, guardavo il cielo azzurro fuori dalla finestra» [Jerusalem Post, 28/12].

Serhii Tyschenko, sergente ucraino di 46 anni, ha trascorso 472 giorni consecutivi in prima linea a causa della carenza di truppe e del salto delle rotazioni. Un record di resistenza passato in un bunker sotterraneo alto un metro e mezzo insieme ad altri sette commilitoni, tra macerie e cadaveri. «Lavoravo in un caseificio, avevo paura anche di chiedere indicazioni agli estranei», racconta l’uomo, che doveva restare al fronte solo 40 giorni. Nominato «Eroe dell’Ucraina», la massima onorificenza del Paese, è stato già rispedito a Sloviansk. Alla domanda su quanto durerà stavolta, risponde: «Non l’ho chiesto» [Vinograd, Chubko, Nyt, 31/12].

José Barroso, ex presidente della Commissione Europea, gela la retorica occidentalista in un’intervista fiume: «La Nato non è mai stata ancorata ai valori democratici, ma è nata per contenere i sovietici; oggi più che mai baderà agli interessi più che ai principi». Sulla guerra in Ucraina, si dice «scettico»: «il massimo traguardo possibile è un cessate il fuoco, poiché la Russia è ormai un’economia di guerra irreversibile». Ammette con realismo che «Kiev dovrà rinunciare a qualcosa», pur ribadendo che la scelta spetti «solo agli ucraini». Infine, un affondo sulla classe dirigente attuale: «La politica si è volgarizzata» [Marcelino-Carmo, Diário de Notícias, 29/12]
 Clamorosi
I cinesi trapiantano un orecchio sul piede,
un tempo anche noi andavamo in letargo
In Cina, l’orecchio di Sun, un’operaia di Jinan, perso dopo un grave incidente sul lavoro, è stato salvato con un trapianto sul piede: la zona originale era troppo danneggiata per garantire il flusso sanguigno. Le vene del piede sono simili per struttura e dimensioni a quelle auricolari. Dopo 5 mesi di «parcheggio abusivo», l’orecchio è stato riattaccato al posto giusto [Blikk, 31/12].•Uno studio di Chris Gregg (University of Utah) e degli scienziati giapponesi Sone e Yamaguchi mostra che i nostri antenati primati andavano in letargo. Secondo questo studio, alcuni meccanismi genetici rimasti attivi nel nostro dna potrebbero essere sfruttati per missioni spaziali di lunga durata e per aiutare a combattere malattie come l’Alzheimer [Wedlich, Tagesspiegel, 28/12].
 Ultime sugli alberi di Natale
Il Viagra fa durare più a lungo gli abeti,
sono i greci ad aver inventato l’albero di Natale
La Bayerischer Rundfunk, emittente radiotelevisiva della Baviera, ha fatto sapere che purtroppo si sta diffondendo la moda di usare il Viagra per mantenere l’abete più fresco e più a lungo. L’idea nasce da uno studio danese del 2023, che ha confrontato Viagra, aspirina e placebo su rami di abete e ha scoperto che in effetti il Viagra funziona: gli abeti trattati col Viagra hanno resistito circa 36 giorni più del consueto [Bild, 27/12].

L’albero di Natale non è una tradizione nordica, ma affonda le sue radici nella Grecia antica e nel mondo bizantino. In Grecia si decorava un ramo di ulivo con ghirlande di lana e frutti, mentre l’idea dell’albero addobbato con candele venne dall’imperatore bizantino Michele III. Dopo la caduta di Costantinopoli, l’usanza scomparve, per tornare nel 1833 tramite re Ottone di Baviera a Nafplio come «tradizione importata dal nord Europa» [Zafiriou, Political, 27/12].
 Inoltre
La strage di Crans-Montana,
Meta sta cercando di fermare la fuga di adolescenti da Instagram,

