il Fatto Quotidiano, 4 gennaio 2026
Pensioni di gennaio in ritardo: rivolta social
Poveri pensionati che si aspettano di ricevere da un momento all’altro la notifica dell’accredito del mese di gennaio. Non bastava la nuova manovra del governo Meloni ad avergli reso più triste queste festività, con la consapevolezza di subire un nuovo, implicito aumento di tasse che eroderà il loro potere d’acquisto. Ora a mettersi di traverso è anche la burocrazia, se così si può dire.
Fatto sta che, come ogni anno, è esploso il classico tormentone sul ritardo nei pagamenti della mensilità di gennaio. La situazione è sempre la stessa: a causa di motivi tecnici e di calcolo previsti da una legge del 2017, la stragrande maggioranza delle pensioni verrà pagata domani, lunedì 5 gennaio, la vigilia della Befana. Il che significa una sola cosa: l’impossibilità per molti di poter fare dei regali, magari per i nipotini. Ma anche il ritrovarsi per molti pensionati, soprattutto quelli più fragili che ricevono la minima, senza la liquidità per quasi una settimana, dal momento che l’ultimo accredito risale a 35 giorni fa, il 1° dicembre.
“Uno schifo per gli anziani che prendono una miseria… Lavorate in anticipo come tutti gli esseri del mondo… Schifo! Schifo! Schifo!”, ha scritto Roberta Pascone Costigliola su una delle tantissime pagine che sono state create su Facebook. È sui social che, infatti, è esplosa la rabbia dei pensionati in queste ore con commenti inferociti relativi al ritardo nei pagamenti. Giovanna D’Andrea si chiede “perché le tasse si versano in anticipo e le pensioni vengono pagate dopo le feste?”. Adele Distanislao giudica, invece, “vergognoso il ritardo dell’accredito della pensione a causa di un sistema primitivo e di un governo assente!”. E poi una delle accuse più “gettonate”. Tra gli altri, Alessandro Da Col la butta lì e chiede: “Magari ogni scusa è buona per lucrare giorni di interessi su miliardi di valore”? Il senso è chiaro, la risposta pure: no. Le pensioni, per legge, si pagano il primo giorno bancabile del mese, fatta eccezione per gennaio, quando il pagamento avviene il secondo giorno bancabile. E lo stesso ritardo ricapiterà a maggio e agosto.
Tra chi può tirare un sospiro di sollievo ci sono i pensionati che ancora riscuotono la pensione alle Poste. Ma non benissimo per tutti: bisogna sempre rispettare il classico calendario basato sull’iniziale del cognome, che ieri (solo di mattina) ha fatto gioire le lettere A e B. Tutti gli altri dovranno aspettare.