repubblica.it, 5 gennaio 2026
Yemen, i turisti italiani bloccati a Socotra: “Stiamo bene, ma non abbiamo idea di quando torneremo”
Le vacanze di fine anno in uno dei luoghi più remoti e affascinanti del pianeta si sono trasformate in un’attesa senza fine per oltre 400 turisti, tra cui circa 80 di italiani, rimasti bloccati sull’isola yemenita di Socotra dopo la cancellazione dei voli provocata dagli scontri tra forze governative e gruppi separatisti nel sud del Paese.
“Stiamo tutti bene”, assicurano alcuni degli italiani raggiunti da Repubblica. “Ma siamo bloccati qui dall’1 gennaio – continuano – e non sappiamo ancora quando potremo ripartire”. Tra i turisti rimasti bloccati sull’isola c’è anche la la giornalista di Repubblica Francesca Alliata Bronner, che siamo riusciti a raggiungere con difficoltà a causa della connessione internet intermittente e ci ha aiutati a raccogliere testimonianze grazie ai contatti con la popolazione locale e con gli altri cittadini italiani presenti a Socotra.
Le autorità yemenite hanno chiuso lo spazio aereo ai voli civili e privati in seguito a una nuova ondata di violenze tra fazioni armate rivali, sostenute rispettivamente da Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. Da quel momento, l’Unità di crisi della Farnesina si è attivata per mantenere i contatti con i connazionali sull’isola e prestare assistenza, anche se le modalità e i tempi dell’evacuazione restano incerti.
L’arcipelago nell’Oceano Indiano, situato a circa 350 chilometri dalla costa yemenita, è composto da quattro isole principali e due isolotti rocciosi e ospita circa 50.000 abitanti. È considerato un vero e proprio “paradiso terrestre” per i suoi paesaggi incontaminati, gli iconici alberi del sangue di drago, una fauna unica e acque turchesi. Dal 2008 è Patrimonio dell’Umanità Unesco, ma la sua tutela è fragile a causa del cambiamento climatico e delle pressioni geopolitiche sulla regione.
La sua posizione, infatti, la rende un luogo strategico. Si trova all’imbocco del Golfo di Aden, tra l’Oceano Indiano e il Mar Rosso, lungo la rotta che collega Asia ed Europa attraverso il Canale di Suez da cui passa una quota rilevante del traffico mondiale di petrolio, gas e merci. L’isola è quindi diventata parte del conflitto yemenita, che vede contrapposti i ribelli Houthi sostenuti da Teheran, le forze governative appoggiate dall’Arabia Saudita e i separatisti del Consiglio di Transizione del Sud (Stc), sostenuti dagli Emirati Arabi Uniti. Anche se appartiene allo Yemen, dal 2020 è di fatto sotto il controllo militare ed economico di Abu Dhabi, che sostiene l’Stc.
Gran parte dei collegamenti e dei flussi turistici passano proprio dagli Emirati. “Abbiamo lanciato un appello e chiesto la ripresa dei voli”, ha dichiarato all’Afp un funzionario locale, aggiungendo che l’aeroporto dovrebbe essere “tenuto lontano dai conflitti politici”. Nei primi giorni di blocco, raccontano i turisti, era stata valutata l’ipotesi di un trasferimento via mare verso l’Oman, Paese estraneo alle tensioni. Più recentemente, si parla invece di un volo charter verso Gedda, in Arabia Saudita.
“La cosa che per noi a Socotra è primaria è proprio il turismo con il quale diamo da vivere a centinaia di persone e se la stagione turistica sarà chiusa per i prossimi mesi come si prevede per noi sarà un danno economico immenso”, ha spiegato il vicesindaco di Socotra e fondatore di “Tour Socotra”, il principale tour operator dell’isola, Yahya Afrar.
"È un’esperienza dura e complessa, fatta di attese, incertezze e preoccupazioni”, racconta Leonardo Ceriani 28 anni, manager di un fondo di investimento, “ma sta emergendo anche una grande solidarietà”. I turisti stranieri sono stati trasferiti nella capitale dell’isola, Hadibu, e alloggiati in un hotel dove il costo delle camere varia tra 100 e 220 dollari a notte. La gestione quotidiana non è semplice: cambiare valuta è difficile e, per molti, la disponibilità di contanti sta diventando critica, soprattutto per chi non è assistito da un tour operator.
“A 16 anni trovarmi in questo luogo meraviglioso, ma disconnesso dal mondo e ora con i cieli chiusi è un’esperienza che non scorderò mai e che alla fine di tutto mi sta dando tanto. Penso soprattutto ai miei coetanei morti a Crans-Montana e già mi sento fortunato, se pur bloccato in questa isola. So che usciremo sani e salvi e con tanti ricordi”, racconta Alessandro, studente romano di liceo linguistico.
Sull’isola, i turisti hanno creato un gruppo WhatsApp chiamato “Socotra-Europa”, dove condividono informazioni, aggiornamenti e momenti di vita quotidiana. Le giornate scorrono tra incontri con la popolazione locale, partite di calcio improvvisate e pasti condivisi, mentre aspettano di poter tornare a casa. “Siamo sotto pressione giorno e notte per cercare di trovare una soluzione sicura di rientro nei propri paesi a tutti i turisti che ci hanno onorato della loro visita e siamo addolorati per la situazione imprevedibile che si è creata proprio nel pieno dell’alta stagione, che ha visto bloccare da giorni anche l’ingresso di nuovi visitatori”, ha assicurato il vicesindaco.