le poste danesi non consegnano più la carta
La normativa svizzera antincendio è tra le più severe d’Europa: ogni locale deve avere materiali certificati e superare collaudi rigorosi su uscite di sicurezza (almeno 1,2 metri di larghezza). Tuttavia, il caso di Crans-Montana (40 morti) evidenzia come il pericolo sorga dopo l’apertura. I gestori, responsabili per legge in modo non delegabile, spesso modificano i locali, bloccano le vie di fuga per ragioni di spazio, aggiungono decorazioni infiammabili. Basta una scintilla vicino a un soffitto non a norma per trasformare un club in trappola, rendendo i controlli annuali insufficienti [Baumgartner, Neue Zürcher Zeitung, 3/1] Crans-Montana, nota per i 140 km di piste e i 3 milioni di ospiti annui, vive il contrasto tra il trionfo sciistico del 1987 e il rogo del 2026. Con 15.000 residenti e 130 bar, la stazione attira investimenti Usa da 30 milioni di franchi, registrando nel 2025 un +80% di turisti nordamericani [Märkische OderzeitungDirk Herbermann, 3/1]. L’identificazione delle vittime di Crans-Montana richiederà giorni: la medicina legale svizzera non si affida più al riconoscimento dei parenti per evitare traumi ed errori (come nel massacro di Luxor del 1997, quando lo scambio di salme segnò una svolta nei protocolli). Il team Dvi (Disaster Victim Identification) incrocia dati antemortem (cartelle odontoiatriche, lastre, Dna) con quelli postmortem. Poiché il calore estremo distrugge il Dna, si ricorre a campioni di tessuti profondi, CT-scan e analisi del sangue per rilevare il monossido di carbonio [20minuten, 3/3].

Secondo documenti trapelati al Washington Post, Meta sta cercando di recuperare gli adolescenti persi da Instagram (nel 2023 -8,4 % mensili), con l’obiettivo di renderla la piattaforma numero uno tra i giovani entro il 2027. Nonostante gli sforzi, tra cui miglioramenti nelle raccomandazioni e nei contenuti, TikTok e YouTube al momento restano i preferiti nella fascia «teen» [Nix, WaPo, 28/12] Il 67 per cento dei giovani tra gli 11 e i 17 anni si sono dichiarati a favore del divieto francese dei social network per i minori di 15 anni in uno studio Odoxa [Figaro, 27/12].

Dal 1° gennaio 2026, PostNord ha cessato definitivamente il servizio postale cartaceo in Danimarca, concentrandosi solo sui pacchi. Chi vuole ancora spedire una lettera deve ora rivolgersi a operatori privati (come Dao) consegnandola nei chioschi adibiti. Le iconiche cassette rosse sono state rimosse dalle strade dopo 400 anni [Politiken, 1/1].
 Lingua
Ecco alcune parole nuove
che abbiamo imparato
frequentando la stampa estera

