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 2026  gennaio 04 Domenica calendario

Nicola Olyslagers: "Caro diario, volevo smettere Scrivere mi ha portato all’oro"

Cinque diari per iniziare l’anno. Nicola Olyslagers, oro mondiale nel salto in alto, aveva deciso di smettere con l’atletica quando è arrivata a quota 1,88 metri, a 18 anni. Studiava biochimica, si immaginava dietista, credeva che lo sport fosse troppo stressante, poi si è messa a scrivere. Ora di anni ne ha 29, detiene il record australiano a 2,04 metri, ha due argenti olimpici, due titoli mondiali (uno al coperto) e centinaia di pagine in cui ha trovato un modo «per competere senza soffrire».
«Olyslagers la grafomane», la chiamano così perché va in pedana con il diario. Quando ha iniziato?
«Nel 2019. Ho capito il potere che ha su di me il “visual learning": se vedo la parola ne prendo il significato, la gestisco. Lo chiamo diario annuale di allenamento, ma in realtà ci scrivo tutto quello che faccio. L’ora in cui mi sveglio, i controlli, i lavori, i progressi. C’è una colonna per ciò che imparo e alle lezioni torno continuamente. È il diario che porto in competizione e anche le gare finiscono in pagina».
Non è l’unico diario che ha.
«No. Ho un diario personale, il diario del cibo, poi c’è un quarto diario per gli eventi speciali e quello degli schizzi. Cinque in totale».

Un lavoro. C’è uno sponsor che si è candidato?
«Non ancora. Il mio diario sportivo è sempre Moleskine perché mi piace al tatto, regge la pioggia. Ma sono io che li pago. Gli altri diari cambiano, sono delle marche più varie».
I vari diari si incrociano?
«A volte sono al telefono e sento una frase che mi ispira e la devo scrivere, la parola è il mio modo di processare le emozioni. Un tempo mi sovrastavano».
In che modo?
«Era l’altezza dell’asticella a definirmi, non ero padrona della passione e quindi neanche dei movimenti. Ho desiderato lasciar perdere questa carriera. Il sistema ci porta spesso a sbattere, non tutela le individualità. Mi rivedo in tanti giovani che si fanno travolgere dalle aspettative e so che ognuno ha, dentro di sé, un modo per non essere così sensibile. Devono solo trovarlo. A volte torno alle frasi di sei anni fa, a un periodo in cui nessuno voleva ascoltarmi e ci trovo la strada con cui sono arrivata a vincere l’oro a Tokyo».
Una frase che le è tornata utile?
«Molti anni fa, in una nota a margine ho segnato “bisogno di una comunità”. Dopo aver ottenuto dei risultati è diventato più facile girare per i meeting sempre con le stesse persone. Ora sto scrivendo un libro, ho scoperto che tutte quelle notazioni in obliquo raccolte nel tempo sono una testimonianza. I diari mi fanno apprezzare i successi».
Uno spirito artistico. Suona anche.
«A 14 anni ho iniziato a prendere lezioni di piano, ho smesso quando sono andata all’università. Poi, nel 2022, mi sono sposata e ho ripreso. Abbiamo un piano in casa, stimola la mia mente e apre la porta di un posto dove sto bene. Mi piace raccogliere gli amici ad ascoltare. Mi aiuta con il salto in alto: ho la consapevolezza di essere guardata senza esserne disturbata. E nella pratica c’è un richiamo all’allenamento: suono un pezzo per ore e magari faccio sempre lo stesso errore, poi lo lascio e quando ci torno funziona. Così la meccanica del salto».
Il suo oro al piano?
«Chopin, “Raindrop"».
I diari sono anche pieni di disegni.
«Durante il Covid, in Australia erano molto rigidi. Sono abituata a lunghe passeggiate nel parco, allora impossibili, e ho ricreato sulla carta il paesaggio che mi mancava. Era una realtà parallela, un portale immaginario. Visualizzare mi aiuta a superare le difficoltà, mi porta gioia disegnare ciò che ancora non c’è».
Ha delle figure di riferimento?
«Non in pittura. In atletica, Eloise Wellings, maratoneta australiana. Campionessa, madre, gestisce anche una raccolta fondi. Ha fatto molto per dare un modello sostenibile, una pioniera».
Avere un figlio e continuare a saltare è tra i progetti?
«Non lo era, ma c’è Brisbane 2032: sei anni sono tanti, ma se voglio provare a esserci nell’Olimpiade di casa forse devo pensare un po’ alla vita prima. Conterebbe molto rappresentare il mio Paese in quei Giochi».
Che cosa significa essere australiana?
«Avere la libertà di essere distanti gli uni dagli altri, immergersi nella natura».
Gout Gout, promessa della velocità. Che cosa pensa di lui?
«Cambierà la nostra atletica. A 17 anni muove un interesse che non si è mai visto prima per un ragazzino. E lui regge la pressione».
Quanto pesano le medaglie che ha vinto?
«Luccicano e sono belle da guardare, devi essere capace di rimetterle nella scatola: fuori succhiano via la gioia».