Specchio, 4 gennaio 2026
Intervista a Giancarlo Commare
Quando si guarda allo specchio, Giancarlo Commare lo vede ancora: il ragazzo cicciottello, che – per ben 20 anni – tutti prendevano in giro. È lì, con la sua goffaggine, a reclamare un affetto che, da più parti, non è mai arrivato. Oggi però a quel Giancarlo bambino, abbandonato dal papà e deriso a scuola persino dai professori, (il) Commare vuole dare una carezza, dirgli che lui gli vuole bene. E tanto. Lo fa con tutta la sua voce, in un progetto che non ha nulla a che vedere con la sua carriera d’attore. Volto rivelazione di Skam, e poi protagonista di molti film (Maschile singolare, Eterno visionario) e serie tv (Avetrana, Romulus, Sul più bello – la serie), nonché reduce dal game “The traitors”, Commare esordisce il 16 gennaio con Saturno in disordine: una canzone che sulla carta parla di un amore finito, che si è pronti a lasciare andare, ma che in realtà celebra l’amore ritrovato tra lui e quel bambino che, a Castelvetrano, piangeva ogni sera sul balcone di casa, mortificato nei suoi slanci artistici. È un canto libero: libero dalla paura di non piacere («prima inseguivo sempre l’approvazione degli altri»), dalle tante maschere dei personaggi («qui ci sono io») e da quel «non si può fare» che ha accompagnato a lungo la sua esistenza. La voce è sua, così come i testi che firma con un eloquente nome d’arte: Il Commare.
È andato a riprendersi i suoi sogni?
«Saturno in disordine è una rivincita con me stesso: mi sono riappropriato di un desiderio che io per primo mi sono negato. La musica ha sempre fatto parte della mia vita: è stata la mia grande introduzione all’arte. Cantavo nel coro di voci bianche, tutti osannavano la mia bravura ma quando la voce è cambiata… tutto è finito. Sono diventato insicuro, finché, nel 2023, non ho ballato e cantato nel musical Tutti parlano di Jamie. Lì ho capito che potevo farlo».
Lasciò la musica ma tenne duro sulla recitazione. Perché?
«Sono un Capricorno e quella era la montagna da scalare, il mio grande desiderio. Non sapevo cosa avrei trovato lassù in cima, ma volevo arrivarci».
Ora però su quella cima ci è arrivato. Cosa ha trovato?
«In realtà la recitazione è un mestiere per cui non si finisce mai di scalare. Guardandomi indietro, però, oggi do un significato diverso a quell’anelito a salire. Come succede a molti artisti tormentati, l’applauso del pubblico svolgeva una funzione compensativa: di riempimento. Su quel palco cercavo l’approvazione. Il successo però non è mai abbastanza se in realtà cerchi altro: puoi avere il mondo intero che si spella le mani, ma se manca quell’unica persona di cui desideri l’abbraccio…».
Si riferisce a suo padre?
«Sì. Dopo la separazione con mamma, si è allontanato da noi lasciando un vuoto, nella mia vita, che non so se sono ancora riuscito a colmare. Per 28 anni non ho fatto altro che inseguirlo. Poi è successa una cosa tra noi (non grave, ma significativa per me, sulla quale preferisco non scendere nei dettagli) che mi ha spinto a dire: “Ok, basta, non posso costringerlo a volermi bene: se non mi vuole, si faccia la sua vita”. Ho smesso di cercare il suo affetto, di rincorrere il suo sguardo. Da quel momento ho messo me stesso al primo posto».
Alla Mostra del cinema di Venezia, nel 2022, volle accanto sua madre perché lei l’aveva aiutata nei momenti difficili. Le vette non si conquistano mai in solitaria?
«Mamma è la colonna portante della mia vita. Lei c’è. Sempre. La sua non è stata una vita facile: non siamo mai stati una famiglia agiata, ma quando si lasciò con papà la situazione peggiorò e lei aveva anche me e mio fratello da sfamare. Eppure non ha mai sottovalutato i miei sogni, come invece hanno fatto molti altri. Ricordo che a un certo punto volevo mollare ma lei mi disse: “Abbiamo affrontato di tutto nella vita, anche quando pensavamo che le cose non andavano poi invece sono andate e questo perché eravamo sempre uniti. Quindi in qualsiasi situazione, ce la faremo insieme"».