Minilateralismo: tendenza a formare piccole coalizioni di pochi Paesi, uniti da interessi comuni. A differenza del multilateralismo, il minilateralismo si basa su gruppi più piccoli e flessibili. Il termine è stato utilizzato in un’intervista da Bruno Cardoso Reis (politologo dell’Università di Lisbona) per descrivere una crescente tendenza nell’Unione Europea a rispondere a sfide geopolitiche con alleanze mirate, ma ristrette [Meireles, Diário de Notícias, 29/12]
Zombienatuur: neologismo coniato dal biologo olandese Sander Turnhout per denunciare il declino ambientale nei Paesi Bassi. Indica una «natura zombie»: un ecosistema degradato dove le specie rare sopravvivono solo artificialmente, grazie a programmi di protezione intensivi, ma hanno perso ogni capacità di rigenerarsi autonomamente [Venhuizen, Nrc, 29/12].
Kuka: termine dispregiativo dello slang politico argentino, utilizzato dalla destra di Milei per etichettare i sostenitori del «kirchnerismo», corrente nata dai coniugi Néstor e Cristina Fernández de Kirchner, caratterizzata da forte spesa sociale e un’agenda marcatamente progressista. Sarebbe l’abbreviazione di cucaracha con la K dei Kirchner [Spaltro, Clarín, 28/12].
Pdo (acronimo di «Pissedårligt Dores Opdragede»): termine adoperato dal ministro dell’Istruzione danese di origini etiopi, Mattias Tesfaye, per descrivere studenti «scarsamente istruiti» e «schifosamente maleducati», allevati come «principi e principesse» da «genitori troppo permissivi». La sigla «Pdo», in Danimarca, è al centro di un acceso dibattito sulla responsabilità dei genitori e sulle difficoltà del sistema scolastico [Astrup, Politiken, 27/12].
 Donne
L’odio per BB, la Madonna era una patriarca,
la pioniera dell’Atletico, l’horror delle ninne-nanne
 Amiamo le icone anche per la loro capacità di deluderci: con la sua morte, BB ha dilapidato il proprio mito con un ricco campionario d’odio: i disabili? «Deformi». Gli uomini di oggi? «Quasi tutti froci». La Francia? «Razza decadente». La scuola? «Un bordello». Non ha solo lasciato la scena; ha dato fuoco al sipario [Péron, Libération, 29/12].James D. Tabor, storico del cristianesimo di fama mondiale, sfida l’iconografia classica nel suo libro La perduta Maria (Alfred A. Knopf Inc). Lontana dall’immagine eterea di Raffaello o Botticelli, Maria emerge come una risoluta matriarca ebrea, madre di otto figli. Una figura politica e rivoluzionaria pronta a sacrificare tre di loro – Gesù e Simone, crocifissi, e Giacomo, lapidato – alla causa della resistenza contro l’occupazione romana. Secondo Tabor, sarebbe lei, e non altri, la «vera fondatrice» del cristianesimo [McCulloch, The New York Review of Books, n.12/25].
Amelia del Castillo, pioniera del calcio spagnolo e prima donna presidente di un club, è morta a 82 anni. Nel 1963, fondò l’Atlético de Pinto, rompendo le barriere in un’epoca in cui alle donne era vietato arbitrare, allenare o giocare. Con determinazione ha sfidato convenzioni e minacce, ottenendo supporto dall’Atlético Madrid e facendo crescere il suo club [País, 28/12].•
Laura Cirelli, psicologa sociale all’Università di Toronto, studia il paradosso delle ninne nanne cantate dalle mamme di mezzo mondo. Pensate per calmare i bambini, contengono quasi tutte immagini horror: l’islandese Bíum, Bíum, Bambaló parla di un volto spettrale alla finestra, la russa Bayu Bayushki Bayu di un lupo che vuole rapire il bimbo, l’inglese RockaBye, Baby di una culla che cade, la giapponese Itsuki no Komoriuta della morte senza lacrime della bambinaia [Reyes Morales, National Geographic Denmark, n.12/25].
 In chiusura
I sei consigli della rivista americana
Foreign Affairs all’Ue per il 2026Nel nuovo anno l’Europa deve curare il suo «deficit di ambizione» in sei mosse decisive: 1. Autonomia strategica: «agire oltre gli Usa quando gli interessi divergono»; 2. Stringere nuove alleanze con Canada, Giappone, India e Mercosur; 3. Indipendenza energetica: stop alla dipendenza dal Gnl americano; 4. Coesione interna: saldare la frattura tra Est e Ovest; 5. Sulla Cina basta essere un’appendice di Washington, serve una linea propria; 6. Imparare a neutralizzare i sabotaggi interni delle destre sovraniste [Matthijs-Tocci, Foreign Affairs, 1/26].
I giornali di questo numero 20minuten (Svizzera), Bild (Germania), Blikk (Ungheria), Clarín (Argentina), De Standaard (Belgio), Diário de Notícias (Portogallo), Die Märkische Oderzeitung (Germania), El Nacional (Venezuela), El País (Spagna), Foreign Affairs (Stati Uniti), Haaretz (Israele), Le Figaro (Francia), Libération (Francia), National Geographic (Danimarca), Neue Zürcher Zeitung (Svizzera), NRC (Paesi Bassi), Political (Grecia), Politiken (Danimarca), Santa Fe New Mexican (Stati Uniti), Süddeutsche Zeitung (Germania), Tagesspiegel (Germania), The Daily Telegraph (Regno Unito), The Economic Times (India), The Guardian (Regno Unito), The Jerusalem Post (Israele), The New York Review of Books (Stati Uniti), The New York Times (Stati Uniti), The Wall Street Journal (Stati Uniti), The Washington Post (Stati Uniti).
 Ciao. A domenica prossima
The Anteprima
A cura di Roberto Rosano
Anno I Numero 1
Supplemento ad Anteprima
Direttore Giorgio Dell’Arti
Vicedirettore Jessica D’Ercole
Domenica 4 gennaio 2026
ISSN 2611-3430