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 2026  gennaio 04 Domenica calendario

Pnrr, la spesa sale al 70%. Ma è allarme per i ritardi su scuole, trasporti e sanità

Immaginate una vecchia scuola demolita per far spazio ad una nuova. Immaginate la promessa di un rapido e cospicuo sostegno europeo, e poi un inghippo burocratico che fermi tutto, costringendo gli studenti di una scuola media a iniziare l’anno scolastico stretti fra un altro plesso e l’oratorio. Accade a Città di Castello, uno dei più classici esempi di ciò che il Recovery Plan ha promesso e non è stato in grado di mantenere. Il costruttore selezionato da Invitalia vince l’appalto, il Comune sollecita la soluzione del problema, nel frattempo l’accordo scade e ormai i tempi tecnici per finire l’opera entro la scadenza di agosto 2026 non ci sono più. Storie simili si stanno consumando nell’emiliana San Polo d’Enza e nella toscana Barberino Tavernelle. Ai primi di dicembre un’interrogazione del Partito democratico firmata fra gli altri da Anna Ascani ha chiesto chiarimenti al ministero dell’Istruzione, il quale conta «solo» otto casi critici su 215 progetti autorizzati. Sia come sia, a poco più di sei mesi dalla fine dell’enorme piano di aiuti europei post pandemia la spesa programmata per l’edilizia scolastica – circa un miliardo di euro – è ferma al 50 per cento. E non è uno dei più gravi.
Del Piano nazionale di ripresa e resilienza si può iniziare a tracciare un esito bifronte. Da un lato ci sono il cronoprogramma delle riforme e i fondi spesi. L’ultima relazione presentata in Parlamento prima di Natale dice che a fine novembre sono stati realizzati più di 383mila interventi, quasi il 70 per cento degli impegni di spesa, il triplo dello scorso gennaio. Pochi giorni fa l’Italia ha chiesto il pagamento della nona rata del Pnrr, e ha iniziato il lavoro sulla decima. Come anticipato da questo giornale lo scorso 27 agosto, è stata superata la soglia psicologica dei cento miliardi spesi. Il 30 novembre sono stati certificati 101,3 miliardi, e secondo le stime di Palazzo Chigi a dicembre avrebbe superato i 110 degli oltre 190 a disposizione. Ma nel frattempo il governo – sulla scia di una scelta fatta dalla Spagna – è riuscita ad ottenere dall’Unione europea il sì ad una soluzione creativa per permetterà di far slittare di tre anni le scadenze per 24 miliardi di euro. Detta semplicemente, l’ultima revisione del Piano consente di impacchettare la spesa in veicoli finanziari che escludono la rendicontazione entro la scadenza tassativa del 30 agosto.
A Bruxelles – complice la competenza sul dossier del vicepresidente della Commissione Raffaele Fitto – stanno facendo di tutto per aiutare il governo a raggiungere il traguardo con successo. E però nel 2026 occorrerà correre sempre di più: il ministero delle Infrastrutture – quello con più risorse a disposizione – è poco sopra il 50 per cento della spesa certificata. Matteo Salvini ha a disposizione più di quaranta miliardi, 24 dei quali solo per il miglioramento del trasporto ferroviario: fra Napoli e Bari, e fra Palermo e Catania ci sono due enormi cantieri che testimoniano l’utilità del Piano. In una situazione simile – circa la metà delle somme spese – è il ministero della Salute, in gravissimo ritardo nella realizzazione delle case di comunità. Ministero del Lavoro e della Cultura sono inchiodati ad un quarto degli impegni realizzati.
Le molte revisioni del Piano hanno permesso di risolvere più problemi, ma non tutti. Alcuni ministeri si sono cautelati con i veicoli sopracitati (accade al ministero delle Imprese e quello dell’Agricoltura), altri hanno trovato soluzioni alternative. Fra i tanti vale la pena cita il caso dell’impegno (quasi impossibile) preso dall’Italia con Bruxelles per raddoppiare i sessantamila posti letto a disposizione degli studenti universitari. Fra iniziative pubbliche e private sono stati concessi fin qui 450 decreti per oltre 43mila posti letto, ma si può ragionevolmente stimare che entro agosto ne saranno realizzati trentamila, quelli per i quali i lavori sono sostanzialmente al via. Per evitare di incorrere nella tagliola di agosto, dopo una complessa trattativa con i tecnici di Bruxelles il ministro Annamaria Bernini ha ottenuto di poter spostare la metà dei fondi del Miur – circa 600 milioni su 1,2 miliardi – a Cassa depositi e prestiti, che a sua volta avrà un altro anno e mezzo per raggiungere l’obiettivo dei sessantamila alloggi. Per i nuovi posti negli asili nido è andata molto peggio: ne avremmo dovuti realizzare oltre 260mila, nella migliore delle ipotesi arriveremo a 150mila. Un’analisi de lavoce.info stima entro quest’anno 40 posti a disposizione su cento nuovi nati, molti di più dei trenta del 2023, ma ancora insufficienti all’obiettivo dei 45 entro il 2030. E restano enormi disparità territoriali: nonostante il Pnrr, otto province al Sud resteranno al di sotto della copertura del trenta per cento. Fra queste Napoli, Palermo e Catania.