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 2026  gennaio 04 Domenica calendario

Truffe social, per proteggere gli utenti Meta le elimina per gli investigatori

“L’ho letto su Facebook”: i pranzi di Natale prevedono spesso questa frase di contorno. C’è chi l’ha “letto su Instagram” o chi ha visto “un video di TikTok”. La frase diventa poi il racconto di un chiaro tentativo di truffa: vip creati con l’intelligenza artificiale che sponsorizzano attività di trading o che offrono cene esclusive per migliaia di euro e o prodotti inesistenti. Sembrano annunci pubblicitari come gli altri: il truffatore paga la piattaforma e, se è particolarmente scaltro nel camuffarlo, si diffonde come un annuncio normale
A fine anno, Reuters ha raccontato come le autorità di regolamentazione giapponesi nel 2024 fossero sconvolte dalla quantità di questo tipo di annunci su Facebook e Instagram e di come Meta, proprietaria delle due piattaforme temesse che il Paese potesse imporre la verifica dell’identità degli inserzionisti. Meta aveva dunque avviato un’azione di contrasto per ridurre il volume di annunci illeciti, ma con una modalità che avrebbe reso difficile individuarli anche alle autorità di regolamentazione giapponesi.
Secondo l’approfonditissima e lunga ricostruzione dell’agenzia di stampa, attraverso documenti interni raccolti negli ultimi quattro anni, la soluzione di Meta si è basata sulla sua “Ad Library”, un database pubblico in cui si possono cercare gli annunci tramite parole chiave. “Meta ha creato la libreria come strumento di trasparenza e l’azienda si è resa conto che le autorità di regolamentazione giapponesi la stavano consultando come un ‘semplice test’ dell’efficacia di Meta nel contrastare le truffe” scrive Reuters. Per ottenere risultati migliori in questo test, i membri dello staff di Meta avrebbero gestito quella che hanno definito la “percezione di prevalenza” degli annunci truffa, identificando le parole chiave e i nomi principali degli annunci truffa e li avrebbero eliminati.
Insomma: in questo modo non li trovavano più gli utenti ma neanche le autorità e i verificatori, che fossero investigatori, politici o giornalisti. Al punto che lo stesso governo giapponese avrebbe ritirato le sue pretese di verifica preventiva degli inserzionisti. Se infatti dal 2018 l’identità deve essere verificata per gli inserzionisti politici, lo stesso non vale per tutte le altre pubblicità. La “pulizia” dei risultati sarebbe invece diventata una prassi in tutti i mercati, riducendo l’appetito dei decisori pubblici per le verifiche obbligatorie dell’identità.
Il portavoce di Meta, Andy Stone, ha ovviamente replicato, ha parlato di una analisi disonesta dello strumento dato che gli annunci vengono anche rimossi dai sistemi della piattaforma. “Quando ne compaiono meno significa che ce ne sono meno sulla piattaforma” ha spiegato. Ha anche contestato il fatto che Meta abbia cercato di rallentare o indebolire le normative e ha affermato che il lavoro dell’azienda con le autorità di regolamentazione è solo una parte dei suoi sforzi più ampi per ridurre le truffe. L’ultimo anno ci sarebbe stato un calo del 50% nelle segnalazioni di truffe da parte degli utenti.
La battaglia di opinione e regolatoria sul tema è comunque aspra. Sempre attraverso i documenti interni, infatti, Reuters a novembre aveva raccontato il ruolo centrale degli spot truffa nel modello di business: le pubblicità fraudolente che Meta considera “ad alto rischio” avrebbero generato fino a 7 miliardi di dollari di fatturato per l’azienda ogni anno. Aveva raccontato pure di un esteso numero di frodi provenienti da inserzionisti cinesi. Anche in questo caso, Meta si era opposto alle accuse. Secondo la piattaforma il 70% dei ricavi proviene da inserzioni verificate e che gli account critici vengono disattivati anche il giorno stesso della loro creazione.
La commissione Ue, intanto, ha chiesto approfondimenti a Meta sulla modalità di gestione e contrasto delle pubblicità fraudolente mentre autorità di regolamentazione da tutto il mondo chiedono all’azienda di implementare la verifica di tutti gli inserzionisti che, secondo i documenti di Reuters, costerebbe circa 2 miliardi di dollari.