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 2026  gennaio 03 Sabato calendario

IA sempre più inquinante. Emissioni di CO2 pari a quelle prodotte da New York in un anno

Sempre più utile, forse indispensabile, sicuramente più energivora. L’uso massiccio di intelligenza artificiale ha un costo elevato, tanto che nel 2025 l’impronta di carbonio potrebbe essere pari a quella della metropoli più famosa al mondo: New York. Non solo. Anche il consumo d’acqua necessaria per il raffreddamento dei data center e degli hub computazionali, è pari al consumo di acqua in bottiglia bevute nel mondo intero in un anno. Numeri enormi, secondo una ricerca recente condotta dall’università Vrije Universiteit Amsterdam e pubblicata sulla rivista scientifica Patterns.Da quando ChatGPT, alla fine del 2022, è divenuta l’applicazione di IA più usata al mondo, la domanda di intelligenza artificiale è cresciuta in modo esponenziale. Solo nel 2024, si stima che il 15-20% del consumo elettrico globale dei data center sia stato utilizzato per applicazioni che fanno ricorso agli algoritmi intelligenti.
Secondo il dossier scientifico – elaborato dal data scientist Alex de Vries-Gao – nel 2025 i sistemi di IA che operano nei data center avrebbero richiesto 23 gigawatt di potenza, lo stesso ordine di grandezza del consumo medio di elettricità del Regno Unito ed emesso una quantità variabile di CO2 tra 32,6 e 79,7 milioni di tonnellate. Per capire quanto sia considerevole la quantità di emissioni, il rapporto indica che nel 2023 la Grande Mela ha emesso 52,2 milioni di tonnellate di CO2. L’intera Norvegia circa 31,5 milioni di tonnellate, secondo i dati 2025 dell’Agenzia europea dell’ambiente (IEA).
Per andare in profondità alla questione, lo studio olandese ha esaminato i report ambientali di 11 grandi aziende tech, insieme ai dati sulle emissioni di carbonio ed al consumo di acqua per kilowattora di elettricità, confrontandoli con il rapporto della IEA. E sulla base di questa analisi, ha elaborato delle stime future e fatto confronti con le emissioni di CO2 e consumo di acqua di paesi e città. Questo perché “l’intelligenza artificiale potrebbe quindi finire per avere un impatto climatico paragonabile a quello di una grande città mondiale o di altri settori ad alta intensità energetica”, secondo il ricercatore.
Oltre l’impronta di carbonio, come abbiamo detto, è notevole anche la richiesta di acqua che serve per raffreddare i server dove sono conservati ed elaborati i big data. Secondo la IEA i data center avrebbero utilizzato un totale di 560 miliardi di litri d’acqua nel 2023. Ma il data scientist olandese ritiene che i report di sostenibilità aziendale di Apple, Google e Meta non siano del tutto trasparenti e sostiene, ad esempio, che il consumo indiretto di acqua sia sottostimato, in realtà fino a quattro volte superiore alla stima ufficiale. “In base ai miei calcoli, i soli sistemi di intelligenza artificiale utilizzano tra 312,5 e 764,6 miliardi di litri d’acqua. Si tratta dello stesso ordine di grandezza di tutta l’acqua in bottiglia consumata nel mondo in un solo anno”. Infatti, si consuma acqua in modo diretto per il raffreddamento dei data center, ed in modo indiretto per la generazione di elettricità. Senza riportare dati specifici sull’IA, aziende come Google, Meta e Microsoft hanno segnalato forti aumenti nei consumi elettrici nel 2024. Insomma tutto torna, anche perché nello studio si legge anche che “in una nota esplicativa a un recente rapporto sull’impatto ambientale del suo modello Gemini, Google ha persino dichiarato di non voler segnalare questo consumo indiretto di acqua perché non controlla completamente il consumo di acqua nelle centrali elettriche”. Dati incompleti, dati non comunicati. È difficile vederci chiaro, ma che il consumo sia in aumento è facile anche solo intuirlo.
Da qui l’invito della ricerca di Amsterdam rivolto a governi che impongano alle aziende d’introdurre requisiti di rendicontazione più rigorosi su consumo energetico, idrico ed emissioni di carbonio incluse le sedi specifiche in cui operano i sistemi di IA. “Se vogliamo che l’IA contribuisca realmente a un futuro sostenibile, dobbiamo prima avere un quadro chiaro del suo costo ambientale per la società. Questo inizia con la trasparenza”.