Avvenire, 4 gennaio 2026
Strategia e prezzo: il Dragone accelera Un’auto nuova su 10 in Italia è cinese
Si chiama Changan: non è l’ultimo arrivato (anzi, da noi ha una storia lunga anche se poco conosciuta alle spalle) ma è l’iscritto più recente tra i marchi cinesi che vendono le loro vetture in Italia.
Quattro anni fa ce n’era solo uno. Oggi sono 12. Un numero che raddoppia se si allarga il concetto di “mondo Cina” a quei Costruttori e a quei marchi italiani che finalizzano nel nostro Paese l’allestimento di automobili prodotte a Pechino e dintorni, e ai brand europei di proprietà cinese (Lotus, MG, Polestar, Smart, Volvo). Un universo che oggi in Italia registra complessivamente una quota di mercato superiore al 10%. E che autorizza a dire che il 2025 non è stato (ancora) l’anno dell’invasione, ma l’inizio di un processo di “cinesizzazione” della mobilità che pare irreversibile.
Una recente indagine pubblicata da “Quattroruote” ha calcolato che le immatricolazioni cinesi sono cresciute del 43% tra gennaio e ottobre di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2024, in un mercato che nel complesso è arretrato del 2,7%, portando così – spiega il rapporto – un guadagno nella quota di quasi tre punti percentuali, dal 6,1 all’8,9% (ma sopra il 10% nei mesi di luglio, settembre e ottobre). Con una precisazione: il 74,7% di tali volumi proviene da soli quattro brand ovvero MG, che all’interno del mondo Cina pesa per il 37,4%, BYD (14,5%), DR (12,6%) e Volvo (10,2%).
Le ragioni del successo delle nuove auto cinesi nel nostro mercato sono riconducibili essenzialmente al prezzo (inferiore mediamente a quello delle vetture europee tradizionali dal 9,3% al 29,1% a seconda della tipologia), alla loro tecnologia e al design che si sta affinando sempre più per avvicinarsi ai gusti europei. Ma un altro elemento fondamentale è la strategia intelligente con cui i marchi cinesi hanno approcciato il nostro mercato. Ad esempio edulcorando la loro iniziale vocazione 100% elettrica e virando rapidamente su proposte termiche o elettrificate più congeniali alla clientela italiana.
In realtà infatti nel “mondo Cina” l’offerta di modelli totalmente elettrici oggi ammonta a solo poco più di un quarto. Sale al 36,2% se si considerano soltanto le cinesi pure e rappresenta poco più della metà dei modelli a listino tra le eurocinesi (una percentuale gonfiata dalla presenza di tre marchi, Lotus, Polestar e Smart, con una gamma interamente a elettroni).
Altra ragione del successo, lo sbarco “felpato” nel nostro Paese. L’esempio più eclatante, appunto, è quello di Changan che senza regalarsi troppa notorietà, da più di 20 anni ha impiantato a Rivoli, alle porte di Torino, uno dei suoi Design Center per l’Europa. E che oggi conta oltre 300 designer provenienti da 31 Paesi, attirando giovani professionisti provenienti dalle migliori scuole del mondo. Ospitato in una struttura di 3.100 metri quadrati di recente completamento, il Changan Design Center Europe ha via via acquisito tutte le competenze per gestire l’intero processo di progettazione automobilistica. E ora non progetta solo per il resto del mondo ma fa debuttare sul mercato italiano i suoi primi due Suvcrossover elettrici (la Deepal S05 e la Deepal S07) basati sulle piattaforme globali del Gruppo pronte a soddisfare le aspettative europee in materia di sicurezza, design e sostenibilità.
La sfida è partita con un’anima italiana perché una delle carte vincenti comuni a tutti i marchi cinesi è “prima la conoscenza, poi l’integrazione locale”. L’arrivo di Changan sul palcoscenico italiano (in Europa è già presente in sei Paesi, tra cui Germania, Uk, Norvegia e Portogallo) non è l’ennesima invasione di veicoli elettrici a basso costo, ma una mossa strategica che mescola tecnologia asiatica d’avanguardia con un tocco di made in Italy.
Alle spalle c’è un marchio nato nel 1984, forte di 163 anni di tradizione industriale e che opera nel mondo con 21 stabilimenti, 117 filiali e circa 110.000 dipendenti. Ma ora anche con un piano di investimenti da 2 miliardi di euro entro il 2030 per le attività nel Vecchio continente e l’obiettivo di lanciare otto nuovi modelli tra elettrici, ibridi Plugin e full hybrid nei prossimi tre anni, compresi Suv più compatti come il Q05, atteso tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027.
Come afferma Klaus Zyciora, vicepresidente e capo del design di Changan, «abbiamo investito in Italia oltre vent’anni fa perché ritenevamo fondamentale acquisire competenze a livello mondiale. Oggi siamo un player competitivo che offre esperienze di altissimo livello. Non siamo qui solo per vendere auto, ma per costruire un ecosistema che rassicuri il consumatore europeo su qualità, garanzia e assistenza post-vendita».
Ecco l’altro grande valore aggiunto in generale dell’offerta cinese, che prima ancora di commercializzare le sue vetture si è preoccupata di tranquillizzare la clientela strutturandosi per il post-vendita. Omoda e BYD, due tra i costruttori di maggior volume in Italia, garantiscono oggi la disponibilità di qualunque pezzo di ricambio entro 48 ore in tutta Italia. Per quanto riguarda Changan, Giuseppe Graziuso che coordina le attività italiane, ha confermato la creazione «di una rete capillare di 100 punti vendita e assistenza in Italia di cui 33 già selezionati e un concessionario a Padova già operativo. Neanche i ricambi saranno un problema – assicura grazie al magazzino di Verona che verrà rifornito dall’hub europeo dedicato e inaugurato nei Paesi Bassi».