repubblica.it, 4 gennaio 2026
Tremila accademici contro il ddl antisemitismo: “La definizione non includa la critica a Israele”
L’appello ha raggiunto quota 2.971 mila firme: professori, ricercatori, dottorandi, un bel pezzo di università italiana, accademia ed enti di ricerca che si schierano contro la trasformazione in legge della definizione di antisemitismo dell’IHRA (l’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto). E visto che il 7 gennaio quattro diversi testi sul tema – tra i quali il contestato ddl Delrio – saranno incardinati in commissione Affari costituzionali del Senato, i promotori hanno inviato la petizione anche al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ai segretari dei partiti presenti in Parlamento.
I promotori spiegano che “nonostante si richiamino alla lotta contro l’antisemitismo”, questi progetti di legge “lo banalizzano e lo equiparano all’espressione di opinioni critiche verso le politiche di occupazione dello stato israeliano. Tali politiche sono state riconosciute come illegali e di discriminazione razziale dalla Advisory Opinion della Corte Internazionale di Giustizia nel luglio del 2024, e come forme di apartheid dalle più importanti organizzazioni palestinesi, israeliane e internazionali che lavorano in difesa dei diritti umani”.
Tra le prime 55 firme del documento ci sono esperti della materia come Valentina Pisanty dell’università di Bergamo, autrice del saggio “Antisemitismo – Una parola in ostaggio” (Bompiani), il rettore dell’università per Stranieri di Siena Tomaso Montanari, l’ex direttore del Mulino Mario Ricciardi, la studiosa Paola Caridi, lo storico Carlo Greppi, il fisico Carlo Rovelli, i professori Enzo Traverso, Mario Pianta, Sandro Mezzadra, Chantal Melonì e Nicola Perugini.
L’allarme posto riguarda i rischi per il mondo della ricerca: i progetti di legge italiani, aderendo alla definizione dell’IHRA, “oltre a trasformare la critica al razzismo di stato in antisemitismo, avrebbero come conseguenza che la vasta letteratura prodotta in molteplici campi del sapere e discipline in cui si analizzano le politiche israeliane come politiche coloniali, possa essere considerata come discriminatoria”. Spiegano ancora i firmatari: “La definizione di antisemitismo dell’IHRA rappresenta un pericolo enorme per la nostra libertà accademica e di insegnamento. Essa criminalizza l’insegnamento e la ricerca sulle forme di discriminazione e razzismo contro la popolazione palestinese, e di occupazione e colonialismo della terra palestinese”.
La richiesta alle istituzioni è quindi netta: “Come studiose e studiosi chiediamo che vengano ritirati tutti i ddl che adottano la definizione di antisemitismo dell’IHRA trasformandola in legge e strumento di definizione di cosa costituisce antisemitismo negli spazi di produzione e circolazione del sapere. Chiediamo anche che il governo italiano revochi l’adozione della definizione IHRA attuata dall’Italia nel 2020, in violazione della nostra Costituzione”.
La definizione di antisemitismo dell’IHRA è sponsorizzata con forza dallo Stato di Israele, ma è molto contestata a livello internazionale da molti dei maggiori specialisti di storia dell’odio contro gli ebrei e della Shoah perché in alcuni passaggi tende a sovrapporre tout court l’ebraismo, le ebree e gli ebrei con Israele. Esperti critici di questa visione hanno invece redatto l’autorevole Jerusalem Declaration on Antisemitism, dove ad esempio si rifiuta la corrispondenza tra la critica, anche forte e radicale, alle politiche israeliane con l’antisemitismo. Esso, secondo quest’ultima definizione, è “discriminazione, pregiudizio, ostilità o violenza contro gli ebrei in quanto ebrei o contro le istituzioni ebraiche” ma non “critiche allo Stato di Israele, se paragonabili a quelle mosse a qualsiasi altro paese”.