La Stampa, 4 gennaio 2026
Exor e la famiglia Ferrari blindano Maranello. Rinnovato il patto parasociale per tre anni
Ferrari resta blindata. Exor e la famiglia Ferrari rinnovano il patto parasociale che governa il gruppo di Maranello e confermano la continuità dell’assetto di controllo. La holding della famiglia Agnelli, da un lato, e Piero Ferrari insieme al Trust Piero Ferrari, dall’altro, hanno raggiunto un accordo per il rinnovo dell’intesa su Ferrari N.V., ribadendo l’allineamento strategico e l’impegno di lungo periodo nei confronti della società. Il nuovo patto entrerà in vigore alla scadenza di quello attuale, avrà durata triennale fino al 4 gennaio 2029 e prevede il rinnovo automatico per un ulteriore triennio, salvo disdetta nei termini stabiliti.
Il proseguimento di un rapporto decennale e che non è destinato a sciogliersi. L’accordo fra Exor e Piero Ferrari ribadisce i meccanismi di consultazione tra le parti, finalizzati al coordinamento delle posizioni sulle materie da sottoporre alle assemblee degli azionisti della società con sede a Maranello, e mantiene i diritti reciproci di prima offerta in caso di trasferimento di azioni a terzi. Si tratta degli elementi centrali che, sin dallo spin off del 2015 da Fca, hanno garantito stabilità alla governance del Cavallino, assicurando una posizione comune nelle future decisioni societarie e una protezione degli equilibri azionari contro le incertezze sui mercati. Oggi Exor e la famiglia Ferrari, attraverso il patto parasociale, controllano complessivamente il 32% del capitale di Ferrari e il 48% dei diritti di voto. È il terzo rinnovo dell’intesa dall’ingresso della holding nel capitale della società e arriva in una fase segnata da cambiamenti rilevanti rispetto al passato. Il precedente accordo, rinnovato nel 2021, era stato rafforzato negli anni successivi dai programmi di buy back avviati da Ferrari tra il 2019 e il 2026, che avevano portato i diritti di voto complessivi dell’asse Exor-Ferrari oltre la soglia del 50%, garantendo per un periodo un controllo di diritto.
Il quadro è mutato nel corso dell’ultimo anno, quando il forte apprezzamento del titolo Ferrari e il peso crescente della partecipazione nel portafoglio di Exor hanno spinto la holding a ridurre la propria esposizione. A febbraio Exor ha perfezionato la vendita di una quota pari al 4% del capitale, incassando circa 3 miliardi di euro. L’operazione è stata possibile dopo la rinuncia alla prelazione da parte di Piero Ferrari, come previsto dagli accordi. In seguito alla cessione, la partecipazione di Exor è scesa al 20,7%, per poi risalire al 21,2%, corrispondente al 32,17% dei diritti di voto. Piero Ferrari detiene il 10,61% del capitale e il 16,09% dei diritti di voto, riportando il totale conferito al patto al 48%, lo stesso livello iniziale di dieci anni fa.
Il rinnovo tiene conto anche del completamento del piano di successione della famiglia Ferrari, con l’istituzione di un family trust che gestisce la partecipazione e individua come beneficiari la figlia Antonella e i nipoti Enzo Mattioli Ferrari e Piero Galassi Ferrari. Un passaggio che aveva alimentato ipotesi di cambiamento negli assetti, più volte smentite, e che ora si traduce nella conferma di una governance improntata alla continuità.