il Fatto Quotidiano, 5 gennaio 2026
La sai l’ultima?
Messico
Se ne va a 41 anni Juan Pedro Franco, era entrato nel Guinnes con i suoi 600 kg di peso
Addio all’anima gentile e al corpo fragile di Juan Pedro Franco. A 41 anni si spegne il giovane messicano che nel 2017 il Guinness aveva “incoronato” come il più obeso del mondo: quasi 600 kg sul groppone, costretto a letto da un corpo che, parole sue, “andava per la sua strada senza controllo”. Tentativi di dimagrimento falliti e anni di disperazione nerissima, finché il dottor José Antonio Castaneda non lo prese sotto la sua ala e lo sistemò con una combinazione di dieta mediterranea e bisturi – gastrectomia e bypass gastrico. Trecento chili volarono via: il miracolo di rimettersi in piedi, alzare un braccio senza fatica, bere un sorso d’acqua da solo. Alla Vigilia di Natale, in un ospedale di Aguascalientes, un’infezione renale ha mandato in crisi il suo corpo indebolito e se l’è portato via. Castaneda lo ricorda come un caso estremo, ma archetipico: l’obesità non è pigrizia, è una bestia cronica che chiede cure ed empatia.
Napoli
Un romano a Capodanno perde tre dita e torna subito sparare: gli scoppia in faccia un petardo e perde pure l’occhio
Raramente le cronache pulp del Capodanno avevano raggiunto vette tanto liriche. Un ventiquattrenne romano sbarca a Napoli il 31 dicembre con un gruppo di amici e un bagaglio di botti. Alle 19 piomba in pronto soccorso con la mano destra ridotta a collage cubista: petardo esploso, falangi lesionate, tre dita andate per sempre. I medici lo fasciano e gli propongono il ricovero, ma lui firma e svigna alle 21:05, due ore dopo il disastro. Scoccata la mezzanotte, rieccolo in versione zombie: volto insanguinato, occhio gonfio da petardo “casuale” esploso – giura – mentre andava in farmacia per i medicinali. Lo staff medico non gli crede: è andato a prenderli a mezzanotte, tre ore dopo esser scappato la prima volta dall’ospedale? Il petardo, dicono, se l’è fatto scoppiare in faccia da solo. E anche l’occhio è perduto. Eppure rieccolo a firmare le dimissioni contro ogni parere e ogni buon senso. I genitori da Roma lo rapiscono e lo trascinano via. L’anno prossimo, brindisino e a nanna.
Serie A
La Lega rinuncia all’orribile pallone arancione: la marcia indietro arriva dopo le proteste dei daltonici
Addio palla arancione. La Lega calcio aveva introdotto la sfera color arancio per tutta la stagione autunno-inverno: un pugno dell’occhio e un oggetto difficilmente identificabile sia dallo stadio che in televisione. Doveva dare un “impatto visivo forte e distintivo in campo” al posto del tradizionale bianco o giallo. Ha fatto schifo, cordialmente parlando, a tutti. Ma non è bastato il buon senso estetico a farla cambiare: sono servite le proteste formali dell’Aidacon e dell’associazione “Come vedono i daltonici”. Così questa settimana è arrivata la resa del presidente di Lega: “Abbiamo ricevuto tante giuste proteste – ha detto Ezio Maria Simonelli – ci sono persone che non riescono a distinguere. Abbiamo chiesto al nostro fornitore di anticipare la fornitura di nuovi palloni con un colore che si possa vedere, quello arancione non è stata una scelta felice, si tornerà al giallo o al bianco”. Una grande vittoria politica dei daltonici.
Malaga
Imbarcano la nonna appena morta sul volo low cost per Londra per risparmiare i costi di rimpatrio della salma
Una famiglia britannica a fine vacanza – cinque anime inclusive di nonna su sedia a rotelle – ha tentato invano di tornare a casa sul volo EasyJet da Malaga a Londra. L’aereo è rimasto bloccato per 11 ora prima di imbarcare, dando il via a una storia macabra e surreale. Passeggeri sospettosi hanno fissato la vecchina “dormiente”: altro che pisolino, sembrava trapassata. I parenti hanno negato tutto: “È solo stanca, si è addormentata per il ritardo”. L’hanno trasportata a peso morto sul sedile, ignorando un’aria sempre più pesante: la povera signora era già al cospetto del Padre eterno. L’ipotesi è che sia spirata durante la coda e che la famiglia, poco caritatevole, abbia finto che stesse dormendo per evitare i costi di rimpatrio della salma, circa 4mila sterline. Meglio volare low cost. EasyJet ha ribattuto dignitosa: la donna era viva all’imbarco, il decesso è avvenuto dopo. In ogni caso alla fine il volo non è partito, la signora ci ha lasciato, il mistero è irrisolto.