Una solidarietà che altri adulti le hanno negato?
«Esatto. A scuola ero in rotta con il mio professore di filosofia. Ricordo che un giorno mi presentò a una classe di nuovi studenti come un “esempio di futuro fallimento” perché aspiravo a fare l’attore. Ho ancora impresso il senso di vergogna e mortificazione: non ho saputo ribattere, volevo solo sotterrarmi. Solo ora, da adulto, mi rendo conto della gravità di quelle parole: essere bullizzati dai propri coetanei – cosa che peraltro già succedeva per via del mio peso – è bruttissimo, ma se lo fa un professore è come se autorizzasse chiunque a comportarsi così».
Per 20 anni fu deriso per il peso, poi in un’estate perse 21 kg ed è diventato il sex symbol che tutti oggi celebrano. È bastato questo per sentirsi a posto e felice, o la strada è ben più lunga?
«Ricordo bene quella svolta perché mi fece arrabbiare tantissimo. Guardavo le persone, che prima mi sbeffeggiavano, e non riuscivo a capacitarmi che il loro apprezzamento dipendesse da una cosa così stupida come il peso. Mi ha assalito il disgusto, come quando oggi mi regalano un sacco di cose: da piccolo, quando non avevo niente, nessuno tendeva la mano, adesso che non ho bisogno di nulla mi ricoprono di regali. È ridicolo. Quanto al problema del peso, è chiaro che era il sintomo di altro, sul quale ci sto lavorando. Nella mia testa io sono ancora il bambino cicciotto: non riuscivo a capacitarmi quando, con Skam, mi elessero sex symbol».
È anche un’icona gay grazie al film Maschile singolare. Un’etichetta migliore di sex symbol?
«Questa sì, mi piace. È bello poter dare voce a messaggi di inclusione, che poi non si tratta di essere “mentalmente di ampie vedute” bensì realisti».
Il suo orientamento sessuale è molto chiacchierato: la disturba tutta questa attenzione?
«In realtà mi diverte. Davvero c’è gente che, davanti alle guerre e ai mali del mondo, ha tempo da perdere dietro ai miei gusti sessuali? Lo trovo così assurdo che faccio apposta a non rilasciare dichiarazioni in merito: lasciamo che si lambicchino. Io di certo non ho dubbi su ciò che voglio, e mi vivo la mia vita».
Ha trovato l’amore?
«Sono single ma, come canto in Saturno in disordine, sono pronto ad avere una nuova storia».
A fronte di una doverosa attenzione ai femminicidi, trova che i riflettori si siano un po’ spenti sulla omofobia e la violenza a essa connessa?
«Purtroppo sì ed è una scelta politica perché le violenze omofobe continuano a verificarsi. I riflettori si spostano, a seconda degli interessi del momento. Basti vedere cos’è successo con Gaza: prima ne parlavamo, giustamente, tutti, adesso invece molto meno sebbene servirebbe farlo ancora di più».
Si interessa di politica?
«Per forza. Da ragazzo non la seguivo, oggi invece me ne occupo anche solo per un senso di giustizia. La violenza e la sete di potere ci sono sempre stati ma prima erano soprattutto figli dell’ignoranza. Oggi avremmo tutti gli strumenti per arginarli e gestirli invece non lo facciamo. Diventa quindi una scelta».
Con i tagli al tax credit e ai finanziamenti di cinema e tv, il governo sottovaluta la cultura o è mosso dalla consapevolezza del potere dell’arte?
«Non è un caso se nei Paesi più dittatoriali sia vietato persino cantare. L’arte smuove idee, stimola le menti quindi se vuoi controllare un popolo devi prima di tutto togliere di mezzo il pensiero critico. Di fatto, con i tagli annunciati, in Italia non ci potranno più essere 130 produzioni all’anno: conosco attori che quest’estate sono andati a fare i camerieri a Tenerife. La situazione è allarmante».