Oxford
La University Press ha scelto la parola dell’anno 2025: è “rage bait”, ovvero l’arte di far incazzare per un pugno di clic
L’Oxford University Press ha scelto la Parola dell’anno 2025 e anche quest’anno non è una parola sola, ma due: rage bait. Ovvero i contenuti online progettati apposta per farti incazzare, così clicchi, commenti, condividi e fai girare l’algoritmo come una roulette emotiva. La contemporaneità è una rovina. Un tempo ci drogavamo di gattini, oggi l’indignazione a buon mercato – e basso dispendio di pensieri – rende di più. Internet non ti invita a entrare: ti prende per i nervi e ti tira dentro. Il successo del termine, dicono, segnala almeno una cosa positiva: stiamo iniziando ad accorgerci della manipolazione. Rage bait si aggiunge a un albo d’oro di parole dell’anno composte: post-truth, climate emergency, goblin mode, brain rot. Una specie di cartella clinica del presente. Vince allo sprint sugli altri termini in lizza: aura farming (l’arte di sembrare carismatici senza fare nulla) e biohack (l’illusione di battere l’invecchiamento a colpi di integratori e post su Instagram). Se somigliamo alle parole che usiamo, non ce la passiamo benissimo.
California
Viene al mondo un bambino cresciuto fuori dall’utero, nascosto per nove mesi dietro una cisti ovarica
Suze Lopez tiene in braccio suo figlio e ancora fatica a crederci. Non tanto perché è nato, quanto da dove. Ryu, infatti, è cresciuto fuori dall’utero, nascosto per nove mesi dietro una cisti ovarica grande come un pallone da basket. Una gravidanza addominale a termine: così rara che i medici stanno già lucidando l’articolo scientifico. Le probabilità? Molto meno di una su un milione. “Una cosa fuori di testa”, dice il primario. Lopez, 41 anni, infermiera, non sapeva nemmeno di essere incinta fino a pochi giorni prima del parto. Pensava che la pancia fosse la solita cisti, monitorata da anni. Nessuna nausea, niente calcetti, ciclo irregolare da sempre. Suze vive normalmente finché il dolore aumenta e decide di operarsi. Colpo di scena: il test di gravidanza è positivo. L’ecografia chiarisce il quadro: utero vuoto, feto quasi a termine parcheggiato nell’addome, vicino al fegato. Una zona pericolosissima. Il parto avviene in anestesia totale. Bambino sano, cisti rimossa, madre salva per miracolo e sconfitta qualsiasi statistica: un miracolo della medicina.
Uk
Harvey è il cane più intelligente al mondo: conosce il nome dei suoi 221 giocattoli e ne impara uno nuovo in cinque minuti
Nel Regno Unito c’è un Border Collie che umilia per intelligenza metà della popolazione umana: si chiama Harvey e conosce il nome di 221 giocattoli. Li riconosce, li distingue, li recupera su richiesta. Uno per uno. Dalla pecorella “Little Lamb” fino a “Larry the Leek”. Altro che “seduto” e “zampa”. Sette anni, residente a Reading, Harvey è considerato uno dei cani più intelligenti al mondo: solo una decina, dicono i ricercatori dell’università di Portsmouth, hanno capacità simili. Risultato: è finito sotto osservazione scientifica, tra Budapest e l’Inghilterra, per studiare i cosiddetti “cani genio”. Vogliono capire se il suo talento possa servire a selezionare futuri cani da assistenza. La proprietaria Irene Hewlett racconta che Harvey impara un nuovo oggetto in cinque minuti. Tocca, annusa, prende in bocca, memorizza. Non distrugge nulla, non si agita, non sbava. Lavora. Viene pagato in biscotti. Mentre l’intelligenza artificiale ci rende stupidi, un cane inglese impara 221 parole e aiuta la ricerca, senza nemmeno aprire un podcast.